La bambina di vetro
by Jodi Picoult
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Tutti i genitori in attesa vi diranno che non vogliono un bambino perfetto, ma che vogliono un bambino sano.

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LA BAMBINA DI VETRO
“ Quasi tutte le cose si rompono, anche i cuori…
Ma ero tua madre, e ti avevo portato sotto l’ombrello del mio cuore”

La scrittrice statunitense Jodi Picoult affronta un altro dramma familiare legato alla malattia dopo il grande successo de “La custode di mia sorella” edito nel 2004. “La bambina di vetro” uscito in Italia nel 2010 per Corbaccio affronta, sotto la parvenza di un vero e proprio medical thriller, delle problematiche profonde e dolorose strettamente legate al mondo della disabilità, capaci di sconvolgere l’equilibrio precario di una famiglia, così pazientemente costruito. La malattia di cui si parla è l’osteogenesi imperfetta (O.I.) di tipo III, una malattia rara che può derivare da una mutazione genetica o può essere trasmessa per via autosomica recessiva. A causa di anomalie nella sintesi di collagene, la malattia è caratterizzata da un’aumentata fragilità ossea che conduce a fratture multiple non solo dopo la nascita ma anche allo stato fetale. Chi ne è affetto subisce quindi fratture apparentemente spontanee o in seguito a lievi traumi e presenta nel tempo deformazioni ossee gravemente invalidanti. L’unica terapia conosciuta è l’assunzione di un farmaco, il pamidronato, per ridurre l’incidenza delle fratture e per contrastare l’assorbimento dell’osso aumentandone la densità, farmaco che non è però risolutivo nell’evoluzione della malattia stessa. Anche le ossa della piccola Willow si rompono in continuazione. Mamma Charlotte, ex pasticciera, papà Sean, poliziotto e Amelia, la sorella maggiore, nata da una relazione precedente della madre, lo sanno bene. E lo sa bene anche Piper, la migliore amica di Charlotte nonché sua ginecologa che non avrebbe mai voluto vederla soffrire così quando, alla ventisettesima settimana di gravidanza, ha dovuto arrendersi all’evidenza, un’evidenza che forse si sarebbe potuta dimostrare prima di allora, lasciando il tempo ai genitori di riflettere e di fare una scelta consapevole sulla possibilità di abortire.
La nascita di Willow, una bambina che nonostante le sue anomalie fisiche e le sue tante sofferenze è vivace, curiosa, intelligentissima e saggia, porta la famiglia a vivere una vita tormentata che, per gli ausili e le cure di cui la piccola ha bisogno continuamente, depaupera le loro finanze e i risparmi messi faticosamente da parte. L’incontro casuale in uno studio legale con l’avvocatessa Marin, anche lei con una storia di adozione difficile alle spalle, li porterà a conoscenza che è possibile ottenere un grosso risarcimento per “nascita sbagliata” a causa di una mancata diagnosi precoce della malattia da parte del ginecologo.
Charlotte, accecata dall’amore assoluto per la figlia, deciderà di intraprendere questa azione legale affinchè Willow abbia sempre l’aiuto necessario per vivere una vita il più possibile semplificata ma questa decisione spaccherà violentemente gli equilibri familiari raggiunti, l’amicizia, gli affetti più cari, esponendola ad un processo mediatico crudele da parte di una società che non conosce e non sa di fronte a quali scelte difficili venga a trovarsi un genitore di un bambino fortemente disabile.
La Picoult, con un impianto narrativo in cui lascia spazio ad ognuno per raccontare e raccontarsi, riesce ad operare un grande lavoro di scavo psicologico e intimo, toccando temi importanti quali la disabilità, l’aborto, l’adozione, le fragili dinamiche familiari ma soprattutto l’amore, quello grande e coraggioso, che tutto riesce a travolgere e a tutto riesce a rinunciare pur di difendere il suo bene più prezioso. Lo fa con grande riguardo e sensibilità, lo fa amabilmente e con grande comprensione e questa è la cosa che ho apprezzato di più.

MarteMarte wrote a review
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