La banda dei brocchi
by Jonathan Coe
(*)(*)(*)(*)( )(5,970)
Trotter, Harding, Anderton e Chase: sembra il nome di un prestigioso studio legale; in realtà si tratta di un quartetto di giovani amici, che frequenta un liceo elitario di Birmingham, quel tipo di scuola che preleva giovani intelligenti dal loro background ordinario e li fa atterrare in una classe ... More

All Reviews

624 + 25 in other languages
LudovicaLudovica wrote a review
00
(*)(*)(*)(*)( )
Un incastro magistrale
Ci sono dei romanzi che parlano a delle corde speciali di te. Non sono dei capolavori intramontabili, ma per te avranno sempre un posto di riguardo sullo scaffale. La banda dei brocchi è uno di questi.
La prima cosa che lo rende prezioso ai miei occhi è l'ambientazione. Non ho mai vissuto in nel Regno Unito né ho mai vissuto negli anni '70, e queste pagine sono un ritratto suggestivo di un universo che ho a lungo vagheggiato fra libri, film e racconti di mio padre. Le lotte sindacali, la musica, la morale familiare così diversa da com'è ora: tutto è descritto in maniera vivida e incastrandosi perfettamente nelle vite dei personaggi.
Ecco dunque la seconda cosa che lo rende per me speciale: è una sorta di "biografia politica" dei personaggi, Coe ci parla delle loro vite e ce le presenta come inestricabilmente legate alle vicende della nazione. In questo mi ricorda "Il desiderio di essere come tutti", di Francesco Piccolo. Si tratta di un'idea per me incredibilmente affascinante: la vita pubblica e la vita privata si fondono per definire un'identità. A parte il suddetto romanzo di Piccolo, questo è quello che più di tutti, fra quelli che conosco, veicola questa visione della natura umana che trovo incredibilmente potente.
Un terzo elemento che trovo sempre piacevole è la struttura di romanzo corale: ci sono tanti personaggi, tanti intrecci e tutti ben curati. Ciascun personaggio vive un suo arco, l'autore non abbandona nessuno (se non apparentemtente) e la macchina narrativa è perfettamente oliata. Se si legge poi il secondo capitolo della saga (Circolo chiuso), ci si rende conto di come i fili vegano ulteriormente ripresi e di come ciascun personaggio sia calibrato per avere un ruolo nella trama generale. Insomma, un incastro veramente magistrale.
Sulla lingua e sulla forma posso esprimermi solo in parte, perché l'ho letto tradotto e non in lingua originale. La trovo senza infamia e senza lode: è ben scritto ma non ricordo periodi che mi abbiano mozzato il fiato. Va menzionato il lungo flusso di coscienza finale, come eccezione: è una sequenza di pagine dove la forma è asservita con grande garbo e cura alla descrizione di un idillio.
Cosa manca a questo romanzo per avere tutte le stelle? Nulla, in teoria, ma è necessaria parsimonia nel dispensare lodi affinché il confronto relativo fra "libri belli" sia sensato. Se Il gattopardo ha il massimo dei voti, questo non può avercele perché gli manca il respiro poderoso, la portata universale, la capacità di descrivere un pezzo di te mentre descrive un personaggio e soprattutto la capacità di andare oltre la trama per portarti dentro al cuore un carattere, un'atmosfera, costruire in te un immaginario. Per me questo è un libro bello, ma non un libro eterno.