La brevità della vita
by Gavino Manca (traduttore), Seneca
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TurcheseTurchese wrote a review
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Luca VitiLuca Viti wrote a review
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"Nessun secolo ci è precluso"
La sapete quella blanda storia che ci si racconta sempre no?
Quella che "I Greci han già detto tutto, i Romani han concluso, il resto è speculazione per provare o negare Dio".

Io un mese fa ho letto un bellissimo libro di De Crescenzo su Socrate e oggi questo "sulla brevità della Vita" di Seneca.
Se prima dicevo "ma no, ma che, ma le pare? E il Kirkegaard?", adesso un poco il dubbio m'è venuto.

E più mi invecchio più incolpo il cristianesimo d'avermi dato un'anima così pesante e così fragile, corrosa come te la riduce il senso di colpa inflitto dalle suore.

Alla soglia dei trent'anni, dopo aver con sgomento compreso il sottostrato taciuto di Pavese, dopo essermi pigliato pure la dottrina di Ishiguro e limato la cuspide su Sartre, mi son persuaso all'ossesione del Tempo. Quando ho visto questo libro di Seneca in libreria (echeggiante versioni liceali), è stato un po' come un presagio. L'ho comprato e l'ho lasciato sul mio comodino per più o meno due settimane.
Pensando fosse un po' alla stregua di quella volte che ho investito un euro per le massime di Epicuro e m'è venuto il rimpianto di non averlo speso in un chupito.

Poi mi sono deciso.

Il personaggio Seneca è uno dei più ambigui che si possano trovare. A differenza di Socrate, manicheo, diceva quel che era agiva quel che pensava, Seneca, romano, e dunque più subdolo, portava parallelamente una vita filosofica docilissima, serena e saggia, e una vita politica (precettore di Nerone ndr) avara, avida, spietata.
Finì in maniera atroce - ma così si faceva nella Roma antica.

Ma al di là dell'ambiguità del personaggio, e soprattutto al di là del periodo storico (stiamo parlando, signori, di DUEMILA ANNI FA) se si considera il testo in sè, si nota una modernità, per non dire una contemporaneità, impressionante.

È una lettera a Pompeo Paolino, affinchè si "strappi dal volgo", ovvero abbandoni la vita pubblica a favore di una vita "sfaccendata" ma mirata alla ricerca della "suprema sostanza": l'origine di tutte le cose, la conoscenza, la saggezza, l'avvicinamento a Dio.

Molti sono i passi interessanti, molti gli spunti che paiono scritti da una penna d'oggi.
Ad esempio quando bacchetta la cultura pedante e filologica, sostenendola inutile e anzi, fastidiosa (Benedetto Croce?); oppure che la nostra vita si può allungare grazie alle vite dei saggi del passato, sempre pronti a donarci la loro esperienza, a farci dunque partecipi di secoli lontani, di tempi lontani, aggiungendoli al nostro tempo (Umberto Eco? Non c'è un'ode sua alla lettura simile?)...

E via discorrendo.
Un trattato leggero, breve, conciso, e pur profondissimo, limpidissimo, e soprattutto inattaccabile. Come direbbe Augias, "una bussola, per orientarci nel quotidiano, per evitare di perdere tempo".

"Nessun secolo ci è precluso", dice Seneca. Forse a per lui e tutti gli altri, millenni fa, era così, e tutto fu chiaro, e forse stava per diventare chiarissimo...
Ma un gioco perverso dell'uomo ha deciso di oscurare tutto.
Meis AdrianoMeis Adriano wrote a review
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Art2Art2 wrote a review
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AboutItaly LauraAboutItaly Laura wrote a review
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sandrasandra wrote a review
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