La bruttezza
by Umberto Eco
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· Tratto da Sulle spalle dei giganti
· Pubblicato su licenza La Nave di Teseo
· Distribuito con La Repubblica

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Giogio53Giogio53 wrote a review
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Eco-grafia 1 - 18 apr 21
Di sicuro, un libro che va letto in sequenza con il precedente, di cui risulta un contraltare ovvio ma non scontato. Purtroppo, dovendo convenire con Eco che la grande differenza tra bellezza e bruttezza è la partecipazione personale, devo anche rilevare che questo scritto, proprio per questo motivo, mi ha soddisfatto di meno.
Eco dice, e noi con lui, che la bellezza è un elemento cui si può assistere da spettatori nel proscenio di una grande rappresentazione. Mentre la bruttezza implica un coinvolgimento più personale. È qualcosa che provoca in me disgusto, malessere, stati di alterazione poco positivi.
Nella poliedricità del pensiero di Eco c’è anche spazio per una dotta citazione de “Il capitale” di Karl Marx: il denaro, chiave di volta del capitalismo, è anche capace di cambiare i giudizi trasformando il brutto in bello (e credo che ne abbiamo esempi a iosa).
Poi si fa ancora un passo avanti: c’è distinzione tra i brutti. C’è il brutto dell’arte ed il brutto della vita. Anche qui, Eco viene sorretto dalla bella confezione del testo, mostrandoci un bel quadro di un fiore, dipinto però da una brutta persona: Adolf Hitler. Possiamo, e fino a dove, separare i due giudizi?
È sempre gradevole passeggiare nei percorsi culturali di Eco, dove, come ci insegnò nella “Fenomenologia di Mike Bongiorno”, si può (si deve?) camminare tra l’alto ed il basso, che tutto ha dignità di essere, se lo si sente come veritiero (cioè espressione vera di qualcuno). Così, il brutto non può prescindere dal Cristianesimo, dove, una volta passata la sbornia giottesca di Santi e Madonne, si può passare per il bellissimo brutto di Caravaggio. Che, come ci insegna Hegel, è con il cristianesimo che il brutto entra nella storia dell’arte.
E dal brutto al mostro, o al mostruoso, il passo è breve. Quindi ci addentriamo nei sentieri della fisiognomica e delle brutture lombrosiane, senza dimenticarci come De Amicis descrive il cattivo Franti, ribadendo quel cliché di brutto come cattivo che pervade molto Ottocento. Proseguiamo poi anche nel brutto della vita, dove non ci meravigliamo di leggere descrizioni che non possono che raccapricciarci siano esse di Céline o di Giorgio Almirante.
Arriviamo in fine all’Avanguardia, che sdogana il brutto e le sue forme (quanto brutte sono le merde di Piero Manzoni?), per sfociare nel brutto artisticamente rivisitato nel Kitsch. Il Colosseo incastonato in palle di neve con la neve finta, o queste righe delle “cose di pessimo gusto” di gozzaniana memoria: “il caminetto un po’ tetro / le scatole senza confetti / i frutti di marmo protetti / dalle campane di vetro”.
Un elemento quasi finale della digressione di Eco viene dalla citazione di quel capolavoro di fantascienza, brevissimo, di Frederic Brown, intitolato “La sentinella”, di cui riporto un super corto riassunto in finale, dopo la mia citazione.
Il breve libretto è quindi, anche, una riflessione sull’emissione di giudizi e pregiudizi personali, che Eco ci invita a superare. Laddove la diversità dal senso comune non deve essere rifiutata come “brutto modo di vivere”, ma accettata e compresa. Una riflessione che dobbiamo sempre fare nostra mi viene quasi da dire, come accettando in modo parallelo la lezione di papa Francesco su “Fratelli tutti”. Con un “tutti” che deve essere veramente globale.
Unico punto dolente personale è il forse troppo alto tasso di citazioni che servono ad Eco per parlare di bruttezza. Avrei preferito forse una sua maggiore riflessione. Ma se poi devo ragionare anch’io, ritornando a quanto detto all’inizio, se di bellezza possiamo parlare canonicamente ed in modo distaccato, il brutto implica sempre il nostro intervento giudicante personale. Anche per questo, mentre con il bello potevo concludere citando “il mio personale bello”, non me la sento di fare altrettanto con il brutto.
“Il Kitsch può essere cose diverse. Si può parlare di Kitsch come mancanza di gusto: i nanetti da giardino, le cupole di vetro in cui cade la neve sulla Madonna di Oropa, ma anche le buone cose di pessimo gusto di Guido Gozzano.” (35)
Frederic Brown – La Sentinella: “Il protagonista è un soldato in una guerra interplanetaria contro una specie aliena e si trova su uno sperduto pianeta, a cinquantamila anni luce da casa. Sta sorvegliando la sua posizione in trincea e soffre per la lontananza, per l’ambiente ostile e per le privazioni causate dalla guerra. Ad un tratto un nemico tenta di avvicinarsi, ma lui lo vede e lo uccide. Ma nelle ultime frasi del racconto avviene il colpo di scena: mentre il soldato descrive con ripugnanza e odio l’aspetto ‘orribile’ del nemico che ha ucciso, il lettore si rende conto di star leggendo il racconto di un alieno che ha appena ucciso un essere umano”.