La buona terra
by Pearl S. Buck
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zombie49zombie49 wrote a review
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Una società patriarcale
Nel giorno del suo matrimonio Wang Lung, contadino cinese degli anni ’30 del Novecento, si reca in città a prendere la sposa. Non l’ha mai incontrata, è stato il vecchio padre a scegliere per lui, una donna non troppo bella né giovane ma abile nei lavori domestici e pronta a generare molti figli. O-lan è una schiava, cresciuta nel palazzo dei ricchi signori locali Hwang. Wang Lung torna a casa con un baule, unica dote della ragazza, e un cestino di cibarie per offrire un modesto banchetto a pochi amici. O-lan è una buona moglie: aiuta il marito nel lavoro nei campi, tiene in ordine la casa, è ubbidiente e silenziosa e dà alla luce molti bambini. A due stagioni prospere segue una di siccità ma Wang Lung risparmia negandosi anche l’agio più modesto per acquistare nuova terra: nessuno potrà portargliela via. Pearl Buck era figlia di ricchi missionari americani, e visse molti anni in Cina: testimonia ciò che ha visto e conosce, la vita e gli usi dei contadini cinesi. Colpisce lo stato di sudditanza della donna all’uomo, accettata come norma da entrambe le parti. Avere figlie femmine è una disgrazia, perché una donna povera è destinata fin dall’infanzia alla schiavitù, come concubina o serva di ricchi padroni, venduta come un animale dai suoi stessi genitori; con il matrimonio diventa la serva del marito e degli uomini della famiglia. I valori più importanti in Cina sono l’onore, la dignità, il rispetto degli antenati e dei parenti anziani. Non amo i racconti che coprono l’arco di una vita, ma lo stile è scorrevole, e m’incuriosiscono gli usi cinesi, anche se discutibili e molto lontani dalla mentalità occidentale, come lo schiavismo, la vendita delle bambine, il ruolo delle concubine, i rituali. Wang Lung mi ricorda Mastro don Gesualdo di Verga: come lui contrae un matrimonio di convenienza deciso da altri, ma l’unica cosa che conta nella sua vita è la terra, per cui si massacra di fatica, e la ricchezza e rispettabilità che essa può portare.
TiramoloTiramolo wrote a review
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GattinaGattina wrote a review
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MiccighelMiccighel wrote a review
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La buona terra
Se qualcuno mi chiedesse di immaginare la figura di Pearl Sydenstricker Buck al giorno d'oggi probabilmente la vedrei un poco indie. Dieci anni fa sarebbe stata una fan di Vasco Brondi e delle Luci della Centrale Elettrica; avrebbe partecipato ai concerti del Deposito Giordani di Pordenone e oggi, scivolando verso i trent'anni, avrebbe aggiunto la cover di "Sally" di Gazzelle alla sua playlist dei preferiti su Spotify.
Insomma, chi è stata per davvero la Buck? sembra che da queste parti la considerino in pochi. Si potrebbe forse dire che ha trascorso un Erasmus gigantesco, lungo un'intera giovinezza, costruendo un background multiculturale grande come un meteorite. Questo Erasmus è maturato in Cina ed i suoi genitori probabilmente erano dei tipi davvero niente male, per decidere di passare vent'anni in un luogo così lontano a fine '800. Ma tornando a noi, mi sono imbattuto (di nuovo, onestamente parlando) in lei durante un viaggio in treno verso Trieste e come metafora mi piace molto. Mi piace perché nel libro che ho deciso di leggere lei racconta del viaggio di una vita vissuta senza mai andare in nessun luogo.
Il viaggio che la Buck ci permettere di fare è quello nella vita di Wang Lung, un contadino cinese la cui storia forse non è così diversa da quella di un Mario Rossi vissuto nel Veneto di cent'anni fa. La storia di un essere umano, naturalmente, include ed interseca con quella di altre persone ed il mondo che percepisce; il mondo radicato nella buona terra, che è tutto ciò che conta per il nostro signor Wang. Un modo fatto di sudore, carestie, fatica, ma anche di umanità. Il mondo, putroppo, ha il vizietto di cambiare, ed alla fine anche il buon Wang vedrà che questo cambiamento non risparmia nulla, neanche la sua buona terra.
A me sta un sacco simpatica la Buck. Scrive come piace a me. Ha una prosa leggera come una piuma, che scorre e scivola sul lettore come acqua in un torrente, senza mai diventare sterile. Una prosa che ti avviluppa per poi abbandonarti solamente due giorni dopo, mentre sei di nuovo in treno, ritornando da Trieste. Mi ha ricordato molto il mio autore preferito, da questo punto di vista; quel guascone di Eric Arthur Blair (lo conoscete come George Orwell). Wang Lung mi ha fatto venire in mente anche il Mazzarò di Giovanni Verga; anche lui ha il chiodo fisso della buona terra, da accumulare in quantità, fino a diventare un gran signore. Non fraintendetemi però; Wang Lung è un Mazzarò moltiplicato per -1.
Gauss74Gauss74 wrote a review
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Dopo la piacevolissima sorpresa di "Vento dell' est, vento dell' Ovest", che mi aveva fatto conoscere per puro caso la Buck su una bancarella di libri usati, con questo "la buona terra" affronto quello che viene da tutto considerato come il classico indiscusso della premio Nobel americana.

Libro eccellente intendiamoci, pensavo meglio. Nel senso che il libro è scritto comunque in modo spettacolare (esattamente come Vento dell' est, vento dell' Ovest) soprattutto se si pensa che siamo nel 1931, ma questa volta non sono riuscito ad avere quel senso di scoperta che ogni occidentale dovrebbe avere quando si accosta al lontano oriente ed alla sua storia. Facendo la conoscenza pgina dopo pagina di Wang Lung e della sua famiglia, ho avuto più di una volta la sensazione di trovarmi davanti molto più ad una Cina americanizzata e non reale che non al dramma ma anche ai forti legami valoriali della campagna di quel paese grande e misterioso.

Non mi ha stupito per niente la scoperta che la Buck ha conosciuto il continente che è poi diventato la sua sorgente di ispirazione in quanto moglie di un missionario presbiteriano. La morale del duro lavoro, ils ignificato morale dato al patrimonio ed alla ricchezza, la celebrazone di una vita povera e semplice, sono caratteristiche troppo fortemente caratterizzanti dei pilgrim fathers per non destare sospetti.

Manc qui quella cognizione del dolore che si trovano in opere egualmente biografiche di autori cinesi, come Jung Chang o Mo Yan.
Conseguentemente pur restando un grande libro, credo che "La buona terra" non riesca a rendere completamente invisibile quel velo interpretativo occidentalizzante del quale, forse, uno scrittore dell' ovest che parli dell'est non può fare a meno.

E' una difficoltà che "vento dell' est, vento dell' ovest" non deve affrontare, perchè dichiaratamente parla di un incontro. Ed è per questo che è proprio quest' ultimo romanzo quello che mi permetto di consigliare per cominciare a leggere una scrittrice tanto di valore quanto poco conosciuta.