La casa delle sorelle
by Charlotte Link
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Una coppia di giovani avvocati tedeschi di successo decide di passare ilNatale in Inghilterra, in una isolata casa di campagna. Il loro matrimonio èin crisi e Barbara spera che qualche giorno passato in solitudine con Ralphpossa servire a risolvere la crisi. La sera stessa dell'arrivo una vio... More

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Cri1967Cri1967 wrote a review
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Nel cuore di ognuno c'è un mare
Inghilterra, Yorkshire. Fine anni 90. La casa delle sorelle a Westhill House.
Barbara e Ralph due avvocati di successo decidono di festeggiare il quarantesimo compleanno di Ralph nella casa delle sorelle, soprattutto per salvare il loro matrimonio in crisi.
Arrivati a Westhill sono sorpresi da una bufera di neve che li isola completamente. Barbara, in cerca di legna per riscaldarsi, inciampa per caso in un manoscritto di Frances Gray la precedente padrona di Westhill House che aveva lasciato la proprietà in eredità a Laura Selley, la loro affittuaria.
Il copione era sempre lo stesso, da sedici anni: ogni volta che Laura Selley lasciava Westhill House per qualche giorno, o per qualche settimana, in modo da dare agli affittuari la possibilità di mettersi a loro agio e di comportarsi come se fosse casa loro, si dedicava alla ricerca infruttuosa, snervante e deprimente di qualcosa che in fondo non avrebbe saputo dire neppure lei se esistesse davvero. Non andava a caccia di un fantasma? Non aveva già frugato in tutti gli angoli di quella vecchia casa di campagna?
Era proprio quel manoscritto che Barbara aveva trovato e che conteneva un segreto.
A settant'anni, Laura non era più giovane, e per giunta era afflitta da forti dolori reumatici, che spesso diventavano insopportabili, soprattutto d'inverno
Westhill House era l'unica patria che conosceva, il suo rifugio, la sua isola nel mondo. Era incatenata a quella casa, a quella terra, anche se odiava la solitudine, il freddo, i ricordi che la tenevano legata qui: non c'era nessun altro luogo in cui avrebbe potuto vivere.
Era rimasta attaccata a tutto ciò che era vecchio, tanto temeva di poter perdere una parte di sé, separandosi da qualcosa che era appartenuto alla sua vita.
Offrirla in affitto era l'unica possibilità di guadagnare qualcosa, anche se in realtà detestava la sola idea di accogliervi degli estranei. Chi pensava allo Yorkshire vedeva davanti a sé miniere di piombo e carbone, ciminiere fuligginose, case spartane di operai circondate dalla nebbia delle valli.
Chi sapeva qualcosa delle belle giornate miti di primavera, che inondavano la terra di narcisi giallo chiaro? Chi conosceva quel velo di nebbia grigio azzurra che aleggiava all'orizzonte nelle calde settimane estive? Chi aveva aspirato a pieni polmoni l'aria fragrante che il vento sospingeva nelle valli in autunno? Come sempre, quando Laura pensava a tutto questo, sentiva l'amore per quella terra trasformarsi in una fitta quasi dolorosa, che le toglieva il fiato; in quei momenti capiva che non avrebbe mai potuto andarsene, che avrebbe sopportato i lunghi inverni, la solitudine, i ricordi.
I ricordi, quelli scritti da Frances Gray.
Ma chi era Frances Gray?
Frances Gray era una donna forte ed sveva superato situazioni molto difficili.
Non era mai stata particolarmente graziosa, ma i tratti spigolosi e ben disegnati e il contrasto fin troppo accentuato fra la pelle bianca, i capelli neri e gli occhi di un azzurro acciaio era raddolcito e ingentilito da una gioia di vivere che traspariva dal sorriso e scaturiva dall'innocenza e dalla spontaneità. Ma con il passare degli anni, aveva perso l'una e l'altra: il suo sorriso era privo di calore e gli occhi non scintillavano più. In compenso aveva le idee più chiare. Viveva nella convinzione di non avere più niente da perdere e quindi, in un certo senso, di essere invulnerabile; una convinzione erronea, come avrebbe scoperto in seguito, ma che per le infondeva forza e sicurezza.
Intorno a lei, il mondo era avviato verso una guerra letale, che avrebbe avuto conseguenze terribili e che nessuno riuscì a impedire. Nel marzo del 1914, in coincidenza con il ventunesimo compleanno di Frances, il Primo Lord dell'Ammiragliato, Winston Churchill, pronunciò alla Camera dei Comuni un discorso acceso: da lì a poco sarebbe scoppiata la Prima Guerra Mondiale.
Frances era allora partita per aiutare i soldati negli ospedali da campo. Era andata in Francia, dove era ricoverato suo fratello George. Aveva vissuto la guerra da vicino, chiedendosi come si possa sopravvivere a quell'inferno. Gli uomini laggiù morivano come mosche. Morivano sotto i ferri dei chirurghi. Gridavano, gemevano e si rotolavano nel sangue. Alcuni imploravano la morte, altri perdevano la ragione.
Il marito di sua sorella, John Leigh era tornato dalla guerra profondamente cambiato; era convinto di essersi dimostrato un codardo, e questo lo amareggiava. A differenza di George, che si era ritirato in un isolamento assoluto e dava sfogo alla sofferenza dell'anima dipingendo quadri cupi e tormentati, John Leigh si era rifugiato in una fredda indifferenza che gli serviva a evitare rapporti troppo profondi. La carriera politica non gli interessava più; tutto ciò per cui aveva lottato, ora suscitava il suo disprezzo. Cosa poteva farsene un uomo del genere di una bambola graziosa ma vuota come Victoria? Non sentiva più gli scrupoli morali che prima gli avevano impedito di tradire la moglie e di ferirla con la propria indifferenza. La vita gli aveva mostrato il suo volto più crudele; ora doveva essergli di conforto dimostrare che anche lui poteva essere altrettanto crudele.
Frances, dal canto suo, aveva imparato da tempo a prendere ciò che voleva.
Il padre Charles le aveva a dato la notizia che Westhill si trovava in gravi difficoltà con la stessa indifferenza con la quale avrebbe detto che probabilmente a Natale avrebbe piovuto. Pareva che non gli importasse che cosa ne sarebbe stato di tutti loro, e lei ebbe la sgradevole premonizione che quella situazione non sarebbe cambiata.
Charles non avrebbe mai trovato conforto, non avrebbe mai ritrovato le forze. Frances dovette prendere coscienza di quella triste verità in quei minuti, in quella stanza silenziosa davanti al camino: suo padre non aveva più forze sulle quali contare, anzi, non ne aveva mai avute.

«E tu cosa farai?»
Lui la guardò come se fosse un'estranea che non aveva capito nulla, con suo grande stupore.
«Niente», rispose. «Non farò niente. Non ho voglia di fare niente.»

Era un uomo debole, e l'unico barlume di energia che la natura gli aveva concesso lo aveva speso quando aveva rotto i rapporti con la sua famiglia per sposare Maureen. E anche allora lo aveva fatto soltanto perché la bella e volitiva ragazza irlandese che non si lasciava sottomettere da niente e da nessuno esercitava su di lui un'attrattiva superiore a quella della sua famiglia.
Ma Maureen non c’era più.
Dalla spensieratezza in cui la famiglia era vissuta per tanti anni, lei aveva dedotto che sarebbe stato sempre così, senza sbalzi né mutamenti, ma ora lo sapeva: quella che aveva considerato sicurezza non era mai esistita. La sicurezza non esisteva, ecco qual era la verità. Tutto poteva crollare, anche ciò che si era ritenuto solido come la roccia. Restava soltanto la lotta per la sopravvivenza, per se stessi e per quelli che non potevano farcela da soli.
Frances tentava da sola di rimettere in sesto la fattoria risparmiando ogni problema al padre, a volte provava la tentazione di scrollare la sorella e prenderla a schiaffi. Lei doveva superare difficoltà ben più gravi. Victoria non aveva idea del fatto che spesso a Westhill, negli ultimi mesi, si erano trovati con l'acqua alla gola.
Se avesse incontrato le stesse difficoltà, sarebbe crollata da un pezzo.
Frances continuava a gestire la fattoria senza problemi anche negli anni '30, segnati da una crisi economica mondiale.
I cavalli erano sempre stati la sua passione, fin da quando era bambina e John le aveva insegnato a cavalcare: andavano insieme al galoppo nei campi.
Avena sempre pensato che gli animali fossero una parte importante di quella realtà da cui veniamo e alla quale torneremo.
Naturalmente Victoria arricciava il naso, vedendo Frances andare in giro in pantaloni e stivali e trascorrere quasi tutto il suo tempo in sella. Una volta le disse: «Sei diventata una vera campagnola!».
Diventata? Lo era sempre stata. Era sempre cresciuta in mezzo alla campagna, fra boschi, monti, brughiere, venti gelidi e animali. Non poteva sentirsi a suo agio a Londra, anche se aveva esercitato tanta attrazione su di lei, quando avevo diciassette anni. Ma quando si è giovani spesso non si sa dov'è il nostro cuore. Ci spinge la paura di perdere qualcosa e, anche se abbiamo tutta la vita davanti, siamo convinti che il tempo ci scorra fra le dita come la sabbia. Abbiamo paura che non faremo mai quello che non facciamo subito.
Se non altro, Frances, poteva dire di aver vissuto la sua giovinezza fino in fondo, per quanto ci fosse da discutere se l'avesse fatto sempre in modo razionale e sensato. In ogni modo non si era mai lasciata fermare da nessuno, ed era lì, nel cuore degli avvenimenti. Aveva partecipato alle dimostrazioni delle suffragette ed era finita in prigione con loro.
La gente la considerava una vecchia zitella e quelli che sapevano della sua adesione al movimento delle suffragette mormoravano compiaciuti che non c'era da stupirsi, se nessun uomo aveva voluto «una così».
«Fuma come un turco e beve come un uomo!» dicevano di lei. Che ne sapevano di quanto potevo essere dolce e delicata? Dopo la Francia, e dopo la morte di sua madre, sembrava che avesse rinunciato a tutto ciò che era tenero, vulnerabile e sentimentale. Lei sola sapeva che dentro di lei era ancora viva la giovane Frances Gray, e che a volte spuntava, come se non avesse mai visto niente di cattivo, come se non avesse mai visto il lato oscuro del mondo.
Aveva avuto una relazione con un uomo che poi si era suicidato. Il suicidio di Phillip nel 1911 gli era pesato sulla coscienza per tutta la vita e temeva che un giorno suo fratello George prendesse la stessa strada, oppresso dalla solitudine e dalle sue tetre riflessioni.
Aveva avuto per anni una relazione con il marito di sua sorella, con tutti gli scrupoli, i sensi di colpa e il timore di una punizione divina che questo comporta.
Ma Frances, dopo aver coltivato e covato dentro di sé per decenni l'odio nei confronti della sorella, ora doveva constatare confusa che quell'odio veniva meno, lasciandole soltanto l'amaro in bocca. Perché doveva maledire Victoria? Per il fatto che le aveva rubato il suo uomo? Per la sua civetteria, la vana pre-sunzione, i discorsi pieni di disprezzo che faceva sul conto delle donne meno graziose di lei? Per l'immagine che aveva del mondo, in cui esistevano soltanto bei vestiti, gioielli e occasioni mondane? Per l'amore che provava per i tè, le corse di cavalli e le serate danzanti? Per le gote rosee e i capelli d'oro?
Quella donna aveva l'aria disarmata, amareggiata e molto triste. A Frances riusciva impossibile resuscitare l'ira che provava nei suoi confronti.
Frances osservò che le riusciva difficile capire come una donna potesse lamentarsi per i vestiti, quando il paese era in guerra da pochi giorni, era scoppiata la Seconda Guerra Mondiale. Ad ogni angolo di strada c'erano problemi ben più gravi.
A settembre gli aerei tedeschi bombardarono Londra, infliggendo gravi danni alla City.
Le bombe non soltanto distruggevano case e strade, ma uccidevano e mutilavano.
Durante l'ultima settimana di settembre Frances ricevette una telefonata della sua amica Alice da Londra.

«Frances, è terribile. Stanotte la nostra casa è stata colpita in pieno da una bomba ed è stata distrutta. È tutto distrutto. Per fortuna la cantina ha resistito, ma quando ci sono caduti addosso... dal tetto la calce e la polvere, ho pensato che per noi fosse finita. C'era un fracasso infernale. Una scena terribile. Quando siamo usciti dalla cantina, intorno a noi non vedevamo che fiamme. Il cielo era rosso a causa degli incendi. La gente strillava e...»

«No, stiamo tutti bene Della nostra casa non resta più niente. Ci sono rimasti soltanto i vestiti che abbiamo addosso.»
Alice le chiese se poteva ospitare le sue figlie.
«Quanti anni hanno adesso?» domandò Frances. I bambini non le piacevano troppo. Poteva benissimo fare a meno di loro; ma se avesse detto di no, si sarebbe sentita meschina.
«Laura ha appena compiuto quattordici anni», rispose Alice. «E Marjorie ne ha undici. Sono rimaste sconvolte dopo la notte scorsa, soprattutto Laura. Ma sono bambine coraggiose. Non ti daranno problemi.» Due bambine disturbate, di cui una in un'età difficile. Era proprio quello che le mancava. Ciò nonostante rispose di sì.
Prima di allora non aveva mai pensato alla vecchiaia, anzi invecchiare le era sembrato un vantaggio e non aveva mai rimpianto di non essere più giovane. Perché sognare la giovinezza? Ora si sentiva più forte di allora, più sicura di sé, aveva trovato il suo posto nella vita e andava per la sua strada. Si era lasciata alle spalle quell'eterno desiderare, volere, cercare, riconciliandosi non solo con tutto quello che le era accaduto, ma anche con quello che le era stato negato. Erano anni, ormai, che non rimpiangeva di essere bella come Victoria; anni che non piangeva per John.
Eppure quel giorno... Sapeva che presto si sarebbe trovata di fronte le figlie di Alice. Bambine che avrebbero segnato ai suoi occhi il passare del tempo con la loro stessa esistenza. Come mai le tornava alla memoria con tanta insistenza un'immagine? Lei e Alice sedute sul muretto in fondo al giardino, mentre fumavano, tutt'e due ancora così giovani; e dalla casa giungevano le voci: Maureen, Kate, Charles e Victoria. George... non ancora segnato dalla guerra.
Forse è questo, pensò, che fa così male. Non la vecchiaia, ma le perdite.
Le ferite. Il dolore non si attenua con il tempo, anzi, diventa più intenso.
E poi giunse il 7 aprile 1943, una giornata di primavera calda e limpida.
La giornata del segreto.

" Qui nello Yorkshire non si sa mai che cosa ci riserva la sorte. Viviamo nella speranza che possa migliorare, ma a volte questa speranza viene messa a dura prova, soprattutto in primavera, quando l'inverno non vuole congedarsi, come un visitatore importuno che indugia nell'ingresso, anziché decidersi a varcare finalmente la soglia. I richiami degli uccelli affamati suonano striduli nell'aria, e la pioggia gelida investe chi si avventura sulla strada fangosa, tutto imbacuccato, cullando il ricordo del sole e del caldo come se fosse un tesoro prezioso."
Nel cuore di ognuno c'è un mare...
Che leva un mormorio monotono
Sempre più forte, un anno dopo l'altro,
Finché infine si spegne. …


Roby66Roby66 wrote a review
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Sapevo che la Link non mi avrebbe delusa e cosi e' stato. La casa delle sorelle contiene tutto, amori, intrighi, tradimenti, storia, emancipazione femminile.Due sorelle, una l'opposto dell'altra. Frances una donna forte e moderna che decide di vivere una vita piena di sacrifici e rinunce e che da vecchia scrive la sua storia e decide poi di nasconderla. Victoria, l'altra sorella invece è la classica perfettina sempre all'altezza di ogni situazione e affidabile.In fulcro della storia è quando Barbara, un avvocato con un matrimonio in crisi trova per caso il manoscritto di Frances e inizia a leggerlo non sapendo a cosa andra' incontro. Nonostante vengano narrate due vicende diverse in due epoche differenti non si crea mai alcuna confusione. L’ho trovata una lettura molto avvincente.
#theansweris42#theansweris42 wrote a review
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SaramaccioniSaramaccioni wrote a review
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