La casa in collina
by Cesare Pavese
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"Ogni guerra è una guerra civile"
Pavese scrive quest'opera nel 1947/'48, protagonista della vicenda è Corrado, professore quarantenne costretto come tanti altri a sfollare in collina per sfuggire ai bombardamenti di Torino. In questo suo ritorno egli si immerge in una"zona del ricordo"dove, in contrasto con la tragedia della guerra, ritrova persone e situazioni che lo riportano indietro nel tempo. La precarietà del conflitto quindi, diventa quasi un'opportunità per ritrovare tasselli della propria vita, una ricognizione necessaria per cercare una definitiva identità nel presente. Pavese componendo nella piena maturità artistica, riunisce i temi della sua formazione: il contrasto città-campagna, la solitudine dell'intellettuale, il ritorno al paese d'origine, la ricerca interiore, il contrasto tra la vocazione a vivere secondo i propri miti e le scelte che la realtà storica gli impone. Il protagonista infatti, seppur tormentato da mille pensieri, rimane ai margini non facendosi coinvolgere dalle questioni della guerriglia, in una zona, il Piemonte, in cui le formazioni partigiane sono molto organizzate e la risposta nazifascista assai dura. Forse non per un semplicistico individualismo come spesso si è interpretato ma per un senso di orrore verso il sangue versato e per un' incapacità di reazione di fronte alla violenza cieca. L'antieroe quindi, proiezione autobiografica dello stesso autore, non cerca giustificazioni ma si mette a nudo e si giudica. Il suo esame di coscienza, fin troppo impietoso, è il coraggio mancato ai più di raccontare"la scelta mancata"di fronte alla Resistenza. Quindi continuerà il suo pellegrinaggio alla volta delle Langhe, verso le SUE terre per cui, se fin dalla prima pagina,nel contesto del racconto, Pavese darà alla collina il senso del mito, altrettanto mitico sarà l'arrivo nelle colline delle sue origini, l'orientamento guardando le creste innevate, passo dopo passo, ritrovando i luoghi e qualche paesano dai nomi familiari. E' qui che lo scrittore, nasconde tra le righe l'esigenza di un dialogo con la collettività. Qui, nelle pagine finali, le amare e veritiere riflessioni:voltandosi indietro, Corrado si rende conto che nonostante la giovinezza, "le magre follie" e gli affetti, il tempo di pace e spensieratezza, erano soltanto un'illusione,un nascondiglio da dove ci si è scordati di uscire. E' lì che la guerra ha fatto i suoi conti, è lì, passando oltre ai corpi di morti sconosciuti, che una coscienza rattrappita si è svegliata..."Guardare certi morti è umiliante. Non sono più faccenda altrui; non ci si sente capitati lì per caso...Per questo ogni guerra è una guerra civile:ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione".Corrado o Cesare Pavese, nell'intensità delle ultime pagine, con grande lucidità, si chiede il perchè di questa barbarie e lo sgomento nel non trovare una risposta, non toglie che tutti i morti a qualsiasi parte appartengono non sono faccenda altrui e che ogni guerra è civile perché tra fratelli, figli di un'unica razza, quella umana. Con una grande capacità di alternare descrizioni paesaggistiche con dialoghi essenziali e profonde analisi introspettive, Pavese raggiunge uno dei suoi maggiori risultati, regalandoci la storia di un uomo intrisa di simboli, un legame fantastico che tende una trama sotto il discorso. Si tratta di caposaldi ricorrenti che segnalano in uno degli elementi materiali del racconto una persistente veduta immaginosa. Bello il passo in cui Corrado incontra per caso, tra gli sfollati Cate, una donna che un tempo ha amato e poi lasciato e che ora ha un figlio, Dino(diminutivo di Corrado) di età tale che potrebbe essere nato dal loro rapporto. Ma la donna, orgogliosa e forte, non gli darà mai la certezza. In seguito verrà arrestata con altri partigiani e Corrado solo e pensieroso se ne va verso le sue colline a ritrovare i suoi luoghi. “A volte, dopo avere ascoltato l'inutile radio, guardando dal vetro le vigne deserte penso che vivere per caso non è vivere. E mi chiedo se sono davvero scampato”. Pavese riprenderà questi temi nei suoi ultimi romanzi, che completeranno qualcosa di intimamente suo, scrivendo troppo presto la parola fine alla sua parabola.