La cassa refrigerata
by Francesco Recami
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Settembre 1992, in una villetta monofamiliare della campagna veneta è venuta a mancare Maria Carrer, una anziana senza figli o parenti stretti. Nella camera ardente allestita in casa si presenta una moltitudine di persone che, ignorando la lussuosa bara bianca, si intrufola nelle stanze effettuando una autentica perquisizione in cerca dei tanti soldi nascosti. Tra liti e sospetti un delitto si abbatte sull’eterogenea comitiva, e altri a seguire. Chiamare la polizia non si può e non si deve, nessuno è disposto a rinunziare alla possibilità di diventare ricco, ognuno guarda con sospetto il suo vicino... Ispirandosi ai gialli britannici, con qualche incursione fra 'Dieci piccoli indiani' e i delitti della camera chiusa, giocando con il genere ma incattivito da sarcasmo e umorismo nero, Recami continua con questa nuova Commedia nera la sua satira sociale, affondando il coltello con intelligenza nei segreti inconfessabili della nostra società.

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Giogio53Giogio53 wrote a review
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Tre commedie nere e ... - 31 ott 21

Purtroppo, questa volta Recami non ci illustra i meccanismi che l’hanno spinto a questa quarta commedia. Quindi non sappiamo molto della sua genesi, anche se, leggendone tanti echi vengono fuori. Da commedie a pochade, da tragedie a litigi per futili motivi, si sentono motivi che risuonano di tante altre scritture. Ma l’effetto finale è poco ironico e poco coinvolgente.

Ricordo ai meno attenti che Recami, dopo la lunga ed ottima serie sulle “case di ringhiera” si è dedicato a libri “teatrali” che lui chiama commedie, dove l’azione è concentrata in poco spazio, quasi appunto ad essere un canovaccio. Ci sono anche descrizioni, ma c’è una certa attenzione al dialogo. Che in questa quarta uscita è quasi corale, cioè vengono fuori le voci dei personaggi senza quasi mai un’indicazione di provenienza. Appunto, teatro e scena affollata.

Altro punto di scarsa presa è l’assunto del testo, lo spunto di partenza. C’è una signora della provincia veneta, ricca e taccagna, che muore. In città si favoleggia abbia un grosso tesoro nascosto in casa, così che al suo funerale si presentano in tanti (rispetto alle conoscenze della morta). Abbiamo così la villetta affollata da una ventina di personaggi e dalla morta, rinchiusa in una bara refrigerata per mantenerne il corpo più a lungo.

I personaggi, ognuno con i propri tic e le proprie cattive maniere, metteranno a soqquadro la casa, nell’inutile ricerca del malloppo, che ovviamente c’è. Ma nessuno dei presenti ha letto “La lettera rubata” di Edgar Allan Poe. Così che noi, astuti cultori del genere, già sappiamo dove vada a parare un possibile finale.

Sono propri i presenti, che all’inizio sono 22 viventi ed un defunto, come ci viene detto ed aggiornato in sottotitolo ad ogni capitolo (anzi, ad ogni scena). E che, essendo anche per di più nera, ad un certo punto cominciano a diminuire tra i viventi ed aumentare tra i morti. Ci sono il prete, il colonnello, il legalista burocrate, due ragazzi (Ugo e Violetta), il becchino, il falegname, la prosperosa impiegata di banca, il pensionato, due energumeni pelosi, due sorelle zitellesche, una coppia in perenne litigio, una mamma con bambino, due tizi ben vestiti (forse parenti della morta), la donna delle pulizie ed altri tre o quattro poco appariscenti.

Più della metà del testo viene speso per descrivere i tentativi di sottrazione dei beni dalla morta, con un accenno pesante e ripetuto agli schieramenti che una tale situazione fa nascere. Ci sono i pragmatisti che vorrebbero un comitato ed una suddivisione globale e gli utilitaristi dell’ognuno per sé. Ci sono mozioni d’ordine per stabilire un clima rasserenato (impossibile) e poi comitati di controllo, servizi d’ordine, decisioni se si può uscire o meno.

Poi, due elementi fanno virare la tragedia in un thriller. Una pioggia battente che costringe anche chi vuole uscire a rimanere in casa, ed il fioccare di morti. Il falegname, che forse sapeva segreti della bara, una sconosciuta che tale rimane anche dopo morta, il prete che forse aveva letto il testamento. Infine, i due finti parenti escono allo scoperto, sono due evasi.

Dal thriller si vira nel farsesco con i tentativi, infruttuosi, degli evasi di fuggire con degli ostaggi, essendo intervenuta la polizia a cercare improbabili vie d’uscita. In tutto ciò, i due ragazzi cominciano a tubare. Anche se la vispa Violetta è molto avanti, di testa e di ragionamenti, all’imbranato Ugo.

Quindi, amore, morte, situazioni fintamente erotiche e fintamente thriller, un po’ di ironia, ma il tutto talmente lieve, che non graffia e non rimane quasi nulla nella mente. Ci si aspetta che la bella penna di Recami si riporti sulla via maggiore, che aveva prodotto libri leggibili, godibili ed anche ricordabili.

Rimane un dubbio atroce: perché 1992? Qual è il senso di porre la vicenda in quell’anno ed in quella zona (si dice “zone ex rurali del Veneto”)? Non certo per poter parlare di lire invece che di euro, né di alluvioni “tipo Polesine”. Che in effetti, nel 1992 ci fu una grande alluvione con ingenti danni, ma fu in Liguria, nella provincia di Savona il 22 settembre ed a Genova il 27 dello stesso mese. Rimarrò con questo dubbio, se l’autore non ce ne fornirà la chiave di lettura.

“Quanti libri legge all’anno? … Dipende … anche un paio al mese.” (143) [posso ridere?]

Mariarita MarchettiMariarita Marchetti wrote a review
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