La chiave
by Junichiro Tanizaki
(*)(*)(*)(*)( )(787)
La Chiave
Prefazione di Geno Pampaloni
Notizia biobibliografica
di Adriana Boscaro

Romanzo coniugale magistralmente costruito dall'intreccio dei diari segreti dei due protagonisti - un maturo professore universitario e sua moglie, di qualche anno più giovane - La Chiave è la crudele descrizione dell'autodistruzione fisica e psichica di un uomo nel rapporto con la sua compagna. Scritto nel 1956 e tradotto in italiano nel 1963, il romanzo sorprese allora per la verità sconvolgente della vicenda e la sua straordinaria tensione erotica. Ma il senso e il valore di questo piccolo capolavoro non stanno nè nel dato sensuale nè nella sua sublimazione decadentistica: "la materia erotica appare ad un certo punto una convenzione narrativa necessaria a un'indagine di diversa natura. Dal volto vizzo e satiresco del vecchio marito si sprigiona lucidamente un'attualità crudele, nella quale si finisce per riconoscere una parte viva, talora sepolta ma bruciante, di noi stessi: il bilico dell'uomo di sempre e anche di oggi, che non tralascia occasionalmente per inventare qualche nuova forma raffinata e desolata di rischio, di autocondanna, di perdizione" (Geneo Pampaloni).

All Reviews

76 + 33 in other languages
UmpaFQUmpaFQ wrote a review
01
(*)(*)(*)( )( )
SamueleSamuele wrote a review
01
(*)(*)(*)( )( )
Composto dall'alternarsi dei due diari, la vera protagonista del romanzo è in realtà Ikuko, la moglie del professore. L'uomo, di cui non sappiamo nemmeno il nome, è soltanto agente d'azione su di lei. L'alternarsi dei due punti di vista abbandona abbastanza velocemente ogni pretesa di oggettività, vuoi perché comunque ognuno dei due scrive sul diario quella che gli appare come la realtà, vuoi perché, proprio per dichiarazione, ognuno ipotizza che sarà l'altro a leggere, più o meno di nascosto, il diario.
La Chiave è innanzitutto un libro sulla necessità e al contempo repulsione di venire a contatto con l'altro. Il professore fa cadere la chiave con lo scopo che Ikuko possa trovarla e leggere il suo diario. Cioè, già ipotizza che lo legga, ma ora, con la chiave, sembra quasi autorizzarla implicitamente a scoprirlo. Al contempo, però, proprio per sua stessa ammissione, scriverà nell'ottica che la moglie lo legga. Quello che voglio dire, e che si applica anche a Ikuko, è che ci sta un doppio movimento: la richiesta di essere compresi, toccati, visti, e al contempo l'intenzione di celare se stessi, i propri desideri e i propri timori. E' come se fosse una sfida costante verso l'altro. D'altronde, è un'ambiguità che si rispecchia anche nei sentimenti, come Ikuko che odia, prova repulsione verso il marito, ma contemporaneamente lo ama. Ecco, i personaggi del romanzo di Tanizaki sono costantemente ambigui, contraddittori e mai veramente chiari. Ora, a parte Ikuko e il marito di cui leggiamo i punti di vista, gli altri due personaggi sono la figlia, Toshiko, e un suo amico, Kimura. Le loro intenzioni ci appaiono non dico incomprensibili, ma assolutamente estranee. Toshiko che giunge a fare quasi da ruffiana per la madre. Kimura che instaura una relazione con Ikuko non si sa quanto in combutta con Toshiko. Cioè, per carità, possiamo ipotizzare il perché di queste azioni (un odio profondo di Toshiko per il padre? O forse addirittura per la madre? Un gioco perverso riflesso che compie con Kimura così come il padre con Ikuko?), ma questo rimangono: ipotesi. Brancoliamo nel buio dell'altro, proprio come in fondo fa Ikuko con suo marito e vice versa. Anche quando alla fine confronta i due diari, non si ha l'impressione di una spiegazione, ma massimo di una sincronizzazione: non sappiamo, e non sa, nulla di più di quello che già si sapeva. In questo senso, la chiave intesa come apertura verso l'interiorità dell'altro è una chiave fallace, sia perché l'altro tenderà istintivamente sempre a nascondersi - non importa quanto voglia aprirsi a noi, quanto ne senta la profonda necessità -, sia perché l'altro rimarrà sempre estraneo proprio per definizione.
Il secondo tema al centro di La Chiave è la ricerca della soddisfazione dei propri impulsi. Il professore riesce a eccitarsi soltanto se sa che Ikuko è desiderata dagli altri, per questo, la spinge a essere lasciva con Kimura, sapendo quanto il ragazzo la desideri (ipotizzando, anzi). Il modo che il professore ha trovato per poter possedere Ikuko è quella di farla ubriacare e fare sesso con lei da svenuta. E' soltanto da svenuta che, infatti, la donna abbandona la propria ritrosia tradizionale (sottolineo tradizionale), in favore della passione e della lussuria - che comunque già il professore subodora in lei (sempre per il discorso che i personaggi sono ambigui, Ikuko è al contempo fredda e lussuriosa). Il professore per soddisfare i propri impulsi è disposto non solo a distruggere la moglie, la sua dignità, la sua umanità, stuprandola quasi ogni notte (con più o meno il suo tacito consenso, che comunque stupro è comunque), ma anche ad arrivare all'autodistruzione. Malato, con la pressione altissima, a rischio embolo costante, il gioco di gelosia e possesso, lo porta a un crollo. E' importante questo: lui è consapevole di quello che gli fa male. Ma non riesce a fermarsi. Il professore, un po' come tutti, d'altronde nel romanzo, è schiavo dei propri impulsi, della loro soddisfazione, che viene prima non solo degli altri, ma perfino di se stesso.
Ma si era detto che la vera protagonista del romanzo è Ikuko. Lei ci viene presentata come "cresciuta in un ambiente feudale, conserva, ancora al giorno d'oggi, molto moralismo antiquato: anzi, quasi se ne fa vanto". Seppur ricca di lussuria, quasi insaziabile, è disposta a concedersi al marito sempre in modo passivo, al buio, con repulsione mal celata. Ovviamente, il divorzio è inconcepibile, accetta l'uomo come si potrebbe accettare il brutto tempo: fastidioso, ma inevitabile. Anche i suoi abiti sono all'insegna della tradizione, il kimono, niente orecchini e così via. A un certo punto viene rivelato dallo stesso professore che scopo suo, della figlia e dell'amante è proprio quello di corrompere Ikuko. Ora. Io del Giappone degli anni '50 non so veramente nulla. Cioè, zero proprio. Ma se dovessi provare a buttare là qualche ipotesi, posso provare a immaginare che fosse un mondo che vedeva le proprie tradizioni, la propria realtà più o meno classica, venire lentamente contaminata dall'apertura all'Occidente. Cioè, il Giappone inizia a uscire dalla sua autarchia, anche geografica, per vedersi contaminato non solo con la cultura, ma anche con l'economia occidentale, un po' come è successo a tutto il mondo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Tanizaki, quindi, mette in scena questo conflitto, questa dualità, sul corpo di Ikuko, la donna della tradizione, che pian piano inizia a indossare orecchini e tailleur, spinta prima dal marito e poi dalla figlia e dall'amante. Fino ad arrivare a uccidere il marito, l'abbandono definitivo di tutte quelle tradizioni, quelle regole, che ne avevano regolato la vita fino a quel momento. Però, oh, vi ripeto: io del Giappone di quegli anni so veramente un cazzo.
GabbianoGabbiano wrote a review
01
(*)(*)( )( )( )
Spoiler Alert
”Il piacere sparirà, quando la verità alla fine verrà fuori”. Due coniugi e i due loro diari quanto mai essenziali per la rappresentazione, a doppia voce, degli stessi momenti della loro vita coniugale in cui risalta essenzialmente l’ambiguità di un rapporto in cui non l’amore ma sesso e seduzione devono procedere, parallelamente, in una continua, maniacale e paradossale ricerca per soddisfare impulsi più che legittimi, ma visti sotto la luce della trasgressione al fine di superare i confini di un’educazione ‘puritana’ che non limita, però, le sollecitazioni dell’istinto.
Una figlia ed un ‘giovane compagno’ che si fanno interpreti dei desideri dei due fino a tessere, non si sa con quanta e quale complicità, una sottile rete di ‘rapporto a tre’ spinti, però, da motivazioni differenti che, se da una parte allentano la pressione del marito nei confronti della moglie, dall’altra li inducono al raggiungimento di obiettivi diversi che, se portano alla realizzazione di lei, come donna/amante, sotto un aspetto meno artificioso, acuiscono nell’uomo/tradito il senso di impotenza causa del suo annientamento fisico.
La sottigliezza psicologica, emergente dalla descrizione minuziosa dei vari quadri e da ogni azione trascritta nei diari pseudo-segreti, fa sì che l’argomento in oggetto non risulti scabroso o disdicevole, perché fa trasparire l’esistenza reale di azioni/reazioni non sempre scontate nella costruzione di un’intesa a due, anche se la conclusione non sarà quella desiderata dall’uno ma raggiunta dall’altra e per nulla ipotizzabile da chi legge.


“Ma poi gettai la maschera dell’autoinganno e…”
SweetnessSweetness wrote a review
03
(*)(*)(*)( )( )