La civiltà olandese del Seicento
by Johan Huizinga
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Destinate a un pubblico tedesco, queste riflessioni originariamente organizzate per tre conferenze non dovevano assumere la forma di un libro. Ma nel 1941, parve all'Autore che la tragedia europea potesse avvalersi di qualche bagliore di luce dal buon uso di una storia che aveva avuto lo spirito di ... More

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Damiano ZerneriDamiano Zerneri wrote a review
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Come si arriva ad interessarsi di storia olandese? Fosse un interrogativo ozioso… e vabbe’. Del resto codesta domanda ne ha un’altra a monte. Ovvero: c’è qualcuno nel nostro paese, al giorno d’oggi, cui possa importare la storia di questo lembo di terra europea nord-occidentale? Non so… non credo… anche perché poi, alla fine, già di per sé appare una questione di poco conto. Voglio dire, mica ci si può indignare del fatto che nessuno s’interessa di vicende storiche nederlandesi!

E comunque, se esiste un’esigua minoranza di persone che si son prese a cuore la nascita del paese de’ tulipani, credo per la maggior parte la cosa gl’è nata per via dell’incredibile fioritura che durante il secolo XVII si ebbe laggiù nelle arti figurative. Per cui ecco che ti avvince quel grande telero d’insieme prodotto da Rembrandt van Rijn, ti mette di sogno in veglia quell’incantevole quadretto con fanciulla di Vermeer, ti fa strolegar d’amore in potenziale il biancore perfetto o metallico di una gonna di raso dipinta da ter Borch, ti vien da pascerti di scampagnate fuori porta a fronte d’una veduta di van Ruisdael, ti vien da immaginare d’avere un giorno moglie-figli-fantesche e cagnolini proprio perché sei al cospetto di un interno “nordico” di de Hooch. Eccetera.

Perlomeno a me è capitato così, dal momento che nel tempo, e quasi inconsapevolmente, ho sviluppato una vera passione per l’arte dei fijnschilders olandesi d’epoca barocca (sebbene le mezze stagioni in freddo della Zelanda o della Gheldria, non le si possano definire strettamente quali autunnali barocchi, per citare di sguincio Ripellino, che il barocco per come lo intendiamo noi è greve, mentre il seicento olandese procede ad una sua levità).

L’aspetto autobiografico della questione non credo però sia particolarmente interessante, per cui passo oltre. E oltre c’è appunto il fatto d’aver scoperto con una certa sorpresa di come questa repubblica, formatasi non dico per caso ma comunque all’incrocio di una serie di circostanze concomitanti, ha costituito nell’arco di circa un secolo un interessante laboratorio sociale. Non mi dilungo nemmeno su questo, su come si articolassero la società, l’economia, la gestione del potere e della giustizia nelle Sette province, poiché per questo ci sono vari testi (la bibliografia non è acclusa, datosi che non ho il rimborso a piè di lista), compreso questo qua, ancorché stenterello, di Huizinga. Dico soltanto che l’Olanda del seicento è stato il primo paese nel quale la classe della borghesia mercantile, secoli dopo imperante, ha costituito l’ossatura di una nazione.

Siccome son di schiatta proletaria e quindi non sono tenuto a tessere le lodi de’ borghesi, lo stesso farei notare di come valori di tolleranza religiosa, di accrescimento del numero di coloro che s’avvicinavano anche solo a livello basico ad arti e scienze e sapere in generale, di non ingerenze o belligeranza con gli stati vicini, si siano enucleati in modo compiuto proprio in una nazione in cui veniva attuato innanzitutto una forma rudimentale e forse inconsapevole di decentramento amministrativo, e, secondariamente, nella quale il ceto produttivo/imprenditoriale innervava del proprio spirito gran parte dell’assetto sociale.

Del libro di Huizinga in particolare direi che è abbastanza stento di sostanza. Ciò non per precisa volontà dell’autore, il quale aveva strutturato queste pagine per un ciclo di conferenze (tenutesi in Germania all’alba del potere hitleriano) e non per una trattazione che fosse per così dire d’ampio respiro. Inoltre in dette pagine si ha meno di sistematico quanto più di disamina storico/sociale attuata attraverso l’analisi dell’opera di alcuni importanti scrittori e pittori nederlandesi, cosa che non credo fosse proprio nella tazzina di tè di Huizinga, che è invece uno storico eminente.

Basti dire che riferendosi a Vermeer, egli scrive che il pittore di Delft “rappresenta un essere umano (di preferenza una donna) mentre compie un atto semplicissimo, in un ambiente sobrio ma dipinto con amorevole cura, mentre legge una lettera, mentre versa il latte da una brocca, mentre attende una barca”. Attende una barca????!!! A meno che per Huizinga quella fanciulla ritratta presso la finestra mentre apre l’imposta (che tra l’altro è il quadro che Vermeer stava dipingendo all’inizio del film della ragazza con l’orecchino di perla, con Colin Firth e Scarlett Johansson) non stia guardando fuori per vedere se arriva qualcosa via acqua. Ma l’atto di guardar fuori può avere mille motivi, per cui la spiegazione non regge. E poi passava un canale davanti alla casa di Vermeer, nell’Oude Langendijk?

Ci sono infine, nel volume, refusi e scarsa cura redazionale qua e là.