La coda lunga
by Chris Anderson
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Nato come articolo, e proseguito su uno dei blog più visitati della rete ( thelongtail.com ), "La coda lunga" si sta di fatto imponendo come la teoria del mercato del futuro, in grado di sovvertire le leggi che regolano il tradizionale meccanismo distributivo (produzione/stoccaggio/vendita al dettaglio).
La diffusione di Internet, il non-luogo dove chiunque in qualunque momento può consultare infiniti elenchi di prodotti, ha permesso di abbatterei costi di distribuzione e magazzino, spezzando il legame che vincolava il successo alla visibilità.
La possibilità di gestire un catalogo virtuale pressoché illimitato ha rivoluzionato il modello economico dominante: semplicemente, vendere anche solo poche copie al mese di migliaia di titoli è più redditizio che vendere migliaia di copie di pochi titoli.
Google, Amazon, iTunes, MySpace: in un momento critico in cui l'economia mondiale si sta interrogando sul proprio futuro, Anderson dimostra che applicando la teoria della coda lunga il mercato potenziale può più che raddoppiare.
La coda lunga rende di più.

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Conrad KoConrad Ko wrote a review
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Spoiler Alert
Alealeale82Alealeale82 wrote a review
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Pubblicato per la prima volta nel 2006, "La coda lunga" è un libro di culto.
Il concetto nasce dalla felice intuizione di Chris Anderson, direttore editoriale della celebre rivista americana Wired, e fa la sua prima apparizione nel blog curato dall'autore: dopo i primi, numerosi feedback positivi, Anderson decide di approfondire quel discorso che culminerà con la versione stampata di "The long tail".
E' molto semplice. Prima della diffusione dei personal computer, della riduzione dei costi dei mezzi di produzione e soprattutto dell'avvento di internet, vivevamo in un'economia di scarsità: negozi dagli spazi limitati, difficoltà nel reperire ciò che si voleva, impossibilità di venire a contatto con prodotti culturali lontani, limiti alla creatività imposti da scarsi e costosi mezzi di produzione. E poi l'esplosione, sempre più rapida, inarrestabile: negozi online in cui si può trovare veramente tutto con un solo click, l'informazione istantanea e a portata di mano, la fine del dominio della televisione e della carta stampata, contrastati dal web e da milioni di blog.
Sia che si parli di merci, di informazioni o di creazioni culturali abbiamo a che fare con una moltitudine di fenomeni con un minimo comun denominatore, una rappresentazione grafica, appunto, a coda lunga: sulla sinistra compaiono gli hit, ovvero quei pochi prodotti capaci di vendere tanto, simbolo dell'economia della scarsità. Procedendo verso destra le vendite via via si abbassano, e si arriva a un limite oltre il quale, per l'economia tradizionale, non è più conveniente andare. Ma in un'epoca in cui i costi di magazzino e distribuzione costano sempre meno - e in alcuni casi il costo è praticamente nullo, vedi iTunes - ecco comparire una coda infinita di prodotti che finalmente acquistano importanza: presi singolarmente ciascuno di essi riesce a vendere poco, pochissimo, ma nell'insieme abbiamo a che fare con un mercato capace di competere con quello degli hit. La classica base dell'iceberg una volta che il livello dell'acqua si abbassa.

Anderson parte dai precursori della coda lunga - i cataloghi delle vendite per corrispondenza, i grandi magazzini - e approda alla storia recente, puntando l'attenzione su casi emblematici e di successo quali eBay, Amazon o iTunes, utili per spiegare la sua teoria: offerta centuplicata rispetto a negozi tradizionali, riduzione o eliminazione dei costi di gestione, magazzino, spedizione e vendita, addirittura eliminazione dell'atomo: il futuro è nei bit. Ma non si ferma qui: al confronto di una normale enciclopedia, Wikipedia è la coda lunga della conoscenza, così come Google, col suo sevizio AdSense, è la coda lunga della pubblicità; la ricerca scentifica, prima campo d'azione di un'elite di professionisti, è giorno dopo giorno favorita dal lavoro e dalla passione di una moltitudine di amatori e sempre più orientata verso un'ottica Pro-Am. Lo stesso dicasi in campo artistico: laddove un tempo riuscivano ad emergere i pochi messi sotto contratto da un editore o da una casa discografica, oggi chiunque abbia voglia e talento può dire la sua, grazie ai cd-r prima e agli mp3 poi, a produzioni indipendenti low cost o alla diffusione di siti che permettono di stamparsi e autopubblicarsi i propri libri. Purtroppo riesce a dire la sua anche chi il talento non ce l'ha (aspetto soggettivo, per prevenire i polemici, ...), ragion per cui il mondo e soprattutto internet, che della sfera fisica rappresenta una gargantuesca estensione, sono invasi di spazzatura: pane per i denti di Chris Anderson, che affronta la spinosa questione se sia meglio o peggio vivere in un mondo dominato dall'abbondanza, e sottolinea l'importanza dei filtri: ancora una volta Google, divenuto in breve lo standard tra i motori di ricerca e il sito web per antonomasia, ma anche il fondamentale ruolo dei blog, dei forum, delle recensioni. Finalmente possiamo dire la nostra, far sentire la nostra voce: viviamo in un mondo in cui non ci viene imposto dall'alto cosa è bene e cosa è male, cosa vale e cosa no. La scelta spetta a noi.
Nel paradiso dell'abbondanza passiamo da una cultura di massa a una cultura di nicchie, in cui la base comune precedentemente imposta si fa via via più ristretta ed ognuno è libero di soddisfare i propri interessi, differenti da persona a persona: stiamo assistendo, specie in ambito musicale, a una frammentazione di generi senza precedenti, nella quale è impossibile individuare una corrente comune caratterizzante il decennio appena trascorso (i già famigerati Anni Zero) e anche stilare una qualsiasi top ten o hitlist perde ogni significato. Non è un aspetto negativo, basta farci l'abitudine e sapere cosa ci piace e a cosa si punta.

Un libro fondamentale, una bussola per orientarsi in un presente del quale siamo sicuri di conoscere tutto, spesso ignari delle infinite possibilità che ci riserva.

thewhitesurfer.blogspot.com
DrwhoDrwho wrote a review
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Carlotta Mismetti CapuaCarlotta Mismetti Capua wrote a review
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Roberto GuiottoRoberto Guiotto wrote a review
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FranciFranci wrote a review
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Marta PaciniMarta Pacini wrote a review
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"PEOPLE HAVE THE POWER"
Proprio l'altro giorno sull'autobus (che ormai è entrato nell'albo dei luoghi fisici comuni per quanto riguarda gli incontri e le conversazioni casuali) una signora di circa 70 anni anni si è interessata al libro che avevo in mano: La coda lunga di Chris Anderson. A vederla aveva l'aria di una semplice pensionata ben vestita giunta a Firenze per un pò di shopping ma, del tutto inaspettatamente, si è presentata come la proprietaria e responsabile di pubbliche relazioni di uno studio che organizza congressi in tutta Italia. Appena appresa la breve teoria espressa nel libro si è subito cimentata in una discussione sullo stato dell'economia attuale, con risultati del tutto rispettabili e forse persino migliori di quelli espressi da me! (solo in seguito mi ha confessato di aver svolto anche la professione di docente universitario). Di fondo comunque, le frasi giravano intorno ai soliti concetti e il succo sembrava essere uno solo: "meno consumiamo, meno facciamo girare l'economia".
Giorni dopo mi sono messa a riflettere su tutte quelle frasi fatte che ogni giorno ci vengono propinate da giornalisti, politici, economisti, esperti di marketing ecc… e alla fine entrano a far parte anche del nostro modo di parlare appena si sente pronunciare la parola magica: economia.
In tutti questi discorsi, pensavo, l'economia potrebbe apparire ad un bambino di 7 anni come una cosa esterna agli uomini, una cosa che non ha niente a che fare con le persone. Si parla sempre di capitale, investimenti, consumo. Ecco, consumo. L'unico ruolo attivo che potrebbero ricoprire gli individui, sempre agli occhi del bambino di 7 anni, sarebbe forse quello di meri consumatori: persone che comprano cose per necessità o per imposizione e che con il loro comprare fanno girare l'economia. Questo il succo dei discorsi concitati della signora sull'autobus.

Io non sono un'esperta di economia e marketing, ma non credo mi serva esserlo per dire che ci sono alcuni concetti che finora non sono stati presi troppo in considerazione dalle comuni teorie economiche. Concetti che, invece, non manca di descrivere Anderson.
Creatività e partecipazione. Questi gli elementi più interessanti su cui riflettere e che attualmente governano i mercati a coda lunga permettendo alle nicchie di costruirsi uno spazio tutto loro (tradotti rispettivamente in democratizzazione degli strumenti produttivi e distributivi e collegamento tra offerta e domanda) .
Oltre al rapporto e alle differenza tra media mainstream e mercati di nicchia, infatti, a mio parere l'aspetto più interessante della teoria della coda lunga è il passaggio dal classico modello "la pubblicità per il prodotto" al nuovo "il prodotto per la pubblicità". Di chi? Di noi stessi: nuovi autori, musicisti e produttori di contenuti creativi. Un libro, per esempio, non è più il prodotto di valore in sé, ma diventa la pubblicità per il prodotto di valore, ovvero l'autore che l'ha prodotto.
Finalmente ci troviamo di fronte ad un riflesso della realtà: là fuori non ci sono più solo dieci prodotti stravenduti (brani musicali, film, libri, ecc…), che vengono percepiti più come eccezioni che come regola. Siamo circondati da migliaia di esempi che ci dimostrano come chiunque possa ritagliarsi uno spazio nell'economia (potenzialmente) mondiale della coda lunga. Il tutto debitamente condito da raccomandazioni, segnalazioni (in puro stile Linkedin) e collegamenti ai nostri prodotti da parte di altri utenti come noi. Sì, da parte di altri utenti come noi. Finalmente viene meno la figura del "cool hunter" che sentenzia chi sia in e chi out, chi può "spaccare" e chi rimarrà per sempre una "nullità", un numero in mezzo agli altri.
In questo scenario siamo diventati i critici di noi stessi. Siamo attori e spettatori allo stesso tempo: da un lato la scena economica si è finalmente spostata anche su di noi, iniziando a prendere in considerazione termini come quelli prima citati (partecipazione, creazione individuale, ecc…) e, dall'altro, abbiamo finalmente raggiunto un maggior potere decisionale (non solo di acquisto) sulle cose che ci vengono proposte (dai prodotti di intrattenimento ai beni fisici veri e propri).
Non siamo più meri consumatori, mia cara signora dell'autobus.
"People have the power". Stavolta veramente però!