La convivialità
by Ivan Illich
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In questo libro Illich sostiene che lo strumento industriale ha oggi superatoin molti casi quella soglia critica oltre la quale diviene controproduttivo;si allontana cioè da quegli scopi per cui era stato progettato e generaimpotenza. Per esempio, la diffusione dei mezzi di trasporto riduce lavelocità

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Ajeje BrazovAjeje Brazov wrote a review
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Da un po' di tempo girovagando per la città, mi ritrovo a guardare più attentamente le automobili che tappezzano le strade, i marciapiedi e mi succede di analizzarle. il fatto è che senza farlo apposta ho realizzato che vedo tutte automobili nuove o comunque non così "vecchie". Perchè? La risposta è semplice, ormai gli "strumenti" che usiamo quotidianamente si "deteriorano" sempre più velocemente (obsolescenza programmata? :-P) e l'esempio delle automobili è palese, quanto inquietante. Mi ricordo al periodo della mia infanzia, ormai 30 anni or sono, il tappezzamento stradale dato dalle automobili parcheggiate o in transito c'era già, ma gli oggetti erano più vari, c'erano automobili molto più vecchie, antiche ecc... Quindi ci stiamo sempre più conformando alla suddetta obsolescenza?
L'esempio della automobile è un esempio, ma lo si può declinare a tutti gli altri (ormai sconfinati) "strumenti" della nostra vita.

Così arriviamo al saggio politico/sociale/ecologico che ho appena finito di leggere: "La convivialità". La convivialità c'è quando una società riesce (ci arriveremo mai?!) a eliminare i pregiudizi, la cattiveria, l'egoismo, insomma quando si arriverà ad instaurare una legame di relazioni sociali aperte alla gioia, al bene ed alla comodità altrui e proprie.
Ivan Illich in nemmeno 150 pagine ci racconta come la società odierna (nel caso del saggio, pubblicato nel 1973, di quegli anni, ma è declinabile tranquillamente anche alla nostra, di quasi 50 anni dopo, gli anni non li risente questo libro) è talmente narcotizzata e drogata dall'industrializzazione sfrenata, dove le libertà personali vengono meno e la creatività è sempre più messa a rischio dagli "strumenti" che l'industria ci propina e che noi consumiamo.

Libro fondamentale per chi come me vuol capire come funziona la "megamacchina" del potere costituito e vede nella convivialità e l'ecologia, il punto di partenza per una vita "nuova" e sana. Il sapere ed il conoscere sono indispensabili per potersi difendere dai soprusi.
Illich mi ha proprio sbalordito, scrittura a tratti anche complessa, ma sempre chiara ed aperta all'avvenire, non ha scritto un libro di regole da seguire, ma un saggio dove si analizza la società malata, sia nell'ambiente circostante che nell'anima degli individui che la abitano.
Un capolavoro, un libro che tutti dovrebbero leggere, per poi trarne le personali considerazioni/riflessioni!

L'industrializzazione moltiplica gli uomini e le cose. I sottoprivilegiati crescono di numero, mentre i privilegiati consumano sempre di più. Di conseguenza, tra i poveri aumenta la fame e tra i ricchi la paura. Guidato dal bisogno e dal sentimento d'impotenza, il povero reclama un'industrializzazione accelerata; spinto dalla paura e dal desiderio di proteggere il suo stare meglio, il ricco s'impegna in una difesa sempre più rabbiosa e rigida. Mentre il potere si polarizza, l'insoddisfazione di generalizza. La possibilità che pur ci è data di creare per tutti maggiore felicità con meno abbondanza, è relegata al punto cieco della visione sociale.
Johnny AppleseedJohnny Appleseed wrote a review
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Libro-manifesto, piccolo classico della contestazione, programma politico; come definire diversamente "La convivialità" di Illich? Innanzitutto dicendo che è stato scritto nel 1973 e che il testo è invecchiato malissimo. Ci sono dei passi che con il senso del poi sono esilaranti come l'apprezzamento per la rivoluzione culturale di Mao che spingeva verso il progetto della convivialità. E' bene partire proprio da qui, da Mao; che cosa attirava tanto Illich? Probabilmente la critica radicale agli "specialisti", siano essi dottori, ingegneri, ecc...Come è noto il tentativo di Mao è stato fallimentare e forse la colpa è dovuta proprio al fatto che, con buona pace di Illich, un dottore e un'infermiera non sono figure interscambiabili proprio in virtù del sapere specialistico che l'autore tanto disprezza. Forse quella lezione dovrebbe far riflettere chi ancora apprezza proprio questo aspetto del filosofo.
In Illlich domina una particolare forma di rousseuanesimo (se così posso esprimermi); la civiltà (tecnologica) è il Male; essa porta nuove malattie che allo stato di natura (vedi quello tradizionale) non c'erano dando vita a figure inutili quali i medici, crea la necessità del moto veloce quando in realtà è meglio andare lentamente, ecc...
Sopratutto crea la scuola; qui l'atteggiamento di Illich è letteralmente nevrotico. L'odio per l'istituzione scolastica è francamente insensato e motivato forse dalle radici di un certo cattolicesimo malsano che vede nella scuola (laica ovviamente) un male senza redenzione. Tutti ricorderanno il suo "Descolarizzare la società" che a me era parso uno dei peggiori testi immaginabili da un pensatore per altro notevole.
Che rimane allora di Ivan Illich? Direi molti stimoli, oscure intuizioni, la forza di una critica radicale che si potrà non condividere ma che è bene conoscere. Bisogna però avere una buona dose di anticorpi filosofici prima di affrontarlo, un po' come succede con un Nietzsche.
Daina SturiDaina Sturi wrote a review
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“In un tempo brevissimo, la popolazione perderà fiducia non soltanto nelle istituzioni dominanti, ma anche in quelle specificatamente addette a gestire la crisi. Il potere, proprio delle attuali istituzioni, di definire valori, si dissolverà di colpo allorché diverrà palese il suo carattere illusorio. A fare da detonatore alla crisi sarà un avvenimento imprevedibile e magari di poco conto…Una coincidenza fortuita renderà manifesta la contraddizione strutturale tra gli scopi dichiarati delle nostre istituzioni e i loro veri risultati.Ciò ch’è già evidente per qualcuno salterà di colpo agli occhi della maggioranza: l’organizzazione dell’intera economia in funzione dello “stare meglio” è il principale ostacolo allo “stare bene”.
Di allucinante chiaroveggenza se si pensa che questo saggio è stato scritto nel 1973 da colui ch’è considerato il padre della politica ecologica, il gran pensatore Ivan Illich.
Parole da ascoltare come oracolo, da leggere come sacre scritture, consigliate davvero a tutti coloro che vogliono prender coscienza dei disatri figli di una ipertrofia del sistema industriale e non solo , causati dallo strumento che da mezzo diviene fine ed, in questo cambio di ruolo, assoggetta completamente l’uomo, condizionandolo in ogni campo della propria esistenza, limitandone autonomia, immaginazione, creatività ed incrementando, esclusivamente, frustrazione ed insoddisfazione.
Questo saggio ci permette di prender atto di tale disumana condizione attraverso una prospettiva coraggiosa, onesta, libera da qualsiasi tipo di controllo o ideologia prefabbricata destinata ad obnubilare la realtà e verità dei fatti. Ci permette di comprendere le profonde cause alla base della crisi che, mai come ora, sta attanagliando il mondo intero nella pluralità dei suoi aspetti, crisi, dalla quale Illich ci aveva anticipatamente messo in guardia!
In queste brevi parole dell’introduzione troviamo riassunto il fallimento dell’egemonia della logica dell’iper-sviluppo, unico ed esclusivo principio regolatore dei nostri tempi:
“Lo società, una volta raggiunto lo stadio avanzato della produzione di massa, produce la propria
distruzione.La natura viene snaturata.Sdradicato, castrato nella sua creatività, l’uomo è rinserrato nella propria capsula individuale.(…) L’uomo diviene accessorio della megamacchina, un ingranaggio della burocrazia”
Ivan Illich individua nella Convivialità la sua soluzione al problema, onesta, radicale e lungimirante:
“La convivialità è la libertà individuale realizzata nel rapporto di produzione in seno a una società dotata di strumenti efficaci”
“Chiamo società conviviale una società in cui lo strumento moderno sia utilizzabile dalla persona integrata con la collettività, e non riservato ad un corpo di specialisti che lo tiene sotto il proprio controllo. Il passaggio dalla produttività alla convivialità è il passaggio dalla ripetizione della carenza alla spontaneità del dono. Infatti nessuna ipertrofia della produttività riuscirà mai a soddisfare i bisogni creati e moltiplicati a gara”
Una soluzione che, come ci rircorda Illich, con gran onestà intellettuale, non è assolutamente semplice ed indolore, del resto come tutto ciò che si presenta non a mo’ di momentanea terapia palliativa ma come vera e propria cura per guarire definitivamente dal male.
“La dissuefazione dallo sviluppo sarà dolorosa.Lo sarà per la generazione di passaggio, e soprattutto per i più intossicati tra i suoi membri.Possa il ricordo di tali sofferenze preservare dai nostri errori le generazioni future”
Ma affinché lo scoramento non ci allontani dal perseguimento della Convivialità in cui tutti dobbiamo sentirci coinvolti, Illich concluderà dicendo:
“I mercenari dell’imperialismo possono avvelenare una società conviviale, possono distruggerla, ma non possono conquistarla”.
Forza e coraggio!