La convivialità
by Ivan Illich
(*)(*)(*)(*)(*)(90)
In questo libro Illich sostiene che lo strumento industriale ha oggi superatoin molti casi quella soglia critica oltre la quale diviene controproduttivo;si allontana cioè da quegli scopi per cui era stato progettato e generaimpotenza. Per esempio, la diffusione dei mezzi di trasporto riduce lavelocità media degli spostamenti; l'iperproduttività produce crisi economiche.L'alternativa a questo stato delle cose è rappresentata da quella che Illichchiama società conviviale". Lo strumento conviviale permette un controllopersonale e diretto, genera efficienza senza ridurre l'autonomia, non crearapporti di dipendenza ed estende il raggio d'azione individuale.

Daina Sturi's Review

Daina SturiDaina Sturi wrote a review
01
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“In un tempo brevissimo, la popolazione perderà fiducia non soltanto nelle istituzioni dominanti, ma anche in quelle specificatamente addette a gestire la crisi. Il potere, proprio delle attuali istituzioni, di definire valori, si dissolverà di colpo allorché diverrà palese il suo carattere illusorio. A fare da detonatore alla crisi sarà un avvenimento imprevedibile e magari di poco conto…Una coincidenza fortuita renderà manifesta la contraddizione strutturale tra gli scopi dichiarati delle nostre istituzioni e i loro veri risultati.Ciò ch’è già evidente per qualcuno salterà di colpo agli occhi della maggioranza: l’organizzazione dell’intera economia in funzione dello “stare meglio” è il principale ostacolo allo “stare bene”.
Di allucinante chiaroveggenza se si pensa che questo saggio è stato scritto nel 1973 da colui ch’è considerato il padre della politica ecologica, il gran pensatore Ivan Illich.
Parole da ascoltare come oracolo, da leggere come sacre scritture, consigliate davvero a tutti coloro che vogliono prender coscienza dei disatri figli di una ipertrofia del sistema industriale e non solo , causati dallo strumento che da mezzo diviene fine ed, in questo cambio di ruolo, assoggetta completamente l’uomo, condizionandolo in ogni campo della propria esistenza, limitandone autonomia, immaginazione, creatività ed incrementando, esclusivamente, frustrazione ed insoddisfazione.
Questo saggio ci permette di prender atto di tale disumana condizione attraverso una prospettiva coraggiosa, onesta, libera da qualsiasi tipo di controllo o ideologia prefabbricata destinata ad obnubilare la realtà e verità dei fatti. Ci permette di comprendere le profonde cause alla base della crisi che, mai come ora, sta attanagliando il mondo intero nella pluralità dei suoi aspetti, crisi, dalla quale Illich ci aveva anticipatamente messo in guardia!
In queste brevi parole dell’introduzione troviamo riassunto il fallimento dell’egemonia della logica dell’iper-sviluppo, unico ed esclusivo principio regolatore dei nostri tempi:
“Lo società, una volta raggiunto lo stadio avanzato della produzione di massa, produce la propria distruzione.La natura viene snaturata.Sdradicato, castrato nella sua creatività, l’uomo è rinserrato nella propria capsula individuale.(…) L’uomo diviene accessorio della megamacchina, un ingranaggio della burocrazia”
Ivan Illich individua nella Convivialità la sua soluzione al problema, onesta, radicale e lungimirante:
“La convivialità è la libertà individuale realizzata nel rapporto di produzione in seno a una società dotata di strumenti efficaci”
“Chiamo società conviviale una società in cui lo strumento moderno sia utilizzabile dalla persona integrata con la collettività, e non riservato ad un corpo di specialisti che lo tiene sotto il proprio controllo. Il passaggio dalla produttività alla convivialità è il passaggio dalla ripetizione della carenza alla spontaneità del dono. Infatti nessuna ipertrofia della produttività riuscirà mai a soddisfare i bisogni creati e moltiplicati a gara”
Una soluzione che, come ci rircorda Illich, con gran onestà intellettuale, non è assolutamente semplice ed indolore, del resto come tutto ciò che si presenta non a mo’ di momentanea terapia palliativa ma come vera e propria cura per guarire definitivamente dal male.
“La dissuefazione dallo sviluppo sarà dolorosa.Lo sarà per la generazione di passaggio, e soprattutto per i più intossicati tra i suoi membri.Possa il ricordo di tali sofferenze preservare dai nostri errori le generazioni future”
Ma affinché lo scoramento non ci allontani dal perseguimento della Convivialità in cui tutti dobbiamo sentirci coinvolti, Illich concluderà dicendo:
“I mercenari dell’imperialismo possono avvelenare una società conviviale, possono distruggerla, ma non possono conquistarla”.
Forza e coraggio!
Daina SturiDaina Sturi wrote a review
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“In un tempo brevissimo, la popolazione perderà fiducia non soltanto nelle istituzioni dominanti, ma anche in quelle specificatamente addette a gestire la crisi. Il potere, proprio delle attuali istituzioni, di definire valori, si dissolverà di colpo allorché diverrà palese il suo carattere illusorio. A fare da detonatore alla crisi sarà un avvenimento imprevedibile e magari di poco conto…Una coincidenza fortuita renderà manifesta la contraddizione strutturale tra gli scopi dichiarati delle nostre istituzioni e i loro veri risultati.Ciò ch’è già evidente per qualcuno salterà di colpo agli occhi della maggioranza: l’organizzazione dell’intera economia in funzione dello “stare meglio” è il principale ostacolo allo “stare bene”.
Di allucinante chiaroveggenza se si pensa che questo saggio è stato scritto nel 1973 da colui ch’è considerato il padre della politica ecologica, il gran pensatore Ivan Illich.
Parole da ascoltare come oracolo, da leggere come sacre scritture, consigliate davvero a tutti coloro che vogliono prender coscienza dei disatri figli di una ipertrofia del sistema industriale e non solo , causati dallo strumento che da mezzo diviene fine ed, in questo cambio di ruolo, assoggetta completamente l’uomo, condizionandolo in ogni campo della propria esistenza, limitandone autonomia, immaginazione, creatività ed incrementando, esclusivamente, frustrazione ed insoddisfazione.
Questo saggio ci permette di prender atto di tale disumana condizione attraverso una prospettiva coraggiosa, onesta, libera da qualsiasi tipo di controllo o ideologia prefabbricata destinata ad obnubilare la realtà e verità dei fatti. Ci permette di comprendere le profonde cause alla base della crisi che, mai come ora, sta attanagliando il mondo intero nella pluralità dei suoi aspetti, crisi, dalla quale Illich ci aveva anticipatamente messo in guardia!
In queste brevi parole dell’introduzione troviamo riassunto il fallimento dell’egemonia della logica dell’iper-sviluppo, unico ed esclusivo principio regolatore dei nostri tempi:
“Lo società, una volta raggiunto lo stadio avanzato della produzione di massa, produce la propria
distruzione.La natura viene snaturata.Sdradicato, castrato nella sua creatività, l’uomo è rinserrato nella propria capsula individuale.(…) L’uomo diviene accessorio della megamacchina, un ingranaggio della burocrazia”
Ivan Illich individua nella Convivialità la sua soluzione al problema, onesta, radicale e lungimirante:
“La convivialità è la libertà individuale realizzata nel rapporto di produzione in seno a una società dotata di strumenti efficaci”
“Chiamo società conviviale una società in cui lo strumento moderno sia utilizzabile dalla persona integrata con la collettività, e non riservato ad un corpo di specialisti che lo tiene sotto il proprio controllo. Il passaggio dalla produttività alla convivialità è il passaggio dalla ripetizione della carenza alla spontaneità del dono. Infatti nessuna ipertrofia della produttività riuscirà mai a soddisfare i bisogni creati e moltiplicati a gara”
Una soluzione che, come ci rircorda Illich, con gran onestà intellettuale, non è assolutamente semplice ed indolore, del resto come tutto ciò che si presenta non a mo’ di momentanea terapia palliativa ma come vera e propria cura per guarire definitivamente dal male.
“La dissuefazione dallo sviluppo sarà dolorosa.Lo sarà per la generazione di passaggio, e soprattutto per i più intossicati tra i suoi membri.Possa il ricordo di tali sofferenze preservare dai nostri errori le generazioni future”
Ma affinché lo scoramento non ci allontani dal perseguimento della Convivialità in cui tutti dobbiamo sentirci coinvolti, Illich concluderà dicendo:
“I mercenari dell’imperialismo possono avvelenare una società conviviale, possono distruggerla, ma non possono conquistarla”.
Forza e coraggio!