La cosa smarrita
by Shaun Tan
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La cosa smarrita è una creatura casualmente incontrata sulla spiaggia, durante una passeggiata, da un ragazzo occhialuto e spettinato. Enorme, rossa, un artopode meccanico con le sembianze di una teiera. Una storia snella che si snoda con facilità tra le tematiche che illuminano l'universo Shaun Tan, come l'infinito, la solitudine, il tempo eccepito, il mistero, l'enigma e le strade da percorrere. Il protagonista senza nome cerca di comprendere l'origine della cosa ritrovata osservandola e interpretandola.

Yuko86~Living For Books's Review

Yuko86~Living For BooksYuko86~Living For Books wrote a review
02
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Avevo sentito mesi fa parlare di Shaun Tan per il suo silent book L'approdo, ma non mi era ancora mai capitato di avvicinarmi a una sua opera.
Ho trovato La cosa smarrita nel reparto dei libri illustrati per bambini e sono stata subito catturata dalla sua copertina.
Protagonista della vicenda è un ragazzino che, mentre è a cercare tappi sulla spiaggia per la sua collezione, trova una strana e non meglio definita Cosa, che evidentemente è stata smarrita.

Le si avvicina, le parla, giocano insieme. Quando però giunge la sera non sa bene come fare, perché non sa di chi sia né dove abiti la Cosa. Decide allora di tenerla con sé. I due trascorrono momenti felici insieme, ma il loro idillio è destinato a non durare: i genitori si oppongono alla permanenza della Cosa a casa loro, e quindi al ragazzo non resta altro da fare che portarla presso una sorta di enorme deposito degli oggetti smarriti, pubblicizzato in ogni dove. Ma sarà davvero quello il posto giusto per la Cosa? A voi il piacere di scoprirlo.
Una trentina di pagine che mi hanno piacevolmente colpito e ammaliato. La città rappresentata da Tan è un luogo grigiastro, piatto, triste, in cui la Cosa, con il suo bel colore rosso, spicca come non mai: eppure, nonostante ciò, nessuno la nota, nessuno le si avvicina, nessuno la aiuta. Sono tutti troppo concentrati su sé stessi e sulla loro vita, sui loro crucci e i loro problemi. Nessuno si accorge di averla persa, i genitori del protagonista neppure si accorgono di averla in salotto finché lui non la fa notare loro. L'indifferenza domina questa società e ciò si riflette nei suoi colori, nelle sue vie, nei suoi abitanti, che hanno perso verve e sono diventati grigi.

Una Cosa che volontariamente rimane vagamente definita e in cui il lettore può identificare ciò che più lo aggrada. Nel momento in cui poi al protagonista viene imposto di liberarsene ci veniamo a scontrare con la facilità con cui ci liberiamo delle cose, senza preoccuparci più di tanto di dove esse andranno a finire. E non lo facciamo solo con le cose, ma anche con le persone. E, secondo Tan, pare che solo chi continua a guardare le cose con l'innocenza di un bambino, con un occhio ancora aperto alla meraviglia, possa fare la differenza ed essere davvero, ancora, umano.
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Avevo sentito mesi fa parlare di Shaun Tan per il suo silent book L'approdo, ma non mi era ancora mai capitato di avvicinarmi a una sua opera.
Ho trovato La cosa smarrita nel reparto dei libri illustrati per bambini e sono stata subito catturata dalla sua copertina.
Protagonista della vicenda è un ragazzino che, mentre è a cercare tappi sulla spiaggia per la sua collezione, trova una strana e non meglio definita Cosa, che evidentemente è stata smarrita.

Le si avvicina, le parla, giocano insieme. Quando però giunge la sera non sa bene come fare, perché non sa di chi sia né dove abiti la Cosa. Decide allora di tenerla con sé. I due trascorrono momenti felici insieme, ma il loro idillio è destinato a non durare: i genitori si oppongono alla permanenza della Cosa a casa loro, e quindi al ragazzo non resta altro da fare che portarla presso una sorta di enorme deposito degli oggetti smarriti, pubblicizzato in ogni dove. Ma sarà davvero quello il posto giusto per la Cosa? A voi il piacere di scoprirlo.
Una trentina di pagine che mi hanno piacevolmente colpito e ammaliato. La città rappresentata da Tan è un luogo grigiastro, piatto, triste, in cui la Cosa, con il suo bel colore rosso, spicca come non mai: eppure, nonostante ciò, nessuno la nota, nessuno le si avvicina, nessuno la aiuta. Sono tutti troppo concentrati su sé stessi e sulla loro vita, sui loro crucci e i loro problemi. Nessuno si accorge di averla persa, i genitori del protagonista neppure si accorgono di averla in salotto finché lui non la fa notare loro. L'indifferenza domina questa società e ciò si riflette nei suoi colori, nelle sue vie, nei suoi abitanti, che hanno perso verve e sono diventati grigi.

Una Cosa che volontariamente rimane vagamente definita e in cui il lettore può identificare ciò che più lo aggrada. Nel momento in cui poi al protagonista viene imposto di liberarsene ci veniamo a scontrare con la facilità con cui ci liberiamo delle cose, senza preoccuparci più di tanto di dove esse andranno a finire. E non lo facciamo solo con le cose, ma anche con le persone. E, secondo Tan, pare che solo chi continua a guardare le cose con l'innocenza di un bambino, con un occhio ancora aperto alla meraviglia, possa fare la differenza ed essere davvero, ancora, umano.