La crociata delle tenebre
by Giulio Leoni
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Dante Alighieri, durante una visita a Roma, si trova alle prese con una serie di violenti omicidi per risolvere i quali sarà costretto a mettere in dubbio delle certezze.

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BombaBomba wrote a review
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Giogio53Giogio53 wrote a review
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Febbraio nero - 22 feb 15
Poco meno di un mese è passato dalla lettura del precedente “Noir nella storia”, un decente giallo storico francese. Ora, passando ad un autore di cui avevo letto altre prove, mi aspettavo qualcosa in più. Invece, siamo scesi in una specie di “Fossa delle Marianne” del piacere di leg-gere. Leoni ebbe una quindicina di anni fa l’idea di riprendere quanto altri fecero e fanno con personaggi famosi, mettendoli in situazioni “altre” da quelle cui sono noti. E decise, da buon letterato, di utilizzare Dante Alighieri ed un’ambientazione trecentesca per questi suoi mistery. Otto anni fa, all’inizio di queste trame, ne lessi due, che commentai telegraficamente così: “L’idea sembrava promettente, ma le trame sono flebili e, volendo toccare tutto, fa enormi guazzabugli.” Certo le prime trame non andavano molto per le lunghe, volendo fissare ricordi istantanei. Ora, essendo uscito il quarto ed ultimo volume (noto) della serie dantesca, pur con dei tempi biblici, ne ho affrontato la lettura. E ribadisco e rafforzo i giudizi di allora. L’idea di mettere il buon Dante, nel mezzo dell’esercizio della sua vita pubblica, in situazioni “gialle” sa-rebbe quanto meno da prendere come divertente. Peccato che qui, la parte noir sia talmente strampalata da risultare improbabile ed improponibile. Leoni si salva certo in alcuni punti, perché conosce molto bene sia Dante sia Virgilio sia gli scenari del Trecento a cavallo dell’Anno Santo. Scenari che, per sommi capi, conosciamo anche noi. Così non ci meravigliamo di vedere Dante come ambasciatore di Firenze alla corte di Bonifacio VIII (fatto storico), di vedere in Roma le lotte tra Caetani e Colonna (idem) compresa la presenza di Giacomo “Sciarra” Colonna, quello dello schiaffo di Anagni (idem), di sentire da lontano i brontolii di Filippo il bello verso i Templari (idem), di farci giungere le notizie di lotte e di cambiamenti sempre in quel di Firenze tra Bianchi e Neri (ari-idem). Ed anche fatto storico accertato è il permanere di Dante più del previsto in Roma, trattenuto ora da questo ora da quel motivo, tanto che, visti i capovolgimenti avvenuti nel frattempo in Firenze, lui stesso sarà bandito ed esule errerà per l’italico suolo, consolandosi nel comporre la sua magistrale Commedia. Dove ad esempio metterà il papa che tanto ha osteggiato all’Inferno benché il prelato d’Anagni non sia ancora morto. Ma non si può, pena di rasentare il ridicolo, terminare quasi 400 pagine di “dantologia”, con la seguente frase: “ripeté, alzando gli occhi alle stelle.” Ma ci si prende in giro? Quanto si cade in basso da ”e quindi uscimmo a riveder le stelle”, da “puro e disposto a salire alle stelle”, per arrivare a “l’amor che move il sole e l’altre stelle.” Detto quindi delle brame letterarie del nostro scrittore, veniamo ora alla risibile storia “noir”. Che quando Dante arriva in quel di Roma (dove devo ribadire la capacità, unica forse, di ricostruire alcuni elementi della topografia cittadina veramente notevoli, soprattutto nella zona che meglio conosco, intorno a Castel Sant’Angelo) vengono ripescate dal Tevere diverse donne “eviscerate”. Ma sono prostitute, e nessuno se ne cura. Solo Dante, pur preso dalle beghe politiche, si arrovella ogni tanto su questo problema. Intanto viene preso sotto la protezione di un senatore romano, tal Saturnino Spada (inventato) che non solo gli regala una copia autografa dell’Eneide (falso), ma lo coinvolge nell’idea di una nuova crociata per liberare Gerusalemme. Crociata ovviamente falsa (perché sarebbe stata la decima, mentre nove furono le missioni in Terra Santa), e di copertura di una folle idea, nella quale lo Spada coinvolge la bella figlia Fiamma (che tenta di sedurre Dante), lo Sciarra Colonna di cui sopra, un legato veneziano Martino Canal da Vinegia (reale), il capo della comunità ebraica di Roma Manoello Giudeo (nome volgarizzato di Immanuel Romano, reale poeta ebraico vissuto a Roma nel periodo) ed un persiano zoroastriano cabalista, tal Kansbar. L’idea folle di Spada, cui non si sa quanto gli altri assecondino fino in fondo, è di riportare in Roma il culto di Iside. Una volta scoperta questa “bubbola”, tutto ne scende di conseguenza: gli eviscerati sono ovviamente tentativi di ripercorrere l’antico rito della mummificazione egiziana. La rivolta degli improbabili finisce nel novembre del 1301 durante una delle solite esondazioni del Tevere. Il tutto senza coinvolgerci minimamente né nella parte gialla (troppo campata per aria e trattata in margine) né nella parte storica (troppo travisata in maniera “goliardica” per approntare quella fantomatica crociata). Insomma, ne parlai male allora, ne leggo perché parte di una collana per altri versi meritoria (ed alla fine se ne tirerà le somme), ma ribadisco il mio totale disappunto verso questo inutile libro.
alegalloalegallo wrote a review
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DElyMythDElyMyth wrote a review
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PaolaPaola wrote a review
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ElleCiElleCi wrote a review
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Mangione Andrea1984Mangione Andrea1984 wrote a review
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