La democrazia in trenta lezioni
by Giovanni Sartori
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Che cosa vuoi dire, esattamente, "democrazia"? Quali sono le condizioni necessarie per renderla "possibile"? In quali e quanti modi può funzionare il processo che porta milioni di elettori a scegliersi poche decine di rappresentanti? Chi sono i filosofi che hanno formulato le grandi leggi della demo... More

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Piervito Gigante Piervito Gigante wrote a review
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Breviario di democrazia
Personalmente mi sono procurato questo libro per dare una piccola sistemata a tutte quelle conoscenze che, in maniera più o meno diretta, ruotano attorno alla parola "democrazia", che innegabilmente è una delle più usate e, soprattutto abusate, degli ultimi tempi.
In tale prospettiva credo che Sartori in queste trenta lezioni, concepite a dire il vero per "studenti" un pochino svogliati (quali possono essere gli spettatori di un programma televisivo di approfondimento come quello da cui è stato tratto il libro), non tradisca le attese. Il politologo, infatti, ripercorre con grande chiarezza, nonostante la brevità, le principali tappe della storia della democrazia, dalla Polis ai giorni nostri, e in particolare insiste sulle condizioni necessarie affinché uno stato possa dirsi democratico, non sottraendosi poi alle questioni più attuali e, se vogliamo, spinose, come l'esportabilità teorica della democrazia e il rapporto tra democrazia e religione.
Ho trovato molto condivisibile, inoltre, la scelta di soffermarsi con una certa sistematicità sulla storia e l'etimologia delle parole chiave che punteggiano il discorso, rendendo più efficace la comprensione dei momenti in cui parole come "democrazia", "rivoluzione", "eguaglianza" o "liberalismo" cominciano a venire percepite in un senso affine a quello corrente e di come nascano alcuni paradossi o ambiguità.
Il prezzo da pagare per tanti argomenti (le "pillole" scelte dall'autore comprendono anche utopismo, liberismo, socialismo, mercatismo, economicismo, etc.) in così poco spazio è, inutile a dirsi, la profondità con cui gli stessi vengono trattati, e se Sartori riesce comunque a venire più che dignitosamente a capo delle sue conclusioni pur con tanto materiale, ciò non toglie che molte sue argomentazioni risultino, necessariamente, solo abbozzate e a volte scheletriche, più che asciutte.
Per quanto riguarda le questioni più o meno controverse mi ha abbastanza convinto la posizione di Sartori sulla paternità occidentale della (liberal-)democrazia e anche la sua esportabilità, almeno in linea di principio (nel testo sono citati gli esempi di Italia, India e Giappone), il tutto in aperta, polemica, contrapposizione con la "democrazia degli altri" propugnata senza i dovuti riferimenti a strutture politico-istituzionali da diversi intellettuali, e tra questi è preso di mira il premio Nobel per l'economia Amartya Sen, accusato espressamente di "terzomondismo" politically correct.
Mi ha lasciato invece più scettico la risolutezza con cui Sartori sembra escludere, di fatto, una convivenza tra democrazia e Islam, riconosciuto come un ostacolo in qualche modo insormontabile per una conversione delle società di stampo teocratico in democrazie compiute, su questo mi pare troppo legato agli esempi forniti dalla storia recente.
Un altro punto su cui mi trovo in disacordo è la connotazione restrittiva in senso antidemocratico di multiculturalismo, teso qui ad indicare esclusivamente un tipo di società disgregata in un caotico insieme di componenti incoerenti ed inconciliabili, presentato, quindi, come antitetico al pluralismo, che invece è il sale della democrazia. Dal mio punto di vista il termine multiculturalismo andrebbe inteso in un contesto più generale, e una società plurale non è detto che non possa anche essere multiculturale, con più culture che si integrano in maniera soddisfacente o, comunque, pacifica.
Apprezzabili, infine, le critiche al massiccio fronte degli economisti incapaci (disinteressati?) di prevedere le crisi sistemiche e ormai del tutto organici ai mantra dell'economicismo che ignora i limiti del Mercato, così come lucida è l'autocritica, estesa a tutte le scienze sociali, che da decenni sono incapaci di fornire modelli in grado di ottenere risultati apprezzabili, perché elaborati con l'illusione di poter prescindere da condizioni contingenti ed effetti collaterali. Per far fronte a questo rifiuto nefasto dell'empirismo Sartori propone una ricetta che chiama "calcolo dei mezzi", che sarebbe una versione generalizzata del rapporto "costi/benefici"; nulla di innovativo quindi, però fa una certa impressione che prima di tuffarsi in ponderose opere di ingegneria costituzionale politici e tecnici non attuino di routine misure che, i fin dei conti, sarebbero dettate dal semplice buon senso.
BibliòfufiBibliòfufi wrote a review
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