La donna mancina
by Peter Handke
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Questa scheda è doppia.

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Evi *Evi * wrote a review
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Così scrissi in ottobre 2019 per l'assegnazione del Nobel Letteratura 2019
Ho voluto provare il Nobel che ha vinto quest'anno, per ora solo la quota azzurra del premio Peter Handke, per poi magari passare alla quota rosa del premio Olga Tokarczuk , premio che quest'anno ha assegnato due Nobel per la letteratura.
Ho cominciato La donna mancina a scatola chiusa, come un salto nel buio perché Handke è un nome poco rimbalzato nelle mia entourage di echi letterari, tam tam da contatti, vicini, input mediatici, molto rari gli ammiccamenti sugli scaffali di librerie, quelle vere e fisiche.
Quindi prima di leggerlo non mi informo molto, so solo che un mese fa aveva vinto il Nobel.
Il libro è molto breve 65 pagine, il titolo è strano La donna mancina, mancina nel significato antico latino di mancante, qualcosa di fuori posto come sbagliato. È una storia esilissima, un po’ improbabile, con un taglio cinematografico apprezzabile (infatti in seguito scoprirò che Handke è stato oltre che drammaturgo, saggista, poeta, scrittore in prosa anche regista - da questo film hanno tratto un film).
Due parole sulla trama, pressoché inesistente: una donna chiede improvvisamente al marito di lasciarla, da un giorno all'altro senza un motivo, almeno senza un motivo comprensibile al lettore che non conosce, né mai conoscerà gli antefatti. Lui acconsente non senza stupore ma senza ribellarsi, come succede solo nei libro o nei film…
E da lì un tuffo della donna mancina dentro la solitudine

Sono così sola che la sera prima di dormire spesso non ho nessuno su cui potrei riflettere, semplicemente perché durante la giornata non sono stato con nessuno.

Handke è molto abile a rendere questo stato esistenziale non come una privazione ma quasi come una ricchezza, Marianne (è il nome della donna) da sola comincia a vedere le cose, i paesaggi, la sua casa, suo figlio con una chiarezza e consapevolezza che prima non riconosceva, la sua solitudine diventa una conquista interiore, mai una condanna.
Il libro comunque è abbastanza noioso, scritto con cura pulito, ma non mi ha lasciato granchè .
Nota a margine il Nobel a Handke ha scatenato un putiferio di polemiche, Handke è austriaco ma sloveno per parte materna ed è sempre stato emotivamente coinvolto nelle questioni balcaniche; in passato ha negato e poi ritrattato la strage d Sebrenica con posizioni abbastanza vicine al negazionismo, ha parteggiato senza ombra di fraintendimenti alla causa serba inneggiando alla figura di Milosevic.
Tutto ciò ha riproposto l’annoso problema morale se tenere separato o no l’autore dalla sua opera. Peter Handke è andato a rimpolpare la schiera degli artisti maledetti Celine, Heidegger, Ezra Pound, Mishima, D’annunzio che oggi non potrebbero varcare la soglia del Salone del Libro di Torino.
Tutto ok ma la scelta di Stoccolma non poteva essere meglio ponderata? Volevano scatenare la polemica per dare nuovo vigore e visibilità al premio, non immaginavano le conseguenze? Non credo mancassero autori da impalmare, soffiare sul fuoco inutilmente, dare il fianco alla polemica mi sembra oltremodo rischioso oltrechè a volte stupido.
In ogni caso non mi sono ancora fatta un’idea chiara di questo autore, un unico libro oltretutto di 63 pagine non è sufficiente per dare un giudizio su un autore dalla produzione così ricca, di lui proverò a leggere altro.
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Spoiler Alert
Dory - per RFS
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La donna mancina di Handke è un libro breve ma molto intenso. Quello che più mi ha colpito è sicuramente la voluta povertà di trama che contrasta con l’assoluta potenza del romanzo.

La donna mancina è Marianne che, una sera, dopo una commovente dichiarazione d’amore del compagno, decide, contrariamente a ciò che ci si sarebbe aspettato, di spezzare il loro legame, vivere sola con il figlio e riprendere in mano la propria vita di traduttrice.

A nulla valgono le insistenze del compagno per tornare alla normalità, a nulla i consigli dell’amica e del padre, Marianne prosegue nel suo tentativo di vivere in completa solitudine e, finalmente, liberare se stessa da qualsiasi forma di rapporto umano socialmente accettato.

Quello che, secondo me, è riuscito all’autore è stato di far comprendere al lettore quanto la diversità (nel libro identificata con l’essere mancini) sia una risorsa ma, soprattutto, un atto di coraggio.

Non posso dire che questo libro mi sia piaciuto, sarebbe altamente riduttivo; questo romanzo non deve né piacere né non piacere, è uno spaccato di vita tracciato in maniera così sensibile che può suscitare solo la nostra ammirazione.

Ne ha tratto un film l’autore stesso diventando, così, regista per l’occasione. Non posso che recuperarlo al più presto per vedere come un romanzo così asciutto, dallo stile secco e perentorio sia divenuto una pellicola per il cinema.

Ho aspettato qualche giorno per scrivere questa recensione perché ero molto confusa ma, alla fine, ha vinto la sensazione di essermi ritrovata completamente nella protagonista: una donna che rinuncia alla normalità e a ciò che la società si aspetta da lei per inseguire il suo amore particolare per la solitudine e, come viene più volte detto, per coloro che nella vita sono maldestri, sbagliati, insomma, mancini.

Pur nella sua stranezza, ho trovato, quindi, questo romanzo una piccola pietra preziosa nell’attuale deserto letterario che camuffa il nulla da dire con trame rocambolesche ma vuote di significato.

Sicuramente, La donna mancina è un gioiello dal passato che mi sento di consigliare a tutti.
gis55gis55 wrote a review
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