La fabbrica
by Hiroko Oyamada
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5
ziabiceziabice wrote a review
01
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Buon esordio, ma non brilla
La Fabbrica è un enorme complesso industriale che dà lavoro a migliaia di persone. È una città nella città, con ristoranti, bar e negozi, tagliata in due da un grande fiume, a sua volta attraversato da un ponte che ne unisce il lato nord e quello sud. Anche la fauna che vive intorno alla fabbrica è unica: ci sono delle grosse nutrie e degli uccelli neri, simili a cormorani, che restano immobili per tutto il tempo, incapaci di volare e che vivono raggruppati stretti come macchie di tenebra sul panorama.
Nel libro seguiamo le vicende di tre personaggi sui generis: il ricercatore universitario precario Furufue è stato assunto per catalogare muschi e lo farà per quindici anni; la giovane neolaureata Yoshiko viene assunta a contratto per distruggere documenti e suo fratello Ushiyama, che aveva perso all'improvviso il lavoro da tecnico informatico a causa di una ristrutturazione aziendale, viene assunto per correggere bozze.

Così, mentre i protagonisti si istituzionalizzano e scoprono il ritualismo legato ad un lavoro vuoto e totalmente insignificante, con colleghi altrettanto insignificanti, affiorano nella loro coscienza interrogativi escatologici che sembra abbiano sempre come risposta che il lavoro li stia svuotando di senso e che potrebbero soccombere a quello stile di vita.

Nel libro c'è tutto quello che vi aspettereste da un romanzo giapponese: ci sono i giovani imbranati, persone oppresse dalle pressanti aspettative sociali, quel senso di inadeguatezza, quel rispetto dei ruoli, l'incapacità nipponica di dire no. E poi la Fabbrica, che si staglia come un'oscura presenza sullo sfondo.

Ma nonostante una buona narrazione e una buona gestione dell'inquietudine latente comune ad ogni romanzo che potremmo definire kafkiano, l'autrice non arriva fino in fondo, non dà mai la sferzata. Mentre le voci narranti si alternano, riesce a disegnare bene un quadro surreale, ma arriva col fiato corto quando ci sarebbe da fare quello scatto in più. Ne esce fuori un romanzo che sulle prime intriga e inquieta, ma che poi va spegnendosi poco a poco.

Se questo libro fosse stato un racconto lungo invece di un romanzo breve, molto probabilmente il mio giudizio finale su di esso sarebbe cambiato, ma purtroppo nella sua forma attuale questo romanzo non mi ha convinto. È comunque un onesto romanzo d'esordio che fa ben sperare per i futuri lavori dell'autrice.