La famiglia Karnowski
by Israel Joshua Singer
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Israel J. Singer è un maestro dimenticato, rimasto per troppo tempo nel cono d'ombra del più celebre fratello minore Isaac B., Premio Nobel per la letteratura. La pubblicazione di questo libro, fra i memorabili del secolo scorso eppure a lungo ignorato, ha quindi il sapore di un risarcimento: soprat... More

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DomenicoDomenico wrote a review
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Ferito a morteFerito a morte wrote a review
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#theansweris42#theansweris42 wrote a review
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I Karnowski sono una famiglia ebrea, originaria di un paesino polacco che a David, capostipite della famiglia, sta stretto in quanto troppo tradizionalista. Decide quindi di trasferirsi in Germania con sua moglie Leah e lì nasceranno i loro figli, Georg e Rebecca.

Siamo alla fine del 1800 e sappiamo bene che, di lì a poco, la Germania non sarà un bel posto in cui vivere per gli ebrei, e un po’ per tutti i non ariani, ma questo, se David non lo sa ancora, suo figlio Georg comincia ad intuirlo, soprattutto dopo che, a causa delle leggi razziali, è costretto ad abbandonare la professione medica che gli aveva dato molte soddisfazioni.

Il Karnowski che soffrirà di più per l’avvento del Nuovo Ordine sarà Jegor, ebreo da parte di padre, ma figlio di una donna ariana, il quale vedrà nel ramo paterno della famiglia la causa di tutti i suoi problemi, e che farà di tutto per essere riconosciuto come un ariano purosangue.

Bellissimo libro e bellissime descrizioni, attente ed accurate. Singer delinea la psicologia dei diversi personaggi con una maestria unica, facendone emergere ogni sfaccettatura del carattere. Il mio preferito è Solomon Burak, mercante ebreo capace di cadere in disgrazia e rialzarsi mille volte, senza mai perdere il sorriso. Memorabile il suo motto “Un quattrino in più, uno in meno, vivi e lascia vivere”.

Forti anche le descrizioni delle prime avvisaglie del Nuovo Ordine, gli insulti agli ebrei, la comparsa dei soldati dagli stivali lucidi, le canzoni inneggianti alla morte degli ebrei, l’illusione di ognuno che, tanto, non sarebbe toccato a loro, ma ad altri, la fuga, per chi ha potuto, oltreoceano, la deportazione nei campi di concentramento anche di personaggi pubblici che, fino a poco tempo prima erano stimati. A proposito di questo mi ha stupito l’episodio della dottoressa tornata dal campo di concentramento, dove ha avuto anche modo di studiare l’inglese. I libri di storia mi hanno raccontato altro, ma il mistero mi si è chiarito nel momento in cui ho letto la biografia dell’autore. Singer, infatti, è emigrato negli U.S.A. nel 1934 e lì è morto 10 anni dopo. Non ha visto la fine della guerra e l’orrore all’apertura dei cancelli dei Lager, altrimenti, ne sono certa, avrebbe scritto altro.

TeofanoTeofano wrote a review
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La famiglia Karnowski

Una saga familiare ebraica che si sposta dalla Polonia al nuovo mondo passando per la Berlino della prima metà del '900, dal periodo guglielmino ai fasti culturali della repubblica di Weimar, fino alla lugubre ascesa di quelli che nel libro vengono definiti "uomini con gli stivali.
Il contesto storico comunque, non è mai ben definito dall'autore, che preferisce concentrarsi sugli effetti del clima politico- sociale sulla vita dei testardi componenti della famiglia Karnowski e dei loro conoscenti di origine ebraica ma di diverso lignaggio.
Chi ama il bildungsroman si getti pure a capofitto su questo corposo romanzo: di formazioni infatti ne abbiamo due ben dettagliate e sviscerate; quella dell'acclamato ginecologo Georg Karnowski, e quella assai problematica di suo figlio Jegor, torturato dalla sua doppia identità ebraica e "ariana" in un periodo in cui questa cosa era letteralmente di "vitale" importanza.
Quanto alla formazione del capostipite David, lui pare nato "formato".
Del resto lo incontriamo già uomo fatto, finito e maritato; un tipo rigido ed erudito che lascia il piccolo Shetl di Meilniz in Galizia, a causa di un accanito dissidio fra il suo ebraismo illuminista e quello oscurantista del rabbino di riferimento.
Le formazioni di cui sopra si alimentano nel conflitto padri- figli, che genererà profonde spaccature fra congiunti che arriveranno all'odio e alla ripulsa, e si mitigheranno solo in situazioni di assoluta emergenza.
Il romanzo è stato pubblicato nel 1943 da Israel, il maggiore dei fratelli Singer, all'epoca già emigrato negli Stati Uniti e prossimo alla fine della sua esistenza terrena.
Si può quindi presumere che difficilmente lo scrittore fosse a conoscenza della "soluzione finale", il contributo che però porta alla comprensione del problema per cui gran parte del suo popolo rimase intrappolato nella Germania nazista è fondamentale.
Anche quando iniziano le prepotenze delle S.A e la propaganda antisemita, gli ebrei che vivono da generazioni in Germania e disdegnano l'yiddish, si sentono al sicuro, lo stesso dicasi per i combattenti e invalidi della prima guerra normale. Anche chi, come David, sebbene nato in Polonia ha fatto sempre suo il motto " ebreo in casa, tedesco fuori casa" si sente immune da rappresaglie e odi razziali.
Ci sono poi facoltosi commercianti che pur ostentando la propria origine, pensano che con qualche bustarella appianeranno ogni difficoltà. Ognuno si crea la propria convinzione che comunque a pagarla sarà qualcun altro.
Singer fa un ritratto veritiero nel mostrarci le "gerarchie" che dividono i berlinesi di origine ebraica; la puzza sotto il naso e lo snobismo di alcuni componenti più abbienti e integrati nei confronti del popolino recentemente inurbato che ingenuamente offre un'immagine folkloristica della propria origine non rinunciando a barbe, filatteri, versetti della torah, e a tutto quell'armamentario che ha fatto la fortuna dei vignettisti antisemiti ed ha costituito il nerbo della nefasta propaganda nazista.
Il libro non è per me il capolavoro decantato in massa dai suoi lettori:  devo dire che, saga per saga, ho apprezzato maggiormente "La famiglia Moskat" di Isaac Bashevis, forse perché più introspettiva e intrigante.
Si tratta comunque di un ottimo romanzo, che offre al lettore un tragitto piano e arrendevole non privo di ironia e di episodi stuzzicanti.
Il suo maggiore pregio è l'eloquenza estrema dei fatti umani rappresentati che gli permettono una completa rinuncia a digressioni, elucubrazioni e pedanterie storiche.
Il fatto che io rinunci malvolentieri a questi elementi, è un problema solo mio.




Giogio53Giogio53 wrote a review
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Riscoperte del Duemila - 24 gen 21
Non vorrei sbagliarmi, ma credo sia il primo libro in yiddish che compare nelle mie letture degli ultimi quindici anni. Poiché, ricordo ai pochi smemorati, sono questi gli anni in cui ho cominciato a tenere un conto esatto di tutte le mie letture. Guardando le mie note, vedo che negli anni ’90 lessi qualcosa del più famoso fratello, il premio Nobel Isaac B. Singer. Qui, invece, abbiamo un puro esempio di letteratura yiddish, il cui autore, Israel Joshua Singer (il cui nome in yiddish dovrebbe essere Yisroel Yehoshua Zinger) è il fratello maggiore di Isaac. Per non fare confusione, quindi, lo chiamerò per nome.
Benché comunque non abbia scritti tradotti dall’yiddish, ci sono molti autori di lingua inglese che hanno una formazione yiddish, e si sente. Tanto per citarne alcuni, abbiamo Bernard Malamud, Philip Roth, e Jonathan Safran Foer, tra gli altri. Israel mi sembra ben dotato nella scrittura e nelle idee. E questi Karnowski, pur nelle ovvie diversità, sembrano parenti dei più tardi Muskat di Isaac. Intanto, il libro è uscito alcuni anni prima, ed entrambi i fratelli erano da anni negli Stati Uniti, per cui è probabile che si scambiassero opinione. Ma la possibile similitudine è solo nell’idea, quella di seguire l’evoluzione di una famiglia nel corso degli anni.
Poiché infine, non ho letto i Muskat, mi concentro su questa lettura, che ritengo degna di alti onori. Ha di certo i segni dell’età. Non sempre ottanta anni passano senza lasciare traccia. Tuttavia, la capacità di Israel di darci pochi elementi cronologici fa in modo che alcune tematiche possono essere sentite senza tempo. Ovvio non quella di fondo, che da ebreo ha sentito sulla propria pelle: la fuga dalle sue radici e l’oppressione nazista.
In queste cinquecento dense pagine, Israel riesce a rappresentarci un mondo che cambia ed una sconfitta dalla parte degli sconfitti, ma senza né consolazioni né tinte fosche. Ne esce un orrore forse anche maggiore. Vediamo scorrere le tre generazioni della famiglia Karnowski, dal capostipite David al nipote Jegor passando per l’intermedio Georg. La saga ha origine a Melnitz nella Grande Polonia (ora Mel'nytsya in Ucraina), dove il commerciante di legnami e studioso della Torah, David, entra in contrasto con i rabbini locali, conservatori e testardi, poiché segue la lezione innovatrice dei commentari biblici di Moses Mendelssohn (nonno del compositore Felix). Per questo abbandona tutto e si trasferisce a Berlino, ipotizzando che nella grande metropoli, agli albori del nuovo secolo, ci sia più libertà di pensiero.
Farà carriera, si troverà una posizione, ma entrerà ben presto in contrasto con il figlio Georg. Che non vuole studiare, che soprattutto è refrattario all’ebraismo ed alla rigidità ortodossa del padre. Si lega con una famiglia comunista, padre e figlia medici. Soprattutto con Elsa cercherà di trovare la propria strada. Abbandona così gli studi di filosofia, per passare a medicina e stare con Elsa. Anche se di seconda mano, fare il medico si rivela un mestiere a lui consono. Ed anche se partirà per la Grande Guerra, lo farà da medico. Non trova sbocchi con Elsa, comunista dura e pura. Dopo la guerra, nel clima difficile della Germania sconfitta, con qualche aiuto, riesce ad entrare nella clinica ginecologica di maggior prestigio di Berlino. Dove si innamora dell’infermiera cattolica Teresa, che sposa e da cui avrà il figlio Jegor.
Mentre David rimane nell’ombra, vediamo Georg e Jegor attraversare con diverso passo gli anni della crisi. Georg fa carriera, fino a che l’avanzata dei nazisti e le leggi raziali lo costringeranno ad una dura scelta. Jegor, invece, è spaccato a metà tra l’esteriorità che lo relega tra gli ebrei, e la sua interiorità, che lo fa ritenere più tedesco dei tedeschi. Purtroppo, il padre e tutta la famiglia rifiutano di affrontare il problema, ed il giovane si trova dilaniato tra i suoi sentimenti pro-hitleriani, ed il fatto che i nazisti lo isolano, lo dileggiano, insomma lo trattano da ebreo.
Come lo stesso Israel, la famiglia Karnowski decide allora di emigrare negli Stati Uniti. Dove, in ogni caso, si troveranno ad affrontare gli stessi conflitti. Il medico Georg non troverà lavoro come dottore, e dovrà cercare di arrangiarsi con mille mezzucci. Il giovane Jegor si troverà risucchiato dalla parte degli emigrati “tedeschi puri”, finendo anche a fare la spia ed il delatore. Il tutto verso un quarantacinquesimo ed ultimo capitolo che da tempo aspettavo, e che Israel risolve con maestria ed anche con un barlume (ma quanto fioco) di speranza.
Israel riesce a condensare un mondo in queste sue pagine. Che non sono solo la famiglia Karnowski, ma tutto quanto le ruota intorno. Il commerciante Solomon sempre allegro, il rabbino polacco e quello tedesco, lo zio ariano di Jegor. E tanti altri, disegnando tipologie che diventano esempi di modi di vivere, a volte caricaturali, ma che per questo rimangono meglio impressi. A volte crudi e reali, come la spia nazista a capo dei Servizi Segreti in America. Si capisce il retroterra dell’affabulazione ebraica ashkenazita, si capisce (meglio) il fratello Isaac, e dispiace che Israel non abbia avuto uno spazio proprio di visione letteraria. Anche se, ora, a settant’anni dalla morte, se ne recuperano felicemente alcuni scritti. Come questa famiglia, che va letta, ripeto, con tutte le piccole ragnatele del tempo che passa.
“Ciò nonostante … li classificavano tra le persone poco affidabili, come gli attori, che si possono ammirare ma dai quali è sempre bene stare lontani.” (149)
“Il saggio è colui che vede ciò che accadrà … Tu, con il tuo cervello da femmina non puoi capirlo. Io lo vedo.” (197)
“Come accade alle persone di mezza età rifletté su quanto gli anni passassero in fretta. Non molto prima era stato un giovane in conflitto col padre per questioni di cattiva condotta, e oggi era lui steso padre di un ragazzo che si rendeva colpevole di qualche scappatella.” (414)
Tulip67Tulip67 wrote a review
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Spoiler Alert
La famiglia Karnowski
Tre generazioni in una saga familiare che si dipana tra la seconda metà dell'Ottocento e gli anni Trenta del Novecento.
David, dopo le nozze, si trasferisce a Berlino lasciando la natia Polonia.
Appassionato e osservante ( fino all'eccesso) delle tradizioni religiose e applicando il motto " goyim in casa ed ebreo fuori" ottiene un'integrazione relativamente facile grazie ai buoni rapporti con la comunità ebraica locale.
Georg, suo figlio, esprime il conflitto generazionale tra lui, cittadino tedesco nato in Germania, e il padre, legato profondamente alle sue radici d'origine.
Georg rifiuta i precetti religiosi e gli studi imposti per dedicarsi al divertimento tra amici, locali e bevute.
L'incontro con una ragazza lo spinge verso la professione medica tanto da farlo diventare un luminare nella Berlino dei primi del Novecento.
Sposa una ragazza cristiana e dal loro matrimonio nasce Jegor.
Tormentato fin da bambino è costretto a fare continuamente i conti con le sue radici semite in una Germania in cui il Nuovo Ordine marcia speditamente e le persecuzioni razziali sono una realtà sempre più vicina.
Finisce per odiare suo padre e ciò che rappresenta.
La sua e' una lunga e schizofrenica discesa agli inferi che proseguirà anche negli Stati Uniti dove la sua famiglia decide di trasferirsi per sfuggire alle grinfie degli "uomini con gli stivali".
Sarà una lotta difficile con i propri demoni dalla quale uscirà, facendo pace, a caro prezzo, con le sue radici.
"La famiglia Karnowski" mostra la storia che si ripete dei figli che cercano di affrancarsi ed evolversi rispetto ai loro padri mentre le madri provano a farsi mediatrici per evitare strappi insanabili.
È una storia della migrazione ( dalla Polonia alla Germania e da questa agli Usa) che accompagna gli ebrei dalla notte dei tempi.
Tanti temi:il maschilismo imperante, il ruolo della donna importante ma defilato posto su figure spesso deboli e sottomesse, il Destino che schiaccia e sconfigge insieme ad un senso di ineluttabilità nonostante i tentativi di ribellione.
Accanto a tutto ciò Singer inserisce barlumi di speranza che affiorano, alla fine del romanzo, ipotizzando una salvifica riconciliazione.
Ho apprezzato a livello umano Georg e ho "sentito" la profondità della sofferenza di Jegor.
Maria Antonietta ManziMaria Antonietta Manzi wrote a review
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