La fata carabina
by Daniel Pennac
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Una vecchietta tremolante impugna improvvisamente una P38 e fa secco un giovane commissario di polizia che le si era avvicinato per aiutarla ad attraversare la strada. E' proprio intorno ai vecchietti, vittime e assassini, che gira questo romanzo di Pennac. Cosa sta succedendo nel mercato della droga parigino? Come mai gli anziani abitanti del quartiere Belleville sono diventati tossicodipendenti? E perché vengono anche uccisi con sistemi brutali? A queste domande rispondera Benjamin, il protagonista, ritenuto, come al solito, in un primo momento il principale indiziato.

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Gauss74Gauss74 wrote a review
06
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Un altro capitolo della scompisciante saga di Benjamin Malaussene capro espiatorio, che nel suo scoppiettante humour non delude di certo le attese. In una Parigi mai così lontana dall'aspirazione di grandeur francese, i quartieri bassi stanno sprofondando in una spirale di violenza. Vecchiette che uccidono poliziotti con armi di preda bellica, i quali rompono ossa e teste di immigrati colpevoli solo di non essere ariani, gli stessi immigrati accusati di spacciare droga ad anziani sull'orlo della tomba i quali quando non tirano le cuoia di overdose vengono trovati sgozzati sul pianerottolo di casa e via che si ricomincia, in un tourbillon che mantiene comunque il suo senso grazie alla maestria di Daniel Pennac.
Al centro del ciclone ovviamente il signor Malaussene che riesce ad essere ritenuto colpevole di tutto senza aver fatto assolutamente nulla, anzi che in un modo o nell'altro sembra fare del suo meglio per essere accusato anche che piove, come se quella di capro espiatorio sia più una missione, una categoria dello spirito, che un'ingiustizia bella e buona.

Il fragoroso umorismo del ciclo di Malaussene in questo capitolo assume quindi un duplice livello. Da un lato il capro con la sua scombinata famiglia che si arricchisce sempre più di pargoli messi al mondo dalla madre che si fa ingravidare da chiunque, che proprio dal capro riesce ad essere mantenuta grazie a piagnucolose implorazioni di pietà miste ad atteggiamenti seducentemente sadomaso (bellissima la pagina dove il protagonista fa come l'esegesi del mestiere di capro espiatorio!); dall'altro la satira colpisce in pieno la società francese e parigina in particolare, disintegrandone la purezza ideologica e morale, schiaffando sul suo lindo viso un putrido scandalo costruito da francesi puri e sciolto da francesi delle colonie. I marocchini dei borghi, un poliziotto mezzo vietnamita travestito da vecchia vedova sono i personaggi più umani del libro, e non a caso.

Divertentissima la scelta di registri aulici che con l'andare della storia non hanno nulla a che vedere, che caricano di una poeticità scombinata la figura di Malaussene, si conferma formidabile la scelta di affidare ad un genio della comicità come Claudio Bisio la lettura di un romanzo di questo tipo. Resta un po' sullo sfondo in "La fata carabina" il potenziale comico della famiglia di Malaussene ma, forse, ci sarebbe stato davvero troppo da raccontare.

Arrivederci alla prossima volta, devo riprendermi dalle risate. Un po' tristi forse, ma comunque risate.
______ wrote a review
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PaoloPaolo wrote a review
016
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Alessandra PastorelloAlessandra Pastorello wrote a review
03
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Inverno 2019. L'Italia rischia la più grossa crisi diplomatica di questi ultimi cento anni. Con la Francia. Per l'appunto mentre sto riscoprendo la letteratura francese. E tra giubbi gialli, politici pittoreschi (per usare un eufemismo), un mondo storto, un'umanità sottosopra, odiatori di ogni sorta, riscopro la strampalata famiglia Malaussène. Un amore di famiglia che è paragonabile ad un'esplosione di colori, a cui fanno da contorno, quasi da sfondo, tutte le altre vicende.
C'è lo sguardo di Clara su ogni sfumatura della vita, attraverso l'obbiettivo di una macchina fotografica. C'è lo sguardo sul futuro di Thérèse, traghettato dalle sue predizioni. C'è lo sguardo ribelle sul presente di Jérémy; c'è lo sguardo di Piccolo, ancora troppo piccolo, entrambi insaziabili di storie. C'è lo sguardo spaventato sul mondo di Verdun, l'ultima nata dopo 10 mesi di gestazione, una miccia di una bomba sempre in procinto di esplodere. C'è una mamma, eternamente assente ed eternamente incinta, eternamente innamorata ed eternamente pronta a scodellare qualche fratellino, di un qualche padre. E poi c'è lui, il capro espiatorio per eccellenza. C'è Benjamin, attorno a lui ruota tutto il resto: fratelli e sorelle, fatti drammatici di cui è sempre il sospettato per eccellenza, personaggi fantasiosi e strampalati, come una protettiva famiglia di arabi, uno zio serbo che, finito in prigione, si mette in testa di tradurre Virgilio in serbo-croato. C'è Julie, l'amata Julie. O meglio le mammelle di Julie, che rappresentano il desiderio materno eternamente insoddisfatto di Benjamin. E c'è Julius, il Cane epilettico, le cui crisi sono presagio di sventure. Insomma, ogni personaggio è un colore dell'arcobaleno e tutte le storie che ruotano attorno a questa famiglia si leggono d'un fiato, con il sorriso beota che rimane stampato in faccia. E fanculo a chi provoca crisi diplomatiche con la Francia: in confronto a Benjamin Malaussène, catalizzatore di sfighe immense, sono granelli di sabbia (negli occhi degli elettori).
La fata carabina non è un libro, ma uno spettacolo pirotecnico.
TheBluETheBluE wrote a review
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Era inverno a Belleville e c'erano cinque personaggi. Sei, contando la lastra di ghiaccio. Sette, anzi, con il cane che aveva accompagnato il piccolo dal panettiere. Un cane epilettico,con la lingua che gli penzolava da un lato.

Secondo capitolo della serie che vede protagonista la famiglia/tribù Malaussène.
Una Parigi cupa e violenta, è l'immagine di sfondo, con nonnette killer , addestrate nelle catacombe ,che trasformano"come fate , i tizi in fiori" o nonnetti che si drogano e sgozzano
vecchiette.Ma in tutto questo c'è anche divertimento e tanta serietà impastata in avvenimenti buffi e divertenti, che vedranno il povero Benjamin, ritenuto , come al solito, il primo indiziato.
Fede*Fede* wrote a review
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Tu preferisci i cuori muscolosi, Thérese?
"Avanza a grandi falcate sicure verso la vecchia. Non scivola sul ghiaccio, lui. Ai piedi ha gli scarponi chiodati che non toglie più dall’epoca dell’addestramento militare superiore. Eccolo dunque camminare sul ghiaccio in aiuto della terza o quarta età,senza perdere di vista gli arabi lì di fronte. Bontà. Tutto in lui adesso è solo bontà. Perché lefragili spalle della vecchia signora gli ricordano d’un tratto quelle della nonna, la sua, diVanini, cui ha voluto così bene. Voluto bene dopo la morte, ahimè! Sì, spesso i vecchi muoiono troppo presto, senza aspettare l’arrivo del nostro affetto. Vanini era stato moltooffeso con sua nonna, che non gli aveva lasciato il tempo di volerle bene da viva. Ma insomma, voler bene a un morto è sempre meglio che non voler bene affatto. O almeno cosìpensava Vanini, avvicinandosi alla vecchina che vacillava. Persino la sua sporta era commovente. E il suo apparecchio acustico… Anche la nonna di Vanini era diventata sordanegli ultimi anni della sua vita, e faceva lo stesso gesto che fa ora questa vecchia signora:regolare continuamente l’intensità dell’apparecchio acustico girando la rotellina fra l’orecchioe i rari capelli di quella parte del vecchio cranio. Quel gesto dell’indice era proprio tipico dellanonna di Vanini. Adesso il biondino sembrava amore allo stato fuso. Avrebbe quasi potutodimenticarsi degli arabi. Si stava già preparando la frase: “Mi permetta di aiutarla, nonnina,”che avrebbe pronunciato con una dolcezza da nipotino, quasi un sussurro, affinché la brusca irruzione del suono nell’ amplificatore acustico non facesse sobbalzare l’anziana signora. Era ormai a un passo da lei, tutto amore, e fu allora che la donna si voltò, rigida, con un bracciopuntato verso di lui. Come se lo indicasse col dito. Solo che in luogo e al posto dell’indice, la vecchia signora brandiva una P 38 d’epoca, quella dei tedeschi, un’arma che ha attraversato il secolo senza passare neanche un filino di moda, un’antichità sempre moderna, un arnese tradizionalmente omicida, dall’orifizio ipnotico.E la vecchia premette il grilletto.Tutte le idee del biondino si sparpagliarono, formando un grazioso fiore nel cielo invernale. Il primo petalo non era ancora caduto che la vecchia aveva già rimesso l’arma nella sporta e riprendeva il suo cammino. Il rinculo le aveva fatto guadagnare un buon metro sul ghiaccio…"

"E in questa società ci vuole un incredibile autocontrollo per avere qualche possibilità di rimanere onesti."

“Un giorno,” disse Thian, “o meglio una sera, una sera di primavera, sotto il glicine, davanti al magazzino – sì, avevamo un glicine, lilla – i giovani eroi serbocroati della mamma erano seduti a un tavolo, discretamente ubriachi, e uno di loro ha gridato (non ricordo se fu Stojilkovicz o un altro):
“ ‘Siamo poveri, siamo soli, siamo nudi, non abbiamo ancora donne, ma abbiamo scritto una grandiosa pagina di storia!’
“Allora passa un tizio alto, eretto, vestito di bianco, si ferma al loro tavolo e dice:
“ ‘Scrivere la storia significa incasinare la geografia’. (…)
“ ‘Ha mille volte ragione, Louise: la geografia si riprenderà i suoi diritti’“.

"Ma così è la vita: se incontri un essere umano nella folla, seguilo... seguilo."

"La geografia, rispondeva il Che con uno scoppio di risa, sono i fatti che si spostano."

"Ma non erano più le sue contraddizioni che braccava nelle vene, bensì quelle del mondo che aveva contribuito a far nascere. Appena le indipendenze erano proclamate, la geografia generava la storia, come una malattia incurabile. Un'epidemia che lasciava cadaveri dietro di sé. (...) La grografia eternamente martoriata dalla storia..."

"Lei non era una spacciatrice come gli altri, signore. Lei spacciava per disonorare un padre che immaginava irreprensibile. Ma all'improvviso ha scoperto di non essere che una dipendente del suddetto padre, e che per disonorare un simile farabutto bisognava alzarsi presto al mattino. Si è uccisa per dire tutto il suo disprezzo filiale. I giovani colti fanno così da quando la psicanalisi ha inventato il papà".

"Sì, mia Therese, sono un innamorato pieno di dubbi, ho il cuore che dubita. E perchè mi si dovrebbe amare? Perchè io invece di un altro? Puoi rispondere a questo, Therese? Ogni volta è un miracolo quando constato che sono proprio io! Tu preferisci i cuori muscolosi, Therese? I grossi cuori che pompano certezze?"

"Quel cretino di Jeremy l'ha chiamata Verdun. Appena si sveglia urla perché si porta dietro tutti i ricordi della Grande Guerra: un'epoca in cui ci si credeva tedeschi, francesi, serbi, inglesi, bulgari, e che è finita a polpette in umido nelle vaste pianure dell'est, come direbbe Benjamin. Ecco cos'ha sotto gli occhi la nostra piccola Verdun appena li apre: lo spettacolo del suicidio collettivo perpetrato in nome dei nazionalismi."

"Cosa tirerà fuori adesso? Un sottile ragionamento sull'umana ambivalenza, tipo che anche l'ultimo degli stronzi può avere il senso dell'umorismo? Silenzio. Oppure una difesa della libertà del creatore, libertà che consiste, tra l'altro, nel ficcare i pensieri che si vogliono nelle teste di propria scelta... "