La ferocia
by Nicola Lagioia
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In una calda notte di primavera, una giovane donna cammina nel centro esatto della strada provinciale. E nuda e coperta di sangue. A stagliarla nel buio, i fari di un camion sparati su di lei. Quando, poche ore dopo, verrà ritrovata morta ai piedi di un autosilo, la sua identità verrà finalmente alla luce: è Clara Salvemini, prima figlia della più influente famiglia di costruttori locali. Per tutti è un suicidio. Ma le cose sono davvero andate cosi? Cosa legava Clara agli affari di suo padre? E il rapporto che la unisce ai tre fratelli - in particolare quello con Michele, l'ombroso, il diverso, il ribelle - può aver giocato un ruolo determinante nella sua morte? Le ville della ricca periferia barese, i declivi di ogni rapida ascesa sociale, una galleria di personaggi indimenticabili, le tensioni di una famiglia in bilico tra splendore e disastro.

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Franco LegniFranco Legni wrote a review
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Trenette65Trenette65 wrote a review
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Alfonso76Alfonso76 wrote a review
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Leggo su Wikipedia che “i materiali superduri sono quelli caratterizzati da una durezza Vickers HV > 40 GPa (circa 9.5 su scala Mohs)”. Non chiarissimo, direi, ma il punto interessante è nella frase successiva: “il materiale naturale più duro è il diamante”.

La ferocia di Nicola Lagioia è un romanzo durissimo e, insieme, è prezioso come un diamante, nella rarità di una letteratura capace di indagare così profondamente la nostra contemporaneità, i suoi drammi, la mancanza di valori. Al centro della trama la famiglia Salvemini, con un pater familias costruttore-palazzinaro in una Puglia bruciata dal sole e dalla corruzione e quattro figli per i quali il futuro sembra dover essere luminoso ma che vivono, in forme diversissime fra loro, una vasta gamma di oscurità. I personaggi di Michele, figlio semi-illegittimo e perciò lontano da non-affetti da cui è scappato, e Clara – morta in un suicidio che appare misterioso se ti restano in testa le prime clamorose pagine del libro – dominano lo sviluppo del racconto, lo illuminano e lo ombreggiano, danno e tolgono colore.

Mi accorgo mentre scrivo che luce (poca, ma intensissima) e buio (a volte quasi doloroso anche per il lettore) continuano a passarmi davanti agli occhi. Quello che non dovete aspettarvi è una scrittura lineare e semplice da approcciare: ne La ferocia lo stile letterario è certamente alto, i paragrafi appaiono a volte involuti, la ricerca dell’aggettivo perfetto appare quasi ossessiva. Ma quello che vi attende è un viaggio quasi cinematografico nella costruzioni, nei continui flashback che inquadrano lo stesso episodio da punti di vista diversi, da angolature differenti, con lenti diverse fra loro. Un primo piano, una scarrellata, un piano largo: c’è cinema visivo e c’è una musicalitàquasi classica, in cui rimbombano timpani e tamburi.

Terminata la lettura, è inevitabile pensare a La città dei vivi: Lagioia deve aver visto, in quell’episodio di tremenda cronaca nera, quasi un compimento reale delle sue trame immaginate, ed evidentemente così vicine a saper ritrarre i nostri anni. Te ne accorgi con un lungo, lunghissimo brivido.
Nood-LesseNood-Lesse wrote a review
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Solo chi non ha mai avuto niente si accontenta

La ferocia è un romanzo che all’inizio lavora come un metro telescopico
sola.at/it-it/prodotti/tel-p3852
Lagioia più che della presa diretta si avvale dei ricordi dei suoi personaggi e quando uno di essi sta per fare una rivelazione, la stecca del metro finisce la sua corsa ed innesca quella successiva. Rivelazione e rilevazione vengono rimandati da un elemento all’altro, l’attenzione del lettore è tenuta desta con un metodo alla Koch e verificata alternando presente e ricordi senza preavviso. In alcuni casi si produce un leggero sfarfallio, bisogna risintonizzarsi. Lagioia corrobora la narrazione con intermezzi di sex, drug and alcool assicurandosi il favore dei viziosi. Le prime centocinquanta pagine hanno il ritmo volta pagina che molti scrittori vorrebbero imprimere ai loro lavori. Io venivo da una serie di letture poco appaganti, alcune delle immagini di questo libro mi si sono impresse quanto quelle create da Ford in Sportswriter.

Il protagonista del romanzo è Vittorio Salvemini, un imprenditore edile privo di scrupoli che dalla metà degli anni ’70 agli anni ’10 mette su un piccolo impero con metodi sempre meno ortodossi. Vengono ritratte le sue collusioni con la politica locale (La vicenda si svolge a Bari) e viene intersecata alla sua, la storia della sua famiglia. Vittorio ha tre figli legittimi e uno nato fuori dal matrimonio, quest’ultimo diventerà protagonista quando il romanzo lavorerà come un metro telescopico guasto.
E’ una storia familiare che si allarga a temi di denuncia sociale, la famiglia tuttavia resta il cardine sul quale ruotano tutte le porte narrative

Per quanto assurdo, era come se Clara fosse figlia non di un altro padre ma di una madre diversa, un remoto principio femminile che – conoscendo, anzi approvando la ferocia della bimba – l’avesse posta in un grembo verso cui non era necessario essere clementi.

Clara è la figlia maggiore di Vittorio, è un personaggio chiave, a me è sembrato però troppo carico di virtù e vizi e soprattutto ho trovato forzato attribuire al legame spezzato con il fratellastro la ragione della sua auto distruttività. Il fratellastro Michele è il protagonista improbabile dell’ultima parte del romanzo nonché la rappresentazione di come la famiglia sia al tempo stesso rifugio e galera, protezione e maledizione, spinta e laccio, nella vita di ciascuno.
Mi è piaciuto il capitoletto finale quando si dice di un uomo “certo della sua fetta di fortuna”. C’è un momento preciso in cui nella vita si può maturare quella certezza, dura il tempo di accorgersi che la fetta è insufficiente che se ne vuole di più, che se ne vuole ancora.. come fanno tutti i personaggi di questo libro, Michele Salvemini escluso.