La festa del caprone
by Mario Vargas Llosa
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Nel 1961 un gruppo di dominicani decide di uccidere in un agguato il dittatore Rafael Leónidas Trujillo, il "Caprone", padrone assoluto di Santo Domingo, violentatore e paternalista, che da trent'anni controlla le coscienze, i pensieri, i sogni dei cittadini... Molti anni dopo, Urania Cabral figlia dell'ex presidente del Senato Trujillo, professionista di successo, torna nella Santo Domingo che ha lasciato quattordicenne. Per chiudere i conti con un passato impossibile da rimuovere? Per vendicare torti e sofferenze? Per amore della sua terra, delle sue radici?

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tintatuttatintatutta wrote a review
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NonmipareNonmipare wrote a review
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FabioblogFabioblog wrote a review
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SamueleSamuele wrote a review
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Io della Repubblica Dominicana so vergognosamente poco. So più o meno dove sta, so del territorio condiviso con Haiti. Posso immaginare che, come per la maggior parte degli stati sud-americani, ci sia un qualche passato dittatoriale. Ve l'ho detto: vergognosamente poco. Allora, "La festa del caprone" di Mario Vargas Llosa è un libro fondamentale per conoscere la storia del regime dittatoriale di Rafael Trujillo, rimasto al potere per trent'anni, prima con la connivenza degli Stati Uniti, poi pubblicamente osteggiato e infine ucciso nel 1961. Ma quello di cui mi interessa parlare non è tanto la storia in sé - riassumerla o che, discorso francamente inutile per un libro simile, non perché non importante, ma all'opposto perché proprio la storia è il libro - quanto più del modo che usa Vargas Llosa per insegnare cosa sono stati quei trent'anni di regime Trujillo, come siano finiti e come siano potuti durare tanto. Perché, ecco, in fondo credo che "La festa del caprone" sia prima di tutto questo: un libro didattico per tutti quelli che, come me, non sanno nulla della Repubblica Domenicana.
Vargas Llosa costruisce l'intero romanzo su tre linee temporali distinte, alternando i diversi capitoli: una è il ritorno nella Repubblica Domenica di Urania, figlia di Augustin Cabral, presidente del senato sotto Trujillo, trent'anni dopo essersene andata; la seconda è l'ultimo giorno di vita del dittatore; la terza raggruppa molteplici punti di vista ed è dedicata alle ore di attesa degli assassini di Trujillo e le sue conseguenze. Ora, se ovviamente Trujillo è un personaggio reale, così come le sue azioni, e i cospiratori sono altrettanto reali, Augustin Cabral e la figlia, nonostante l'altissima importanza apparente nel regime, sono completamente inventati. Se, da una parte, le due linee narrative di Trujillo e dei cospiratori servono a spiegarci e a raccontarci gli orrori del regime - su come lo fa ci torniamo dopo -, la parte dedicata a Urania fa da controaltare e commento a ciò che è stato quel regime. Alla sua natura profondamente sessuale e virile. Il regime di Trujillo infatti si basa, ci dice Vargas Llosa, sul culto virile di Trujillo e la sua assunzione a divinità - tanto da far scomparire il libero arbitrio.
Ora, mi rendo conto che quando dico che è un libro che spiega la storia domenicana, quanto possa sembrar noioso, o, se non noioso, quanto più saggio che romanzo. Ma Vargas Llosa riesce a rendere vivo e letterario il suo racconto innanzitutto con una prosa ricchissima di sfumature e che, per quanto ricchissimo di personaggi, alcuni più fugaci di altri, riescono ad apparire vivi fin da subito. Per dire, bastano le primissime righe dell'incipit per dar vita a Urania e al conflitto col regime e la memoria: "Urania. I genitori non le avevano fatto un favore; il suo nome dava l'idea di un pianeta, di un minerale, di tutto tranne che della donna snella e dai tratti sottili, dalla carnagione bruna e dai grandi occhi scuri, un po' tristi, che lo specchio le rimandava. Urania! Ma che bella invenzione. Per fortuna più nessuno la chiamava così. [...] Poteva essergli venuto in mente a lui, a lei? Troppo tardi per accertarsene, ragazza: tua madre ormai era in cielo e tuo padre un morto vivente. Non lo saprai mai. Urania! Assurdo quanto fare quell'affronto all'antica Santo Domingo de Guzman chiamandola Ciudad Trujillo. Anche quella era stata forse un'idea di tuo padre?".
Ogni rischio di spiegone didascalico è evitato nel momento in cui Vargas Llosa fonde storia individuale e storia personale. Non soltanto perché le nozioni noi le vediamo come ricordo personale di chi sta raccontando - e, a proposito, la gestione dei punti di vista e dei tempi narrativi è semplicemente straordinaria -, ma perché all'interno della stessa frase, dello stesso paragrafo presente e passato si mischiano e si confondono. Non arriva mai facile e diretta la comprensione, ma richiede un costante sforzo interpretativo di chi legge. "La festa del caprone" chiede costantemente al suo lettore uno sforzo attivo e partecipante.
AdrianaaaAdrianaaa wrote a review
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