La figlia ideale
by Almudena Grandes
(*)(*)(*)(*)(*)(100)

Adibur's Review

AdiburAdibur wrote a review
05
(*)(*)(*)(*)(*)
Almudena Grandes ci regala un altro episodio di una guerra interminabile.
La dittatura di Franco e la sofferenza degli spagnoli che la subirono per oltre quarant’anni, vengono raccontate questa volta attraverso gli occhi di German Velasquez, medico psichiatra che ritorna nel suo Paese dopo un lungo soggiorno in Svizzera. Si troverà ben presto a riconoscere che la Spagna non è la Svizzera e che la dittatura permea della sua soffocante presenza ogni aspetto della vita quotidiana intorpidendo ogni spinta di rinnovamento, ogni iniziativa personale. Non solo, il moralismo ipocrita e bigotto del governo totalitario, alimentato anche da una Chiesa cattolica troppo allineata (perché il fascismo è molto meglio del comunismo) ha spento ormai ogni sogno, costringendo il popolo a vivere senza ambizioni, senza aspettative, senza speranze. E se per gli uomini esistono ancora piccoli spazi di libertà, scampoli di individualità e di realizzazione, per le donne il regime rappresenta la totale mancanza di considerazione poiché si trovano costrette ad aderire all’unico ruolo che la dittatura assegna loro, quello di madri e di mogli.
Ancora una volta la Grandes ci porta nella Spagna franchista raccontandoci una storia inventata dal vero poiché il nucleo attorno a cui si dipana il racconto è un fatto di cronaca realmente accaduto. È ancora una volta un romanzo bellissimo, meno politico rispetto ai precedenti, ma con personaggi che entrano nel cuore. Personaggi talmente veri che non si può non soffrire insieme a loro, non partecipare delle loro vite e delle loro sofferenze. Un romanzo triste, come tristi sono molti dei romanzi di Almudena Grandes, in cui si respira l’atmosfera cupa e deprimente di un periodo storico che non è stato ancora dimenticato, ma che tanto dolore ha arrecato ad una grande parte di spagnoli.
La scrittura è come sempre eccellente, fluida e scorrevole, ma penetrante ed evocativa come poche. Ci porta avanti e indietro nel tempo e nello spazio, accompagnando il lettore in ogni piega del racconto senza lasciare che vi si perda nonostante i frequenti salti temporali e i cambiamenti di luogo.
Secondo me Almudena Grandes è una delle più grandi scrittrici contemporanee, è una di quelle di cui aspetto con ansia le nuove uscite e, terminato anche questo nuovo libro, sento una gran tristezza al pensiero di dover aspettare almeno un paio d’anni prima di leggere la sua prossima opera.
AdiburAdibur wrote a review
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Almudena Grandes ci regala un altro episodio di una guerra interminabile.
La dittatura di Franco e la sofferenza degli spagnoli che la subirono per oltre quarant’anni, vengono raccontate questa volta attraverso gli occhi di German Velasquez, medico psichiatra che ritorna nel suo Paese dopo un lungo soggiorno in Svizzera. Si troverà ben presto a riconoscere che la Spagna non è la Svizzera e che la dittatura permea della sua soffocante presenza ogni aspetto della vita quotidiana intorpidendo ogni spinta di rinnovamento, ogni iniziativa personale. Non solo, il moralismo ipocrita e bigotto del governo totalitario, alimentato anche da una Chiesa cattolica troppo allineata (perché il fascismo è molto meglio del comunismo) ha spento ormai ogni sogno, costringendo il popolo a vivere senza ambizioni, senza aspettative, senza speranze. E se per gli uomini esistono ancora piccoli spazi di libertà, scampoli di individualità e di realizzazione, per le donne il regime rappresenta la totale mancanza di considerazione poiché si trovano costrette ad aderire all’unico ruolo che la dittatura assegna loro, quello di madri e di mogli.
Ancora una volta la Grandes ci porta nella Spagna franchista raccontandoci una storia inventata dal vero poiché il nucleo attorno a cui si dipana il racconto è un fatto di cronaca realmente accaduto. È ancora una volta un romanzo bellissimo, meno politico rispetto ai precedenti, ma con personaggi che entrano nel cuore. Personaggi talmente veri che non si può non soffrire insieme a loro, non partecipare delle loro vite e delle loro sofferenze. Un romanzo triste, come tristi sono molti dei romanzi di Almudena Grandes, in cui si respira l’atmosfera cupa e deprimente di un periodo storico che non è stato ancora dimenticato, ma che tanto dolore ha arrecato ad una grande parte di spagnoli.
La scrittura è come sempre eccellente, fluida e scorrevole, ma penetrante ed evocativa come poche. Ci porta avanti e indietro nel tempo e nello spazio, accompagnando il lettore in ogni piega del racconto senza lasciare che vi si perda nonostante i frequenti salti temporali e i cambiamenti di luogo.
Secondo me Almudena Grandes è una delle più grandi scrittrici contemporanee, è una di quelle di cui aspetto con ansia le nuove uscite e, terminato anche questo nuovo libro, sento una gran tristezza al pensiero di dover aspettare almeno un paio d’anni prima di leggere la sua prossima opera.