Axel Heyst's Review

Axel HeystAxel Heyst wrote a review
00
(*)(*)(*)(*)( )

Questo libro è il risultato di una vasta indagine condotta mediante interviste a ebrei tedeschi sopravvissuti alla Shoah, vuoi perché emigrati prima della chiusura definitiva delle frontiere, o perché riusciti a scampare allo sterminio e a coetanei non ebrei.

Il lavoro è così suddiviso in due parti: la prima comprende la trascrizione di un campione rappresentativo delle interviste ad ebrei e non ebrei, la seconda è invece un'analisi quantitativa delle risposte ai questionari. Devo dire che la prima parte è risultata la più interessante e coinvolgente, sia per le vicende narrate, sia per il punto di vista ogni volta differente degli intervistati, benché spesso mi veniva da dubitare della sincerità o dell'assenza di influenze delle testimonianze. Mi spiego meglio: per quanto riguarda i non ebrei, il sospetto che - per tutelare se stessi, o l'immagine di se stessi che queste persone hanno costruito o ri-costruito dopo quasi cinquant'anni, non rivelino di aver avuto una parte più attiva nelle uccisioni di massa, sorge spontaneo. Analogamente, alla domanda se e quando si fosse venuti a conoscenza dello sterminio degli ebrei, come si può essere certi della risposta, dopo tutto quello che è accaduto e che si è venuti a sapere? La seconda parte, in cui si studiano e si aggregano i dati desunti dai questionari si colloca a metà strada tra una pubblicazione scientifica e un saggio di più ampia diffusione. Dopo un po' di pagine, ci si perde tra tabelle, percentuali e confronti, ma la conclusione finale è raggelante.

Axel HeystAxel Heyst wrote a review
00
(*)(*)(*)(*)( )

Questo libro è il risultato di una vasta indagine condotta mediante interviste a ebrei tedeschi sopravvissuti alla Shoah, vuoi perché emigrati prima della chiusura definitiva delle frontiere, o perché riusciti a scampare allo sterminio e a coetanei non ebrei.

Il lavoro è così suddiviso in due parti: la prima comprende la trascrizione di un campione rappresentativo delle interviste ad ebrei e non ebrei, la seconda è invece un'analisi quantitativa delle risposte ai questionari. Devo dire che la prima parte è risultata la più interessante e coinvolgente, sia per le vicende narrate, sia per il punto di vista ogni volta differente degli intervistati, benché spesso mi veniva da dubitare della sincerità o dell'assenza di influenze delle testimonianze. Mi spiego meglio: per quanto riguarda i non ebrei, il sospetto che - per tutelare se stessi, o l'immagine di se stessi che queste persone hanno costruito o ri-costruito dopo quasi cinquant'anni, non rivelino di aver avuto una parte più attiva nelle uccisioni di massa, sorge spontaneo. Analogamente, alla domanda se e quando si fosse venuti a conoscenza dello sterminio degli ebrei, come si può essere certi della risposta, dopo tutto quello che è accaduto e che si è venuti a sapere? La seconda parte, in cui si studiano e si aggregano i dati desunti dai questionari si colloca a metà strada tra una pubblicazione scientifica e un saggio di più ampia diffusione. Dopo un po' di pagine, ci si perde tra tabelle, percentuali e confronti, ma la conclusione finale è raggelante.