La lacrima del diavolo
by Jeffery Deaver
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Washington, 31 dicembre 1999. Strage nella metropolitana: la città è terrorizzata. The Digger, killer dalla mano ferma e dall'animo di ghiaccio, è stato assoldato per compiere una strage ogni 4 ore finché non verranno pagati 20 milioni di dollari al suo mandante, che nel frattempo ha inviato al governatore una lettera di rivendicazione dell'attentato. L'FBI è bloccata. Mail misterioso mandante ha un banale incidente e muore, e il killer attende invano il segnale di fermarsi. Tocca a Parker Kincaid, ex agente dell'FBI e massimo esperto di documenti, cercare di smascherare The Digger. Unica traccia disponibile: la lettera con la richiesta di denaro, dove i puntini sulle "i" hanno la forma di una lacrima.

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Michele CariniMichele Carini wrote a review
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CristinaCristina wrote a review
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Marco CastellettoMarco Castelletto wrote a review
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Vari frasi dal libro
[...]
Per prima cosa, Parker esaminò la carta su cui era stata scritta la lettera.
Il foglio misurava quindici centimetri per ventitrè e la busta corrispondeva. Le misure dei fogli erano cambiate nel corso degli anni, ma il formato ventun centimetri e mezzo per ventotto era stato il formato standard in America per quasi duecento anni. Il quindici per ventitrè era il secondo formato più diffuso. Troppo comune. Da solo, il formato del foglio non avrebbe detto nulla a Parker sulla sua provenienza.
Per quanto riguardava la composizione della carta, Parker notò che era carta di bassa qualità, fabbricata con un processo di omogeinizzazione meccanico, non con il metodo Kraft tipico delle carte di alta qualità.
“La carta non ci sarà di nessuno aiuto”, annunciò alla fine. “E’ carta generica. Non riciclata, alto contenuto di acido, polpa grezza con bassa luminescenza e apporto minimo di schiarenti ottici. Venduta in grandi quantità dai fabbricanti alle catene di distribuzione all’ingrosso. La impacchettano come carta comune. Non c’è traccia di marchio e non c’è modo di farla risalire ad un fabbricante o a un venditore in particolare e poi a un punto vendita definito. Adesso guardiamo l’inchiostro.”
Sollevò attentamente la lettera e la pose sotto le lenti di uno dei microscopi del laboratorio. La esaminò prima ingrandita dieci volte e poi cinquanta. Dalla tacca che la pinta della penna aveva prodotto nella carta, dagli scivolamenti occasionali e dalla consistenza irregolare del colore, Parker dedusse che il soggetto aveva usato una penna a sfera da poco prezzo.
“Probabilmente una AWI – American Writing Instruments. Venduta a trentaove centesimi praticamente ovunque.”


[…]
Il Becchino compra una copia di USA Today. Si siede nell’atrio e la legge, la borsa con i cuccioli accanto a sé.
Guarda l’orologio.
USA Today è un bel giornale. Gli dice un sacco di cose interessanti. Il Becchino guarda le previsioni del tempo su tutta la nazione. Gli piacciono i colori dei fronti di alta pressione. Legge la sezione sportiva. E’ convinto di aver fatto dello sport, molto tempo fa. No, quello è il suo amico William. Al suo amico William piaceva lo sport. Anche a qualche altro suo amico. E anche a Pamela.
Il giornale ha tante belle fotografie di bei giocatori di basket. Sembrano molto grossi e molto forti e quando schiacciano la palla nel canestro volano nell’aria come se avessero le ali.
Il Becchino non è grosso e non è alto, cosi si convince di non aver fatto dello sport. Non è sicuro di saper per quale motivo Pamela o William o chiunque altro possa aver voglia di fare dello sport. E’ più divertente mangiare minestra e guardare la televisione.


Quando hai dei figli è come se perdessi una parte della tua mente, loro te la portano via, e non te la restituiscono più. Sei sempre preoccupato che stiano male, che si perdano, che siano tristi. A volte mi stupisco del fatto che i genitori riescano a continuare a vivere.


Appena fuori dalla stanza azzurra al pianerottolo del quartier generale, Tobe Geller era seduto in una piccola stanza buia di fronte a un complicato pannello di controllo.
Aveva seguito tutto l’interrogatorio di Henry Czisman su sei monitor differenti.
Czisman non poteva avere idea di essere osservato perché l’FBI non adoperava falsi specchi nelle sue stanze per gli interrogatori – il tipo di specchi ce si possono vedere nelle stazioni di polizia cittadine. Invece, sulle pareti della stanza c’erano tre stampe di altrettanti dipinti impressionisti. E non erano state scelte da un architetto della GSA e nemmeno da un arredatore di interni civile, ma da Tobe Geller stesso insieme a diverse altre presone della sezione tecnologica dell’FBI. Erano stampe di dipinti di Georges Seurat, un pioniere della tecnica divisionista. Sei dei minuscoli puntini in ognuno dei tre dipinti erano in realtà videocamere in miniatura, puntate con tanta precisione da coprire ogni centimetro quadrato della stanza dell’interrogatori.
Anche la conversazione veniva registrata su tre diversi registratori digitali, uno dei quali era collegato a un computer programmato per rilevare la sequenza di suoni di qualcuno che estrae un’arma. Czisman, come tutti gli interrogati, era stato perquisito e sottoposto al metaldetector, ma nel loro mestiere le precauzioni non bastavano mai.
[…]
Czisman non aveva mai bevuto dalla tazza d’acqua gelata che Cage gli aveva messo davanti, ma l’aveva stretta fra le mani nervosamente, ed era ciò che facevano tutti quando si trovavano seduti in una stanza di interrogatorio dell’FBI. La superficie della tazza era sensibile alla pressione e nel manico erano nascosti microchip, batteria ed un trasmettitore. Il chip aveva digitalizzato le impronte di Czisman e le aveva trasmesse al computer di Geller, che a sua volta le aveva inviate al database del sistema automatico di identificazione delle impronte per un confronto immediato.
Una delle videocamere – posta nella riproduzione del famoso dipinto Una domenica pomeriggio nell’isola della Grande Jatte, un dipinto complesso che ogni interrogato aveva la tendenza a guardare – era puntata sugli occhi di Czisman ed effettuava scansioni della retina per l’apparecchiatura preposta alla “analisi delle probabilità di veridicità” o, in altre parole, la macchina della verità. Contemporaneamente Geller aveva fatto un’analisi dello stress vocale per lo stesso motivo.
MirandaMiranda wrote a review
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joebarryjoebarry wrote a review
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