La lista di Schindler
by Thomas Keneally
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Alfonso76Alfonso76 wrote a review
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Ovviamente è una rilettura, che altrettanto ovviamente segue di anni la visione del pluripremiato film di Spielberg. Diciamo che era una forma di auto-verifica: dopo aver letto negli ultimi anni molta saggistica e qualche (buon) romanzo sul tema, volevo verificare se i ricordi – un po’ appannati – della prima faticosa lettura fossero almeno in parte confermati. E’ così, e proverò a spiegare perché dalla tastiera mi è uscita la parola “faticosa”.


La lista di Schindler non è, naturalmente, un romanzo: si avvicina alla biografia, ed ha il merito di ricostruire le vicende di un uomo e di tutte le sue ambiguità. Cattolico con un rapporto difficile con i familiari, sposato con una donna che sarà complice della sua opera di bene eppure decisamente donnaiolo, industriale amico di gerarchi che giunge a Cracovia per motivi squisitamente commerciali, da amante del lusso e delle grandi spese, ma che non potrà sopportare gli orrori a cui il suo paese sta costringendo milioni di altri esseri umani. Infine – nella parte che forse va oltre il film – uomo celebrato per le sue azioni ma essenzialmente sconfitto, solo, costretto ai margini.


In tutto ciò, una buona prima metà del volume tende alla presentazione di infiniti personaggi ed è di una difficoltà di lettura che ricordavo nitidamente, e che confermo: è nello stile stesso di Keneally che la trama risulti complicata da avvicinare, intervallata com’è da ricordi di conoscenti o da considerazioni dell’autore. Non è – e credo fosse nelle intenzioni dell’autore – un libro che si possa leggere “d’un fiato”: va interrotto quasi necessariamente, a volte meditato, e poi ripreso quando il tempo e l’umore lo consentono.


E’ come se avessi avvertito una sorta di distacco fra quanto raccontato – che non può non far rabbrividire, con quella vena di incredulità del “come è potuto accadere?” che tanto terrorizza per i nostri giorni futuri – e la mancanza di tensione narrativa; in questo, se proprio vogliamo giocare al vecchio e abusato “meglio il libro o il film”, la potenza registica di Spielberg ha fatto decisamente la differenza.


O forse – non posso proprio escluderlo – il problema è averlo letto dopo aver guardato un cappotto rosso attraverso occhi ripieni di lacrime, nella dimostrazione plastica che a volte un’immagine – un fotogramma – sono in grado di superare mille parole.

GalionsGalions wrote a review
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Un uomo più unico che raro
Oskar Schindler è il prototipo di imprenditore rapace e opportunista, ammanicato con il potere politico e ben disposto alla corruzione, che noi italiani ben conosciamo.
Aggiungete a questo identikit le opportunità che può offrire la classe dirigente nazista nella Polonia occupata dei primi anni '40, ed ecco confezionata dal nulla una fabbrica che è meglio di una gallina dalle uova d'oro.
Mano d'opera a costo zero, concorrenza zero, profitti a palate e mondanità a go go.
Eppure tutto questo non regge di fronte alla quotidianità dei campi di lavoro, alla morte dispensata in modo casuale, alle atrocità gratuite e alla perfidia fine a sè stessa.
Schindler non ha perso la sua umanità e a fronte di un rischio inaudito comprende quello che può fare per salvare i suoi operai da Auschwitz.
Kenneally tratteggia in modo davvero efficace la vera storia ed il tormento interiore che trasforma Schindler da imprenditore protetto e sfruttatore in un uomo meritevole di essere nominato 'Giusto tra le Nazioni'.
La parola 'eroe' non è certo fuori luogo, ma l'autore non si lascia andare alla celebrazione acritica che potrebbe ispirare una figura come quella del protagonista.
Egli è un uomo come tutti, anzi lo è ancor di più nelle sue numerose debolezze: l'alcool, le donne, i piaceri materiali e l'accumulo di denaro.
Un matrimonio a rotoli che, tra proclami e solenni promesse, tutte puntualmente tradite, lo lascia pressochè indifferente.
Ma a fronte di questo ci sono le testimonianze degli uomini e delle donne, che nella fabbrica di pentole di Schindler, hanno trovato un rifugio all'orrore estremo e disumano dell'Olocausto.
Questo libro, insieme al film di Spilberg, sono una tra le più belle storie che il '900 ci restituisce, nonostante le tragiche prove che in questo secolo ci hanno fornito alcune frange dell'umanità.
Giogio53Giogio53 wrote a review
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Dalla prima alla seconda - 19 lug 15
Se non avete visto il film di Spielberg, leggetelo. Se lo avete visto, leggetelo. Non ha lo stesso impatto emotivo, ma è ben scritto. E serve sempre, per non dimenticare. Intanto, appunto per non dimenticare, tracciamone alcuni contorni (cioè parliamo un po’ del contesto, dato che sul testo seppur noto torneremo poi). Il libro nasce dalla casuale conoscenza dell’autore con un ebreo polacco sopravvissuto allo sterminio, Leopold Pfefferberg. Questi, ex-insegnante a Cracovia ai tempi dell’invasione nazista, fu uno dei “salvati” da Schindler e passò la vita a raccogliere testimonianze su quel periodo. L’incontro tra i due scatenò la scintilla in Keneally, di scrivere un libro basato su quella avvincente storia. Nasce così, nel 1982, un libro che si intitola “Schindler’s Ark”, e che con questo titolo vince uno dei più prestigiosi premi letterari britannici, il Booker Prize (premio aggiudicato ogni anno al miglior romanzo originale scritto in inglese). Il premio apre le porte a pubblicazioni in tutto il mondo, tra cui l’America, dove però viene ribattezzato “Schindler’s List”. Capita così tra le mani di Spielberg che ne intuisce subito le potenzialità, e, dopo una lunga gestazione (aiutato dallo stesso Keneally) viene da lui trasferito sullo schermo. Esce nel 1993 e vince 7 premi Oscar (film, regista, sceneggiatura non originale, colonna sonora, scenografia, fotografia e montaggio). Ma lasciamo da parte il film, e le semplificazioni che forzatamente si devono fare per ridurre un libro ed una storia, ad un evento visivo (anche se su qualcosa torneremo), e torniamo subito all’autore, che era ed è un prolifico scrittore, australiano di nascita, in patria già precedentemente noto per i suoi scritti, ma che con questo raggiunge un apice di successo e notorietà che, in effetti, metterà in ombra tutto il resto della sua produzione. Lo stile che adotta è molto giornalistico, con riprese ed anticipazioni, laddove tuttavia la materia narrata è talmente di suo, forte e di grande impatto, che sembrerebbe facile farne comunque un buon libro. Io credo di no, e credo che il merito di Keneally sia stato proprio quello di rendere una materia complessa, ed avvenimenti non chiari, con uno stile ed una capacità di non perdere fili di una intricata matassa per tutto il lungo svolgersi dei 6 anni intensamente narrati. Il fulcro della narrazione si spande dall’occupazione nazista della Polonia nel 1939 alla fine della Seconda Guerra Mondiale nel maggio del 1945. Se si dovesse solo citarne lo scarso filo che lega le quasi quattrocento pagine, dovremmo parlare dell’epopea di Oskar, delle sue fabbriche, della sua empatia verso gli ebrei di Cracovia, e tutto quello che ne conseguì. L’attrito latente (ma potente) con i tedeschi occupanti, l’amore iniziale verso il nazismo trionfante negli anni ’30 all’odio sempre più aperto verso le crudeltà di regime. Non siamo qui per ripercorrere tutti i momenti forti del libro, sottolineando solo la capacità di Keneally di descriverli quasi asetticamente, ma proprio perché descritti quasi senza partecipazioni non possiamo che capirne (e sentirlo su di noi) l’orrore. Seguiamo Schindler che cerca di neutralizzare il depravato Amon Goeth (il “re” del campo di concentramento dei “suoi ebrei”, e che finirà impiccato a fine guerra per i suoi crimini). Schindler che si sporca le mani, che minaccia, che corrompe, che viene arrestato più volte, ma che riesce ad uscirne, più o meno bene. Fino all’ultima avventura: la guerra si avvia verso la sua conclusione (scontata) e, a fronte dell’avanzata russa, molti campi vengono chiusi e gli ebrei spostati o direttamente uccisi sul posto. Schindler tenta la sua ultima carta: spostare la (finta) fabbrica in Moravia, con più di mille ebrei catalogati come “specialisti”, ma assolutamente incapaci di avvitare bulloni. Così si salvano Stern, Pemper dalla memoria di ferro, e Pfefferberg (quello che darà avvio al processo di “beatificazione” di Schindler). Una volta finita la guerra, Oskar non riuscirà ad avere più alcun successo. Si trasferisce in Argentina, e la sua fabbrica fallisce. Torna in Germania, lasciando la moglie in Sudamerica, e colleziona un fallimento dopo l’altro. Fino a morire a 68 anni nel 1974 e venir sepolto sul monte Sion a Gerusalemme, ricordato come uno dei “Giusti dell’umanità”. Il libro, più che il film, insiste sulla contraddittorietà della figura di Schindler, del suo oscillare tra gaudente incosciente e cosciente salvatore della patria. Sicuramente, gli Stern, i Pemper e gli altri a lui vicini lo indirizzarono verso una strada che da solo non avrebbe forse percorso. Di suo, ci mise la giovinezza guascona, il desiderio di rivalsa sulle sconfitte del padre, ed altro (ardore sessuale che lo portava ad avere una moglie e due amanti contemporaneamente sparse sul territorio, voglia di godere, mangiando e bevendo al limite della cirrosi epatica). Keneally ha molte immagini forti nel suo scritto (tra cui quella della bimba con il vestito rosso che sarà un marchio della pellicola di Spielberg). Quello che purtroppo non risalta è il susseguirsi di persone dietro gli avvenimenti. Tanti sono i nomi, tante le vicende che a volte ci si perde un po’, non riuscendo a seguire bene chi sia che fa cosa, e come, e chi ad un certo punto muore e chi si salva. Comunque, un libro come detto sopra per non dimenticare, e, seppur letto con difficoltà, di impatto superiore alla media. Ah, Oskar Schindler era un Toro.
AnnachiaraAnnachiara wrote a review
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