La locanda del gatto nero
by Seishi Yokomizo
(*)(*)(*)(*)( )(65)
È la mezzanotte del 20 marzo 1952. Un ufficiale di polizia attraversa in bicicletta i sobborghi della periferia di Tokyo. Nei pressi della locanda del Gatto nero, da poco chiusa, nota un monaco che scava nel cortile di un tempio adiacente. Incuriosito, lo spia dal recinto esterno e dal terreno vede ... More

Gabriele Crescenzi's Review

Gabriele CrescenziGabriele Crescenzi wrote a review
03
(*)(*)(*)( )( )
Durante i suoi giri di ronda notturni nei pressi del tempio Rengein, l'agente Nagatanigawa sente il rumore di qualcuno che sta scavando nel giardino posteriore della "Locanda del Gatto Nero". Insospettito in quanto la proprietà è chiusa per cambio gestione e per lavori di restauro, si affaccia per guardare e nota il bonzo del tempio, Niccho, che si affanna a dissotterare qualcosa. Avvicinandosi scopre con orrore che si tratta del corpo di una donna.
Sulla sua identità però sorgono dei problemi: il suo volto è talmente decomposto che è inutile un'identificazione. Chi è la giovane donna assassinata e perché è stata seppellita lì?
Nel corso delle indagini emergono nuovi ed inquietanti dettagli che, lungi dal gettare una qualche luce sull'omicidio, paiono complicare la faccenda: i coniugi Itojima, precedenti possessori della locanda, sono irrintracciabili e il loro trasloco appare sospetto, essendo l'attività abbastanza redditizia. A ciò si aggiunge lo strano comportamento della matrona della locanda Oshige, che non si sarebbe fatta vedere per settimane con la scusa di un'eruzione cutanea. Che sia il suo il cadavere? Sarà il detective Kosuke Kindaichi, ancora una volta incappato per caso nell'indagine, a scoprire un piano particolarmente arzigogolato ed ingegnoso, dietro cui si cela una mente perversa e calcolatrice.
Il romanzo è davvero molto breve, tanto che lo si potrebbe leggere in una sola seduta di lettura. Come sempre lo stile di Yokomizo cattura l'attenzione del lettore con numerosi indizi, nuove scoperte e personaggi ambigui.
Nonostante le notevoli capacità narrative dell'autore e la piacevolezza dell'ambientazione giapponese, il romanzo non può essere definito un gran capolavoro.
Dapprima per la sua estrema brevità, che a mio parere gioca a sfavore di un piano così complesso che avrebbe richiesto maggior spazio sia per essere assimilato appieno dal lettore, sia per introdurre un qualsiasi apparato indiziario che permetta di sostenere la soluzione finale. Per quanto la rivelazione finale sia ben orchestrata, sebbene a tratti intuibile, non si riesce a farsi un parere per la totale assenza di fatti a sostenere una qualsiasi ipotesi. Ciò che conduce Kindaichi a scoprire l'omicida è ignoto al lettore sino alla sua rivelazione finale. Questo non è chiaramente "fair" e imbroglia ancor di più le idee con prove nuove che devono essere collocate dal lettore nel giusto posto per poter comprendere il disegno d'insieme.
Insomma un'occasione sprecata per poter scrivere un solido e godibile romanzo giallo con "cadavere senza volto".
Gabriele CrescenziGabriele Crescenzi wrote a review
03
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Durante i suoi giri di ronda notturni nei pressi del tempio Rengein, l'agente Nagatanigawa sente il rumore di qualcuno che sta scavando nel giardino posteriore della "Locanda del Gatto Nero". Insospettito in quanto la proprietà è chiusa per cambio gestione e per lavori di restauro, si affaccia per guardare e nota il bonzo del tempio, Niccho, che si affanna a dissotterare qualcosa. Avvicinandosi scopre con orrore che si tratta del corpo di una donna.
Sulla sua identità però sorgono dei problemi: il suo volto è talmente decomposto che è inutile un'identificazione. Chi è la giovane donna assassinata e perché è stata seppellita lì?
Nel corso delle indagini emergono nuovi ed inquietanti dettagli che, lungi dal gettare una qualche luce sull'omicidio, paiono complicare la faccenda: i coniugi Itojima, precedenti possessori della locanda, sono irrintracciabili e il loro trasloco appare sospetto, essendo l'attività abbastanza redditizia. A ciò si aggiunge lo strano comportamento della matrona della locanda Oshige, che non si sarebbe fatta vedere per settimane con la scusa di un'eruzione cutanea. Che sia il suo il cadavere? Sarà il detective Kosuke Kindaichi, ancora una volta incappato per caso nell'indagine, a scoprire un piano particolarmente arzigogolato ed ingegnoso, dietro cui si cela una mente perversa e calcolatrice.
Il romanzo è davvero molto breve, tanto che lo si potrebbe leggere in una sola seduta di lettura. Come sempre lo stile di Yokomizo cattura l'attenzione del lettore con numerosi indizi, nuove scoperte e personaggi ambigui.
Nonostante le notevoli capacità narrative dell'autore e la piacevolezza dell'ambientazione giapponese, il romanzo non può essere definito un gran capolavoro.
Dapprima per la sua estrema brevità, che a mio parere gioca a sfavore di un piano così complesso che avrebbe richiesto maggior spazio sia per essere assimilato appieno dal lettore, sia per introdurre un qualsiasi apparato indiziario che permetta di sostenere la soluzione finale. Per quanto la rivelazione finale sia ben orchestrata, sebbene a tratti intuibile, non si riesce a farsi un parere per la totale assenza di fatti a sostenere una qualsiasi ipotesi. Ciò che conduce Kindaichi a scoprire l'omicida è ignoto al lettore sino alla sua rivelazione finale. Questo non è chiaramente "fair" e imbroglia ancor di più le idee con prove nuove che devono essere collocate dal lettore nel giusto posto per poter comprendere il disegno d'insieme.
Insomma un'occasione sprecata per poter scrivere un solido e godibile romanzo giallo con "cadavere senza volto".