La metamorfosi
by Franz Kafka
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_chiarapanda__chiarapanda_ wrote a review
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Ho letto questo libro tanti anni fa, ma a dirla tutta non mi era piaciuto. Convinta di averlo fatto forse troppo prematuramente, ho deciso di rileggerlo (o meglio di ascoltarne l’audiolibro) così da riscoprirlo ed esaminarlo con una maturità forse più indicata. Premesse, queste, vane e troppo speranzose: la rilettura di Kafka mi ha lasciato indifferente come la prima volta, forse un po’ meravigliata di come questo libro continui ancora tutt’oggi ad appassionare i lettori più disparati.

La Metamorfosi mi lascia sempre quell’asciutto in bocca che è difficile da mandar via: assistiamo alla trasformazione più epocale e più straordinaria di sempre, ma che passa paradossalmente in sordina. Gregor Samsa si sveglia un bel giorno, senza alcun motivo, trasformato in un insetto gigante e la cosa sembra non stupire quasi nessuno, né Sansa in prima battuta e né tantomeno i suoi familiari, forse più innervositi che non possa recarsi a lavoro conciato in quel modo. Speravo quindi in un maggiore pathos o comunque un minimo di coinvolgimento emotivo che però non è arrivato.

La metamorfosi di cui ci parla Kafka non si racchiude nella sola trasformazione di Gregor, ma in un insieme di cambiamenti che ribaltano la vita dell’intera famiglia Samsa. Gregor era il fiore all’occhiello del papà perché arrivato ad avere un buon lavoro borghese (monotono e poco interessante) ma che gli permetteva di sostenere le spese di casa. Chiaramente l’essere diventato un insetto ha impedito a Gregor di lavorare e di condurre una qualsivoglia vita, tant’è che si reclude in camera a condurre un’esistenza ormai bestiale. Nel frattempo, la sorella – prima sfaccendata – inizia a prendersi cura del fratello, spinta più dal desiderio di dimostrare di essere ormai cresciuta che dall’amore che prova per Gregor. Dopo inizierà a lavorare e a ripudiare quel fratello che sempre l’aveva sostenuta e apprezzata. Anche la famiglia dimentica pian piano Gregor per dedicare tutte le attenzioni a risollevare la situazione finanziaria di casa e soprattutto a far sbocciare quella figlia che ormai è pronta per lasciare il nido.

Kafka resterà quindi solo, angosciato, alienato e soprattutto odiato da quelli che erano la sua unica ragione di vita: preso consapevolezza di aver perso ormai ogni speranza di riavere Gregor, sua sorella lo ignora, sua mamma lo disprezza e suo padre gli lancia addosso mele, vuoi per rabbia vuoi per speranza di vederlo tirare le cuoia il prima possibile e permetter loro di voltare pagina.

Interpretazioni, a volte esagerate, di questa storia vedono tematiche quali alienazione, presa di coscienza di una vita abietta e priva di senso, nonché rinuncia alla vita stessa. Ammetto però di non aver davvero percepito tutto questo durante la lettura: non ho percepito nulla in realtà, una calma piatta che è arrivata così come se n’è andata.
mulakymulaky wrote a review
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AdVenturaAdVentura wrote a review
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Manuela MazziManuela Mazzi wrote a review
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Un libro sull'emarginazione del diverso

È tanto breve quanto commovente La Metamorfosi di Franz Kafka. Credo si possa definire un racconto, e di grande attualità. Un’attualità che purtroppo sarà sempre più attuale.

LA TRAMA
Gregor, un giovane rappresentante che sbattendosi come un matto si prende cura dell’economia famigliare, si sveglia una mattina nel corpo di uno scarafaggio. Si sa, lo sapevo persino io già prima di leggerlo. In verità, Gregor si sveglia esaurito dalla fatica, dal lavoro, dal troppo fare (sindrome da Burnout?). Lo scarafaggio è la metafora del corpo che si rifiuta di alzarsi dal letto per andare a lavorare, non ce la fa proprio. Vorrebbe, ma non ci riesce… La breve storia si svolge tutta negli spazi della casa, dalla camera al salotto. Quando sorella, padre e soprattutto madre si accorgono della trasformazione di Gregor subiscono più reazioni: in tutti il ribrezzo che li induce a respingerne almeno la vista; poi c’è la sofferenza, l’incomprensione, l’accudimento forzato, il tentativo di convivenza, la mancanza di ciò che era, compreso il supporto economico. In buona sostanza i ruoli si invertono: non è più lui a curarsi di loro, ma viceversa; anzi, alla fine, per dirla bene, è lui che pesa su di loro. Da una parte ciò porta a una maggiore autoconsapevolezza del vivere e degli sforzi che servono per farlo, nei genitori e nella sorella di Gregor, dall’altra c’è lo stesso Gregor che deve riappropriarsi di una certa padronanza del suo corpo, della sua nuova dimensione. Portata all’estremo, la convivenza tra umani e scarafaggio finirà con una forma di distruzione, finanche autodistruzione.

OLTRELATRAMA
Ho già anticipato l’evidente ruolo della metafora, e anche di quanto sia attuale il tema dell’emarginazione del diverso. Molto spesso mi sento dire – con molta minor cautela di quanta ne viene adottata da chi tenta di esprimere un giudizio razzista, il che mi lascia intendere quanto si sentano legittimati a pensarla in quel modo – frasi del tipo: “È un drogato di merda”; “Ma quello è un tossico!”; “Quello? Ma per favore: lo manteniamo noi, è un drogato. Altro che dargli da mangiare, gli servirebbe un calcio nel culo”. Ecco, se usassi paragoni come “barboni”, “gay”, “malati di AIDS”, “straniero di colore”, ecc…, so che mi faciliterei di molto il lavoro. Perché “tutti” difendono certe “emarginazioni”, ma ve ne sono alcune che invece pare mettano d’accordo tutti nell'agire l'emarginazione stessa. Ma capita anche con “i brutti”, “gli stupidi, o ritenuti tali”, “gli sfigati”… ce ne sono tantissimi che rischiano sempre molto facilmente di venir emarginati. Ecco perché è molto commovente. Gli scarafaggi non piacciono (quasi) a nessuno e nessuno – nemmeno i parenti più stretti che tanto li amano quando sono piccini e pieni di potenziale – li difendono. Anzi, più facilmente si trovano buone ragioni per accusarli, loro malgrado.
Commovente. Lo ripeto. E quel che è peggio è che in un angolino del mio cervello penso che purtroppo: “Quasi certamente molti di quelli che oggi leggono questo libro staranno dalla parte dei genitori e della sorella…!”