La monaca
by Denis Diderot
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Pur nella sua spiccata originalità, La monaca rivela l’influenza dei romanzi di Richardson – Clarissa e Pamela – di cui Diderot fu grande ammiratore. Figlia adulterina di una famiglia aristocratica, Suzanne è costretta a diventare monaca. La sua incrollabile volontà di ribellione e infine la fuga non

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AK-47AK-47 wrote a review
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Capostipite di un sottogenere di romanzi
Figlia di una nobildonna, Suzanne, a differenza delle sue sorellastre, non è libera di scegliere come vivere, ma viene indotta a forza, contro la sua volontà, a prendere i voti e a entrare in un convento. Una prima volta ha la forza di ribellarsi clamorosamente, ma ha sottovalutato la forza della coercizione da parte della sua famiglia. Infine, dopo settimane di clausura di fatto in famiglia, si sottomette alla decisione dei suoi e inizia il noviziato. Una superiora temibile quanto sadica e vendicativa fa di Suzanne l'oggetto di continue vessazioni e angherie, soprattutto dopo che la ragazza ha tentato clandestinamente di fare richiesta di abiurare i voti. Dopo mille sventure, tutto ciò che Suzanne otterrà, sarà il trasferimento in un altro convento, dove la superiora, dolce e umana, la fa però ben presto oggetto di "attenzioni particolari"( non volute né ricambiate dalla novizia), fino a che la cosa non viene risaputa dalla curia, dove scoppia lo scandalo: arriva una nuova superiora rigida e cattiva che riprende le vessazioniSuzanne, compreso che mai la Chiesa le permetterà di tornare allo stato laicale, tenta poi la fuga e riesce ad arrivare, non senza ulteriori peripezie a Parigi, dove però è sempre in pericolo di essere scoperta e riportata al convento. Scrive allora una lunga lettera a un marchese d'idee illuministe, in cui gli narra le sue sventure e ne implora la protezione (il romanzo è scritto appunto sotto forma di lunga epistola, in prima persona). Credo che quest'opera del celebre filosofo illuminista sia la prima o comunque tra le prime del filone fecondo delle storie drammatiche di donne monacate contro la loro volontà. L'intento dell'opera, come tutte quelle dei filosofi settecenteschi è di denuncia (la situazione da "lager" ante litteram dei conventi di allora, con tanto di "monache collaborazioniste" della sadica superiora e monache che provano a ribellarsi) e più in generale filosofico, nel senso di invito alla riflessione sul rapporto conflittuale tra volontà di libertà dell'individuo e costrizione, più o meno oppressiva, dell'ordine costituito. Non lo considero un capolavoro ma è certamente un libro importante, pioniere di un filone che avrà lunga fortuna (basti citare Manzoni, Verga e, nel Novecento, Guido Piovene). Tre stelle e mezzo.
PburgPburg wrote a review
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