La morte del fiume
by Guglielmo Petroni
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Un romanzo sul congedo della vita. Un viaggio attraverso la memoria che riconduce Sante e Stefano, amici da sempre, a ritrovarsi, ormai invecchiati, a Lucca, loro città natale. Il romanzo ha vinto il Premio Strega nel 1974. Prefazione di Arnaldo Colasanti.

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Breve racconto, nostalgico e malinconico scorcio della provincia e della campagna italiana, all’insegna del “come eravamo”. Si osserva come i cambiamenti che negli anni ‘70 (cambiamenti dell’ambiente, del paese e della città, della società, delle abitudini ecc) turbavano i protagonisti del racconto, sono in tutto e per tutto affini (o forse sono ancora gli stessi?) a quelli che si vivono oggi.
Se è vero che lo sviluppo della società e della socialità avviene sempre in quei luoghi dove scorre l’acqua (come spiega Melville, molto meglio di me, all’inizio di Moby Dick), allora vedere morire il fiume della propria infanzia è un evento doppiamente drammatico e doppiamente significativo dello sfacelo in cui versa la società odierna.
Il tema del passato, della nostalgia, del rapporto tra il proprio passato e il proprio presente sono più o meno riassunti così: “C’è chi ha tramutato la propria realtà passata in un mito e, se lo ricerca, si perde. Gli uomini temono il proprio avvenire, ma è del passato che debbono aver paura. Se non lo sanno ritrovare in tutta la sua realtà, non trovano se stessi, ed il loro avvenire è l’incognito.”
Come premio strega non è illuminante, ma pur sempre un’ottima lettura con ottimi spunti.
Si conclude con una sorta di rassicurante inno al “dio delle piccole cose”: “t’assicuro che ci son più legami tra le cose, sia pur quelle banali, domestiche e di tutti i giorni e quelle che riguardano il cielo e la terra, di quanti non ce ne siano tra il grano e il pane.”