La morte di Murat Idrissi
by Tommy Wieringa
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Traghetto da Tangeri ad Algeciras, un forte vento soffia attraverso lo Stretto di Gibilterra. Nella stiva della nave, nascosto nel bagagliaio di una macchina, muore un ragazzo. Poco dopo, Ilham e Thouraya, due giovani donne olandesi di origine marocchina entrano in Spagna con il cadavere del clandes... More

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7
MorenaMorena wrote a review
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fahrenheit51fahrenheit51 wrote a review
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Leggendo le avventure di Touraya e Ilham mi sono venute alla mente Thelma e Louise dell'omonimo film, anche se la conclusione della storia non è così tragica, almeno per loro.
Il malessere delle seconda generazione di immigrati in Europa (Olanda, in questo caso), la tensione tra le consuetudini della famiglia patriarcale e le sue leggi non scritte e la voglia di entrare a far parte del nuovo mondo, quello emancipato dell'Europa..sono forza motrice di questo racconto.
Una storia on the road che come spesso accade fa crescere i protagonisti, gli fa prendere consapevolezza, attraverso un percorso di sofferenza e disillusioni..catartico, direbbe un critico politicamente corretto.
I due temi di fondo - l'emancipazione della seconda generazione di immigrati e quella tutta al femminile di Ilham e Touraya sono ben svolti e non risolti, ovviamente.
Ottima la prosa, sintetica espressiva efficace. In poche parole Wieringa ti cala nelle situazione e ti fa vivere in pieno la drammaticità e l'euforia..manca di ironia, non ci sono pause nel racconto, manca un "coro" che commenti e crei distacco dagli eventi e dai protagonisti.
Racconto in terza persona, al presente ed al passato, per i flash back. Non ho capito perché nell'ultimo capitolo, quello risolutivo della situazione difficile e fastidiosa in cui si vengono a trovare le nostre due, viene usato il tempo passato. L'azione avviene senza soluzione di continuità con tutti gli avvenimenti precedenti, narrati al presente (quando non flash-back). Perché allora narrare l'ultimo atto come se fosse già avvenuto, già parte dei ricordi? Forse perché proprio lì Wieringa vuole collocarlo, come un episodio che Ilham e Touraya intendono rimuovere dalla loro mente e coscienza?

Giudizio 4/5

PS Ho preso da leggere "Questi sono i nomi" del medesimo autore: mi piace come scrive e sa trattare temi attuali e scomodi
AvanzoAvanzo wrote a review
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Un grido che nessuno sente non si è mai levato
Ilham e Thouraya sono due ragazze olandesi di origini marocchine, amiche, che decidono di tornare nelle terre dei loro genitori. Dopo aver incontrato casualmente Saleh, ragazzo conosciuto in Olanda, questi le convincerà ad aiutare Murat, figlio di una povera famiglia della zona di Rabat. Il piano è quello di portarlo in Spagna col traghetto da Tangeri ad Algeciras, nascondendolo nel bagagliaio della macchina a noleggio. Il titolo mette in chiaro da subito che non si rivelerà una buona idea.

In questo breve romanzo (centoventi pagine in formato Iperborea), Wieringa ritrae le cosiddette seconde generazioni. Figlie e figli di chi aveva compiuto la traversata quando tutto era ancora facile, una generazione senza patria, come le protagoniste che nonostante i due passaporti di Paesi Bassi e Marocco, “in entrambi gli stati erano prima di tutto e soprattutto stranieri”. Due ragazze capaci di provare sensazioni contrastanti di fronte alle tante manifestazioni di povertà della loro terra d'origine: la nausea, l'insofferenza, la convinzione che i poveri meritino la loro condizione, ma anche la compassione e il senso di colpa (che Saleh contribuisce a far uscire) di fronte a Murat, per il quale loro rappresentano “la speranza, la via di fuga, il futuro”. Se non fosse stato per i loro genitori, si sarebbero trovate nella sua stessa situazione.

Il capitolo di apertura è un interessante excursus sulla storia dello stretto di Gibilterra, una storia fatta di tanti popoli che lo hanno attraversato, dal Mediterraneo all’Oceano Atlantico ma anche dall’Africa all’Europa e viceversa. Popoli liberi di muoversi attraverso un ponte che oggi diventa muro.
Dal secondo capitolo si parte senza più fermarsi. La scrittura di Wieringa è asciutta, priva di retorica e di forzature, va dritta per dritta e le poche deviazioni sono brevi, lasciate scivolare lungo il susseguirsi degli eventi senza intaccarne la fluidità. Non ci sono giudizi (non aspettativi buoni e cattivi), ma un quasi asettico resoconto dei fatti, e così le pagine scorrono veloci come l'Audi di Thouraya e Ilham, sempre più rapide ma anche più maleodoranti come il corpo di Murat nel bagagliaio.

“Un grido che nessuno sente non si è mai levato”, questa la frase che condensa un’opera breve ma intensa. L’ultima pagina scivola via e ci si chiede: “Ma noi, siamo capaci di ascoltarlo?”.

Buona lettura.
fahrenheit51fahrenheit51 wrote a review
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La morte di Murat Idrissi
Leggendo le avventure di Touraya e Ilham mi sono venute alla mente Thelma e Louise dell'omonimo film, anche se la conclusione della storia non è così tragica, almeno per loro.
Il malessere delle seconda generazione di immigrati in Europa (Olanda, in questo caso), la tensione tra le consuetudini della famiglia patriarcale e le sue leggi non scritte e la voglia di entrare a far parte del nuovo mondo, quello emancipato dell'Europa..sono forza motrice di questo racconto.
Una storia on the road che come spesso accade fa crescere i protagonisti, gli fa prendere consapevolezza, attraverso un percorso di sofferenza e disillusioni..catartico, direbbe un critico politicamente corretto.
I due temi di fondo - l'emancipazione della seconda generazione di immigrati e quella tutta al femminile di Ilham e Touraya sono ben svolti e non risolti, ovviamente.
Ottima la prosa, sintetica espressiva efficace. In poche parole Wieringa ti cala nelle situazione e ti fa vivere in pieno la drammaticità e l'euforia..manca di ironia, non ci sono pause nel racconto, manca un "coro" che commenti e crei distacco dagli eventi e dai protagonisti.
Racconto in terza persona, al presente ed al passato, per i flash back. Non ho capito perché nell'ultimo capitolo, quello risolutivo della situazione difficile e fastidiosa in cui si vengono a trovare le nostre due, viene usato il tempo passato. L'azione avviene senza soluzione di continuità con tutti gli avvenimenti precedenti, narrati al presente (quando non flash-back). Perché allora narrare l'ultimo atto come se fosse già avvenuto, già parte dei ricordi? Forse perché proprio lì Wieringa vuole collocarlo, come un episodio che Ilham e Touraya intendono rimuovere dalla loro mente e coscienza?

Giudizio 4/5

PS Ho preso da leggere "Questi sono i nomi" del medesimo autore: mi piace come scrive e sa trattare temi attuali e scomodi
MeLoLeggo.itMeLoLeggo.it wrote a review
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La morte di Murat Idrissi, di Tommy Wieringa
meloleggo.it/la-morte-di-murat-idrissi-di-tommy-wieringa_1106

La morte di Murat Idrissi è di per sé un titolo che non lascia scampo, che spedisce l’immaginazione direttamente ai grandi drammi psicologici dell’Ottocento.

Non c’è molto Ottocento, però, nei protagonisti dell’ultima fatica di Tommy Wieringa, calda voce dell’Olanda tradotta in Italia da Elisabetta Svaluto Moreolo per Iperborea. Ho conosciuto e apprezzato la sua profondità di scrittore, il suo stile a volte scarno ma incisivo, con Le avventure di Joe Speedboat prima e con Questi nomi poi, e anche in questa mia terza lettura non delude affatto.

Non c’è molto Ottocento nei protagonisti del romanzo, dicevo, e non potrebbe esserci. Cambia lo spazio-tempo, cambia il contesto, cambiano anche i ritmi di scrittura. Sono figure che si muovono in una scena ampia come il tragitto dall’Africa all’Olanda, e ristretta come l’abitacolo di un’automobile. Gente rivestita del giusto tono che fa il paio con la drammaticità di certe scene, con l’atroce attualità del tema trattato.

Ilham e Thouraya, raga... [continua a leggere su MeLoLeggo.it]