La nostalgia degli altri
by Federica Manzon
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Lizzie è volubile, egoista e piena di fascino, una dittatrice nata, circondata da una fama temeraria fin dall'adolescenza. Adrian è timido, maldestro, incapace di fare una mossa audace, eppure animato da desideri pericolosi. I due si incontrano all'Acquario: una grande industria dell'intrattenimento, un luogo dove si trasformano sentimenti e sogni in mondi digitali. Non si frequentano, ma ogni notte si scrivono. Un guaio per due persone convinte che a raccontare bene una storia la si possa rendere reale. E quanto più i corpi si sottraggono e il contatto virtuale dilaga, tanto più cresce il loro innamoramento. Ma chi è davvero Adrian? Un amante dedito o un tiranno crudele? Una persona in carne e ossa o un fake da social network? E soprattutto, cosa sa Lizzie di lui? Perché non si spaventa quando inizia ad accorgersi che tutto ciò che Adrian ha raccontato di sé manca di coerenza? Sullo sfondo, una Milano vivida nei suoi tic, le terrazze, gli arrampicatori, l'alcol e le droghe, le notti, e per contro una Trieste selvaggia e poetica da cui si può solo andare via. Milano è ambizione, Trieste è sentimento. Adrian e Lizzie diventano, pagina dopo pagina, personaggi da cui non vorremmo separarci mai. Immersi fino all'osso e malgrado se stessi nella storia del loro amore, nello struggimento per tutto quello che non potrà mai essere, nella nostalgia per un tempo magnifico che è da subito perduto e per sempre rimpianto. Federica Manzon costruisce un racconto limpido e coinvolgente sull'identità e la necessità di nasconderla, sul nostro presente dove la verità sta sempre dietro uno schermo e l'autenticità appare una questione fuori moda, ma anche sulle nostre infanzie e i giochi dimenticati, sulle regole dell'attrazione. Un romanzo che sente con rarissima precisione la contemporaneità, ma che è prima di tutto una storia sulla fatica di capirsi quando ci si ama, o quando l'amore è solo una storia ben raccontata.

All Reviews

13
Rage&LoveRage&Love wrote a review
04
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E basta con sto "skyline"!
No, ‘spe… Cosa ho appena finito di leggere?

Complimenti a chi ha scritto la quarta di copertina, vero e proprio capolavoro che invoglia alla lettura, lascia intuire chissà quali intrighi, trame, personaggi, riflessioni sulla socializzazione e le sue derive autistiche nell’era della comunicazione digitale. Tutto molto bello, peccato che di questo nel romanzo della Manzon ho trovato ben poco. La tanto decantata scrittura dell’autrice non mi sembra granché – per dirlo con un eufemismo, con parole mie avrei detto che “scrive con i piedi” – e ho trovato la trama insulsa, le riflessioni dei personaggi esageratamente intortate ma prive di spessore. L’idea di base c’è, al contrario. E provo invidia per tutti quegli autori contemporanei che riescono a mettere su carta qualcosa di innovativo, non visto in precedenza, che rompe con i canoni della tradizione. Ma oltre a questo “germe” – che da una penna più capace avrebbe potuto essere sfruttato appieno per meditare sulla situazione dell’uomo contemporaneo – nient’altro, per quanto mi riguarda. Il “triangolo-amoroso-non-amoroso” che si viene a creare fra il narratore anonimo, la bella Lizzie-occhi-blu e il misterioso e timido Adrian-occhi-blu-klein mi sa tanto di versione anni duemila di “Di noi tre” (già obbrobrio pseudo-generazionale illeggibile) e richiama un po’ la relazione fra Nietzsche, Lou Von Salomè e Paul Rée, con tanto di fotografia finale che ritrae insieme il gruppo di “amici”. Per il resto, la trama è semplice: i tre sono tutti nerd, sviluppatori per una società di intrattenimento digitale, l’Acquario. Come si evince dal nome, l’azienda è una bolla sospesa fuori dal tempo, come solo le facoltà di fisica, matematica e informatica e i loro ricercatori sanno essere. La storia si sviluppa in seguito attorno al legame stretto da Lizzie con Adrian, che passa attraverso chilometri di messaggi inviati fino a tarda notte sul telefonino (ops, ormai dovrei dire SMARTPHONE!), lasciando da parte ogni contatto ed esperienza fisica. Fino alla scoperta che metterà in discussione l’instabile equilibrio emotivo che si è creato nel rapporto: Adrian lascia aperta la propria casella mail sul pc di Lizzie e comincia ad emergere un’inquietante verità. L’identità del ragazzo, infatti, appare molteplice, collegata a diversi account online con i quali racconta sempre una storia diversa. Chi è il vero Adrian e cosa vuole veramente da Lizzie? Questo è il dilemma. Che non troverà soluzione. Il colpo di scena finale c’è, ve lo assicuro, ma è assolutamente insapore, inodore e incolore come il mondo trascritto in codice binario che vuol rappresentare.
FedeOggioFedeOggio wrote a review
02
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Laura GottiLaura Gotti wrote a review
312
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Non lo so.
Di Federica Manzon avevo il ricordo del suo primo, enorme romanzo. Una storia molto bella da leggere, ambientata in una Trieste luminosa, un libro forse semplice ma ben fatto, ben strutturato, opera prima poi, se non sbaglio. Ricordo di averlo poi passato a mia suocera -che non vuole mai libri di autore stranieri perché poi i nomi dei personaggi sono troppo difficili da leggere, e quindi, da ricordare - e che ne era lieta, aveva sempre sto librone in mano. Ricordo una serata di presentazione del Campiello e questa giovane autrice magrissima, dedita alla corsa, seduta accanto a me al tavolo; una ragazza solare, piacevole e chiacchierona e molto poco incline al gusto di quella scrittura un po' paranoica e un po' ripiegata su se stessa. Ma era una chiacchiera superficiale e di certo mi sono sbagliata. E poi sono passati tanti anni.

Perché questo libro che fin dall'inizio non mi è parso scorrevole, è scritto con una lingua e un tono totalmente diverso da quello che ricordavo. Scrive bene, forse un po' troppo ricamato, anzi di certo un po' troppo ricamato tanto che dopo un po' stroppia. Così come il ribadire l'educazione dei personaggi - triestini di origine - per spiegare quasi tutto. L'avrà ripetuto almeno 4 volte, tant'è che alla fine, stanotte mi sono trovata a dire ad alta voce 'ancora?' e capite che erano le 4 del mattino e che qualcuno non è stato particolarmente felice dell'esclamazione, oltre che della luce accesa ma questa è un'altra storia.

Sulla trama non mi soffermo. L'ho trovata un'idea come un'altra, a volte azzeccata a volte persa. E sulla rotondità dei personaggi non saprei, a volte è bravissima - quando racconta da dove arrivano Lizzie a Adrian, quando racconta - ma va - di Trieste, a volte è noiosa e un po' ripetitiva.

Giuro non saprei come definire questo libro. So che è tra i finalisti del Campiello e mi fa piacere, perché è brava, umile e, sicuro, una che lavora sodo - si vede l'impegno e la fatica su questo romanzo - forse pure un po' troppo.

Se lo consiglio? Sì, perché è di sicuro una brava scrittrice italiana. Ma forse al mare, quando lasciate il cellulare a casa e non lo controllate ogni due secondi per aspettare un whatsapp, per farvi capire in che cosa potreste sprofondare. Ma poi, suvvia, chi di voi non lo sa?