La paura è un peccato. Lettere da una vita straordinaria
by Oriana Fallaci
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angelaangela wrote a review
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Oriana Fallaci odiava scrivere lettere: rubavano tempo al suo lavoro di "scrittore" – al maschile, così recita perentorio anche il suo epitaffio nel Cimitero agli Allori di Firenze. Eppure La paura è un peccato raccoglie una corrispondenza fitta e variegata, dagli esordi come giornalista per un quotidiano fiorentino agli anni della dura lotta contro quel cancro che chiamava "l'Alieno". Sono lettere dai toni fermi e diretti, indirizzate a capi di stato e leader politici. Sono lettere di scrupolose disposizioni per editori e segretari. Sono lettere di ammirazione verso uomini di chiesa, e lettere di sincero affetto destinate agli amici lontani. Ci sono le epistole appassionate per Alekos Panagulis, consultate poi nella stesura di Un uomo. E c'è l'accorato addio a Pier Paolo Pasolini: "eri una luce, e una luce s'è spenta".

Non saprei se consigliarne la lettura. Oriana era terribilmente schiva e riservata, e purtroppo l'ho scoperto solo dentro queste pagine. Forse è il caso di rimettere la scelta al giudizio di ognuno. Tuttavia, non voglio tacere quanto questi documenti abbiano allargato e consolidato le mie conoscenze su di lei.

La Fallaci giornalista.
La prima corrispondente di guerra italiana. L'autrice di interviste che hanno fatto la Storia. Una testimone scomoda della nostra epoca. La voce libera e autorevole che ha avuto il coraggio della verità.

La Fallaci scrittore.
Ossessionata dalle parole — correggi, smantella, rifai daccapo. Inflessibile nella disciplina della prosa. Lenta, prolissa, incontentabile. La penna pungente e arguta che ha saputo scuotere milioni di coscienze.

La Fallaci donna.
Ingannata dalla vita per quel bambino mai nato, schiantata dal dolore dopo la morte di Alekos. La dolcezza inchiodata dentro una solitudine rabbiosa, da cui tenne testa alla malattia fino all'ultimo respiro.

Continua a dividere, questa Fallaci che è odio o amore. Ma mai il suo nome lascerà indifferenti.
MorganaMorgana wrote a review
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"SE DEVO MORIRE, PREFERISCO MORIRE BATTENDOMI."
La paura è un peccato è una raccolta di lettere che ripercorrono l'intero arco della vita di Oriana Fallaci. Le lettere partono dall'inizio della sua carriera come giovane giornalista e ripercorrono tutto il vissuto di questa straordinaria donna e scrittrice. Si tratta sia di lettere che concernono strettamente il suo lavoro come giornalista e come reporter, quindi di missive scritte e inviate dai posti più diversi, sia di lettere scritte a parenti, ad amici, a persone a cui voleva bene, lettere quindi che svelano qualcosa in più della sua personalità.
Oriana diceva che scrivere lettere le costava troppo tempo, tempo che poteva invece dedicare al suo lavoro, e proprio per questo più di una volta ammise che scrivere lettere era qualcosa che odiava. In realtà le missive che sono state conservate mostrano quasi il contrario, la corrispondenza della Fallaci era davvero molto fitta e varia. In questo volume sono raccolte solo alcune delle sue lettere più significative, una piccola raccolta che racconta della scrittura epistolare di una delle giornaliste più famose al mondo.
Io sono abituata ormai allo stile della Fallaci, ho letto quasi la maggior parte dei suoi libri, ma nonostante ciò continuo a sorprendermi. Mi sorprende la schiettezza che caratterizza anche la sua corrispondenza con personaggi pubblici e privati appartenenti a mondi tanto diversi. Nelle lettere, anche nelle prime, ritroviamo l'Oriana che abbiamo imparato a conoscere negli anni, la donna coraggiosa, testarda e appassionata che ci ha permesso di conoscere eventi, luoghi, culture e personaggi che hanno segnato la nostra storia.
Alcune lettere sono brevi, altre molto più lunghe. Troviamo sia lettere di lavoro, scritte a editori, politici, personaggi che voleva intervistare, sia lettere più personali, quelle scritte alla madre, agli amici più stretti. Il volume le raccoglie in ordine cronologico e, per ogni lettera, troviamo anche una breve prefazione che ci aiuta a capire chi sia il destinatario della missiva e il motivo per cui la stava scrivendo.
Per quanto abbia apprezzato il volume, come apprezzo qualsiasi cosa scritta dalla Fallaci, devo ammettere che l'idea di pubblicare delle lettere personali sia, per me, un po' border line. Non tanto per le lettere in sè, ma perchè penso che Oriana non avrebbe voluto e sono abbastanza certa che non avrebbe apprezzato un gesto del genere.
A parte questa breve parentesi che riflette quello che è semplicemente un mio pensiero, leggere questa raccolta mi ha fatto conoscere ancora meglio sia la scrittrice che la donna che si nasconde dietro alcuni tra i libri che hanno contato di più nella mia vita. Se come me siete grandi ammiratori della Fallaci, allora questa raccolta potrebbe essere una preziosa aggiunta alla vostra collezione.
Simone P.Simone P. wrote a review
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CodaCoda wrote a review
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Io sarei venuto persino a infognarmi nell’ufficetto di New York per smistarti i fax tra le 9 e le 13, tutti i giorni, niente ferie e niente aumenti, per te!
Le lettere dalla Fallaci sono belle: sono brevi, scritte avendo rispetto del tempo di chi le riceverà; sono scritte con grande cura, specie quando assicurano la loro frettolosa estemporaneità; sono meravigliosamente pratiche.

Ci si sente ebbri dopo aver sfiorato brevemente la vita in piena di Oriana Fallaci, della giovane articolista di provincia, del fenomeno italiano in America, della corrispondente dal fronte di guerra e da quell’altro fronte di guerra che sono i potenti del mondo durante i periodi di pace, della amata e amante di Panagulis, della scrittrice appartata, della donna malata di cancro che ricorda la sua primissima adolescenza nella Resistenza, della castigatrice dell’Occidente che lo richiama ai suoi doveri tramite la rappresentazione manichea di un Oriente corruttore e malvagio.

C’è una Fallaci per tutti, il personaggio ormai raccontato e consegnato alla storia, principalmente dalla Fallaci stessa, e c’è una Fallaci privata che non contraddice ma arricchisce la prima, la Fallaci dopo l’alluvione del Sessantasei a Firenze che tra il restauro delle opere d’arte e gli aiuti ai senzatetto da mandare al sindaco decide di dare il suo contributo per la ricostruzione della Biblioteca Nazionale, come a dire che dalle macerie ci si tira fuori innanzitutto facendosi forza con le opere del pensiero scritto; la Fallaci che passa a Pasolini informazioni sull’Esquadrao de Morte e che gli chiede di aiutarla nelle traduzioni dal greco delle poesie (le belle poesie) di Panagulis; la Fallaci che scrive a Panagulis: “Aspettami. Io ti ho aspettato tanto.”; che osserva: “Mussolini ha pagato. Agnelli, no. Hitler ha pagato. Krupp no.”, la Fallaci che scrive: “Non v’è uomo o donna colpevole verso di me che non sia finito nella Siberia dei miei sentimenti.”, che dice: “Non dice, invece, che a esser forti si dura una gran fatica: che gli altri si nutrono della nostra forza. Ma tu questo lo sai.”

Io non sarei durato un quarto d’ora a fare il segretario della Fallaci ma che mi costa sognare che sarei stato persino disposto a farlo, per lei, che mi sarei impegnato per superare i requisiti contenuti nella lettera 103, d’altronde se la Fallaci anche post 11 settembre scriveva al nipote per dire la sua sul nome da dare al terzo figlio di lui e che scriveva alla propria segretaria, nel 2005, per raccontarle della storia assurda delle sardine alla Rizzoli, tanto tremenda come non mi è mai parso che fosse non doveva essere. Insopportabilmente, bisbeticamente, innegabilmente, impossibilmente adorabile, e nient’altro.