La peste
by Albert Camus
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Nuova traduzione di Yasmina Mélaouah.
Orano è colpita da un'epidemia inesorabile e tremenda. Isolata, affamata, incapace di fermare la pestilenza, la città diventa il palcoscenico e il vetrino da laboratorio per le passioni di un'umanità al limite tra disgregazione e solidarietà. La fede religiosa, l'edonismo di chi non crede alle astrazioni né è capace di ''essere felice da solo'', il semplice sentimento del proprio dovere sono i protagonisti della vicenda; l'indifferenza, il panico, lo spirito burocratico e l'egoismo gretto gli alleati del morbo. Scritto da Albert Camus secondo una dimensione corale e con una scrittura che sfiora e supera la confessione, "La peste" è un romanzo attuale e vivo, una metafora in cui il presente continua a riconoscersi.

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Cristina AbbàCristina Abbà wrote a review
01
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DonatheprincessDonatheprincess wrote a review
04
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'Fratelli, la sventura vi ha colpito, fratelli, ve lo siete meritati'.
Da quando, nel 2020, la peste si è abbattuta sul nostro mondo, ho sviluppato una perversa curiosità per i libri/film ad argomento pandemia: non me ne perdo uno.

Credo che il motivo sia che mi incuriosisce moltissimo vedere come gli uomini, in tempo di sanità, abbiano immaginato le pestilenze. Vedere quanto la fantasia riesca ad avvicinarsi alla realtà ed eventualmente correggerli mentalmente...

Camus,in un libro che a quanto pare ha stra-venduto in pandemia (che non significa però che sia stato stra-letto), immagina che in una città già abbastanza triste e infelice geograficamente, Orano, torni la peste. La peste classica, quella di Manzoni, con tanto di bubboni e topi morenti che ne annunciano la comparsa.

Il suo racconto é per lo più rivolto alle questioni umane più che agli aspetti pratici. La cosa di cui sembra maggiormente soffrire il popolo colpito dalla peste é quella che Camus chiama 'la separazione'.

Ho trovato molto curioso come, davanti a un'ipotesi di peste, con la città chiusa, le fosse comuni e gli approvvigionamenti limitati, lo scrittore pensi soprattutto alle coppie separate, alle solitudini, all'impossibilità di comunicare con l'esterno. Ipotizza (ignaro!) una pandemia con caffè, cinema e ristoranti sempre e comunque pieni, nel tentativo di trovare contatto umano e di salvare una apparente normalità.
É una pestilenza senza eroismi, lo scrittore lo ribadisce spesso, perché tutto ciò che si fa deve essere fatto, non per scelta o eroismo ma -appunto-per dovere, perché si deve lottare, ma é anche piena di quell'umanità che é esattamente la cosa più importante per tutti noi che ci troviamo a vivere nel periodo della peste.
DonatheprincessDonatheprincess wrote a review
01
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'Fratelli, la sventura vi ha colpito, fratelli, ve lo siete meritati'.
Da quando, nel 2020, la peste si è abbattuta sul nostro mondo, ho sviluppato una perversa curiosità per i libri/film ad argomento pandemia: non me ne perdo uno.

Credo che il motivo sia che mi incuriosisce moltissimo vedere come gli uomini, in tempo di sanità, abbiano immaginato le pestilenze. Vedere quanto la fantasia riesca ad avvicinarsi alla realtà ed eventualmente correggerli mentalmente...

Camus,in un libro che a quanto pare ha stra-venduto in pandemia (che non significa però che sia stato stra-letto), immagina che in una città già abbastanza triste e infelice geograficamente, Orano, torni la peste. La peste classica, quella di Manzoni, con tanto di bubboni e topi morenti che ne annunciano la comparsa.

Il suo racconto é per lo più rivolto alle questioni umane più che agli aspetti pratici. La cosa di cui sembra maggiormente soffrire il popolo colpito dalla peste é quella che Camus chiama 'la separazione'.

Ho trovato molto curioso come, davanti a un'ipotesi di peste, con la città chiusa, le fosse comuni e gli approvvigionamenti limitati, lo scrittore pensi soprattutto alle coppie separate, alle solitudini, all'impossibilità di comunicare con l'esterno. Ipotizza (ignaro!) una pandemia con caffè, cinema e ristoranti sempre e comunque pieni, nel tentativo di trovare contatto umano e di salvare una apparente normalità.
É una pestilenza senza eroismi, lo scrittore lo ribadisce spesso, perché tutto ciò che si fa deve essere fatto, non per scelta o eroismo ma -appunto-per dovere, perché si deve lottare, ma é anche piena di quell'umanità che é esattamente la cosa più importante per tutti noi che ci troviamo a vivere nel periodo della peste.
ChiattivaChiattiva wrote a review
03
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Con l’infausto avvento della pandemia, molti si sono dati alla lettura della “Peste”. Io ho aspettato la fine (?) per vedere quali realmente fossero le similitudini tra il romanzo e la realtà, e ce ne sono davvero tante.

Nella città algerina Orano, ancora colonia francese, un gran numero di ratti inizia a ammalarsi e infine a morire. Benché inizialmente non si sappia, si scopre poi che si tratta di peste, e Parigi impone di chiudere le frontiere. Il racconto è affidato al dottor Rieux, un medico rimasto solo in città perché sua moglie l’ha lasciata per curarsi, e ai taccuini dell’amico Tarrou, in cui si descrive l’evolversi dell’epidemia.

Naturalmente, come in tutte le situazioni estreme, c’è chi muore, chi si ammala, chi si arricchisce per via dei guadagni leciti o illeciti dovuti alle conseguenze della peste ecc., esattamente come durante ciò che stiamo vivendo noi oggi.

Vorrei però focalizzare l’attenzione del lettore sulle similitudini cui accennavo prima, e lo faccio attraverso una serie di citazioni abbastanza esplicative:

“Se talvolta ci lasciavamo andare alla fantasia e ci s’illudeva di aspettare la scampanellata del ritorno o un passo familiare per le scale, se, in quei momenti, si era d’accordo nel dimenticare che i treni erano immobili, se ci si disponeva allora per restare a casa nell’ora in cui, normalmente, un viaggiatore portato dal diretto poteva giungere nel nostro quartiere, tali giochi, beninteso, non potevano durare. Veniva sempre il momento in cui ci si accorgeva chiaramente che i treni non arrivavano; sapevamo allora che la nostra separazione era destinata a durare e che dovevamo cercare di venire a patti col tempo.”

“Il vettovagliamento fu limitato alla razione essenziale; furono anche prescritte economie dell’elettricità. Soltanto i prodotti indispensabili giunsero per via di terra e d’aria.”

“La famiglia del malato sapeva che non avrebbe più riveduto quest’ultimo se non guarito o morto.”

Consiglio a tutti quelli che parlano di dittatura sanitaria di leggerlo, specie perché, nel racconto, all’inizio, un vaccino ancora non c’era, e nemmeno Netflix.

Chissà, poi, che avremmo fatto senza farina e lievito, noi...