La piramide di fango
by Andrea Camilleri
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Si sono aperte le cateratte del cielo. I tuoni erompono con fragore. Nel generale ottenebramento, e sotto la pioggia implacabile, tutto si impantana e smotta. Il fango monta e dilaga: è una coltre di spento grigiore sulle lesioni e sulle frane. La brutalità della natura si vendica della politica dei governi corrotti, che non si curano del rispetto geologico; e assicurano appalti e franchigie alle società di comodo e alle mafie degli speculatori. A Vigàta dominano le sfumature opache e le tonalità brune delle ombre che si allungano sull’accavallato disordine dei paesaggi desolati; sui lunari cimiteri di scabre rocce, di cretti smorti, e di relitti metallici che sembrano ossificati. Questa sgangherata sintassi di crepature e derive ha oscuri presagi. E si configura come il rovescio tragico dell’allegra selvatichezza vernacolare di Catarella, che inventa richiami fonici ed equivalenze tra «fango» e «sangue»; e con le confuse lettere del suo alfabeto costruisce topografie che inducono all’errore. Del resto, macchiate di sangue sono le ferite fangose del paesaggio; e l’errore è consustanziale al labirinto illusionistico dentro il quale i clan mafiosi vorrebbero sospingere il commissario Montalbano per fuorviarlo, e convincerlo che il delitto sul quale sta indagando è d’onore e non di mafia. La vicenda ha tratti sfuggenti, persino elusivi. Un giovane ferito a morte ha inforcato una bicicletta e ha pedalato con fatica in quella solitudine di fango. Sua moglie è scomparsa. E con lei un presunto zio, che non ha nome, non ha volto, e non lascia impronte. Ci sono attentati, intimidazioni, delazioni, false confessioni e depistaggi spregevoli. Scorre altro sangue. E c’è una casa dei misteri. Montalbano stenta a farsi un quadro generale della situazione. Conduce le indagini con l’indolenza di chi sbriga una pratica burocratica. È in preda a una morbida malinconia. Pensa con tenerezza e apprensione a Livia lontana, al loro ménage, alla mestizia che asserraglia la donna. Prevale alla fine la saggezza dell’istinto; lo scatto leonino, che gli dà esattezza di visione. Ha nella mente un «romanzo»: il «romanzo» di un segreto, che i clan mafiosi custodiscono e occultano nella lutulenta piramide delle loro criminali macchinazioni. Capisce che deve fare «un buco nella parete della piramide», e decapitarla. Ci riesce con uno «sfunnapedi» o «trainello». Dimostra così la verità degli slarghi narrativi della sua «bella storia», del suo romanzo, della sua «opira di pupi». Intanto la natura si risveglia. Di tra le rughe polverose e le spaccature del fango essiccato, fanno capolino nuovi ciuffi di luminosa erba fresca. Montalbano può correre adesso all’abbraccio con Livia, a Boccadasse. Salvatore Silvano Nigro

Alessandro Mazza's Review

Alessandro MazzaAlessandro Mazza wrote a review
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Spoiler Alert
Il fango e il sangue
Con La piramide di fango, Camilleri porta il commissario Montalbano a confrontarsi con il mondo degli appalti per le costruzioni pubbliche: un terreno pericoloso, dove, specialmente in Sicilia, la mafia e le società da essa controllate riescono a fare affari d’oro, anche grazie all’interessata complicità che trovano nelle istituzioni. Un terreno dove a farla da padrone è il fango: il fango delle mazzette e dei materiali scadenti, degli appalti gonfiati o volutamente mal definiti, mentre coloro che provano ad opporsi vengono fatti tacere con la violenza e l’intimidazione.
Ed è proprio in un terreno reso fangoso dalle continue piogge che viene trovato il corpo di Gerlando Nicotra, contabile della Rosaspina una delle tante società impegnate a spartirsi la torta degli appalti pubblici.
Montalbano indaga sull’omicidio, comprendendo ben presto che dietro questa morte c’è molto più di quanto non sembri a prima vista. Ma si trova costretto a superare in astuzia coloro che non vorrebbero far venire a galla troppi fatti scomodi e cercano quindi di ingannarlo, ricreando per lui una verità di comodo e dando alla legge un capro espiatorio. Frattanto deve affrontare la difficile condizione di Livia, ancora in lutto per la morte di Francois (avvenuta nel romanzo precedente Una lama di luce).

Camilleri riesce ad unire efficacemente la denuncia sociale del malaffare legato all’edilizia con la narrazione dell’indagine sull’omicidio, creando così un romanzo insieme godibile e interessante, senza risultare troppo didascalico nella parte più strettamente socialmente impegnata.
Per quanto risenta dei difetti propri della serialità (molte situazioni si ripetono ormai costantemente e a volte con una certa stanchezza: dal sogno premonitore all’inizio del romanzo alle intemperanza verbali e non di Catarella), La piramide di fango è certamente tra i migliori romanzi di Montalbano degli ultimi anni, sia per il tema trattato, sia per il modo in cui è condotta l’indagine che, pur non lasciando grande spazio al mistero, riesce a mantenere sempre alto l’interesse del lettore. Anche il rapporto tra Montalbano e Livia è gestito bene: è bello vedere il Commissario sinceramente felice per le “sciarratine” con la fidanzata e che, infine, comprende che deve starle vicino nel suo dolore. Ed aggiungo che è bello vedere – una volta tanto – che il superiore di Montalbano sa anche essere intelligente e collaborativo.

Un piccolo appunto ed un osservazione: l’appunto riguarda il linguaggio usato che, negli ultimi tempi,, mi pare essersi appesantito verso il siciliano: chi è abituato a Montalbano non farà fatica, ma mi chiedo come un nuovo lettore possa approcciarsi a questo linguaggio. L’osservazione riguarda il personaggio di Fazio: nei primi romanzi e racconti era di poco più vecchio del commissario, mentre ora mi sembra si sia trasformato nella controparte televisiva, più giovane.
Alessandro MazzaAlessandro Mazza wrote a review
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Spoiler Alert
Il fango e il sangue
Con La piramide di fango, Camilleri porta il commissario Montalbano a confrontarsi con il mondo degli appalti per le costruzioni pubbliche: un terreno pericoloso, dove, specialmente in Sicilia, la mafia e le società da essa controllate riescono a fare affari d’oro, anche grazie all’interessata complicità che trovano nelle istituzioni. Un terreno dove a farla da padrone è il fango: il fango delle mazzette e dei materiali scadenti, degli appalti gonfiati o volutamente mal definiti, mentre coloro che provano ad opporsi vengono fatti tacere con la violenza e l’intimidazione.
Ed è proprio in un terreno reso fangoso dalle continue piogge che viene trovato il corpo di Gerlando Nicotra, contabile della Rosaspina una delle tante società impegnate a spartirsi la torta degli appalti pubblici.
Montalbano indaga sull’omicidio, comprendendo ben presto che dietro questa morte c’è molto più di quanto non sembri a prima vista. Ma si trova costretto a superare in astuzia coloro che non vorrebbero far venire a galla troppi fatti scomodi e cercano quindi di ingannarlo, ricreando per lui una verità di comodo e dando alla legge un capro espiatorio. Frattanto deve affrontare la difficile condizione di Livia, ancora in lutto per la morte di Francois (avvenuta nel romanzo precedente Una lama di luce).

Camilleri riesce ad unire efficacemente la denuncia sociale del malaffare legato all’edilizia con la narrazione dell’indagine sull’omicidio, creando così un romanzo insieme godibile e interessante, senza risultare troppo didascalico nella parte più strettamente socialmente impegnata.
Per quanto risenta dei difetti propri della serialità (molte situazioni si ripetono ormai costantemente e a volte con una certa stanchezza: dal sogno premonitore all’inizio del romanzo alle intemperanza verbali e non di Catarella), La piramide di fango è certamente tra i migliori romanzi di Montalbano degli ultimi anni, sia per il tema trattato, sia per il modo in cui è condotta l’indagine che, pur non lasciando grande spazio al mistero, riesce a mantenere sempre alto l’interesse del lettore. Anche il rapporto tra Montalbano e Livia è gestito bene: è bello vedere il Commissario sinceramente felice per le “sciarratine” con la fidanzata e che, infine, comprende che deve starle vicino nel suo dolore. Ed aggiungo che è bello vedere – una volta tanto – che il superiore di Montalbano sa anche essere intelligente e collaborativo.

Un piccolo appunto ed un osservazione: l’appunto riguarda il linguaggio usato che, negli ultimi tempi,, mi pare essersi appesantito verso il siciliano: chi è abituato a Montalbano non farà fatica, ma mi chiedo come un nuovo lettore possa approcciarsi a questo linguaggio. L’osservazione riguarda il personaggio di Fazio: nei primi romanzi e racconti era di poco più vecchio del commissario, mentre ora mi sembra si sia trasformato nella controparte televisiva, più giovane.