La prima volta che il dolore mi salvò la vita
by Jón Kalman Stefánsson
(*)(*)(*)( )( )(11)
Testo originale a fronte

Illusioni e disincanto, passioni, amore e ironia nel mondo poetico di Jón Kalman Stefánsson.

«Ho difficoltà a immaginarmi a scrivere narrativa. La forma poetica è la più adatta a me.» Così rispose Jón Kalman Stefánsson, al tempo dei suoi esordi da poeta, a chi gli chiedeva se avesse considerato la possibilità di cimentarsi nella narrativa. Alla luce della sua produzione successiva, fatta di svariati romanzi, tradotti e premiati in tutto il mondo, la risposta non può che strappare un sorriso. Eppure è anche molto vera: Stefánsson la poesia non l’ha mai abbandonata, l’ha nascosta nella prosa. E le tre raccolte comprese in questo volume – qui pubblicate con testo islandese a fronte – possono essere viste anche come una sorta di laboratorio espressivo per quello stile inconfondibile che riesce a essere lirico e prosaico, altissimo e leggero, disperato e ricco di humour allo stesso tempo. Le fonti d’ispirazione sono le più disparate: il sole che tramonta su Reykjavík, un incidente stradale, il martellante vociare delle radio libere, la morte di Elvis Presley, la fede incrollabile nelle parole smorzata solo dall’autoironia (... mi chiedi: / che cosa hai fatto oggi? / e ti porgo una poesia / che tu leggi in trenta secondi.). E poi la musica, l’altra grande passione, l’amore e la bellezza, le uniche forze capaci di rendere immortali anche le esistenze più precarie.

Completa la raccolta una spassosa e irriverente autobiografia – umana e letteraria – dei suoi tormentati e squattrinati anni giovanili prima in provincia, con il lavoro sul peschereccio e in fabbrica, la scoperta rivoluzionaria della lettura, e poi i faticosi inizi della carriera di poeta nella Reykjavík del secolo scorso, meno cool di quella di oggi, ma forse più autentica.

ilsegretodelbosco's Review

ilsegretodelboscoilsegretodelbosco wrote a review
028
(*)(*)(*)( )( )
Mi pesa non poco scrivere queste righe per “La prima volta che il dolore mi salvò la vita”, perché ho sempre apprezzato la scrittura di Stefansson e, sinceramente, credevo che risalire alla fonte della sua magnifica prosa, leggere le sue poesie, avrebbe rappresentato qualcosa di emozionante, invece…Perché questo spreco di carta?
Questo non è il “mio” Stefansonn, non può esserlo!
Che questo fiasco, perché di ciò si tratta, sia dovuto anche ad altro?
Certamente non è facile restituire in lingua italiana la sua poesia, malgrado da anni lui sia tradotto in maniera eccellente dalla bravissima Silvia Cosimini, ma questo non basta… vuoi vedere che c’è dell’altro, magari qualche interesse nascosto? Per esempio, perché pubblicare ora in Italia ciò che notoriamente si “vende” con minore facilità, cioè la poesia? Magari per la speranza di sfruttare la scia della sua enorme popolarità? Tra l’altro, a dire dello stesso autore, non è che queste sue poesie siano state accolte in patria tanto positivamente!
E allora… perché questo spreco di carta?
Su 258 pagine, più di una ventina sono completamente bianche: accettiamola come una necessità per l’editore, anche se il lettore poi le paga quelle pagine bianche! Delle 238 rimanenti, 56 sono occupate dall’introduzione/biografia: per carità, magari pure interessante, ma io ho comprato un libro di poesie!
Ne rimangono meno di 180, che per metà esatta sono occupate dal testo a fronte in islandese: mi è capitato di peggio con la pagina a fronte in cinese, ma in ogni caso quanti italiani riescono ad apprezzare il testo in lingua originale?
Ora però, a rifletterci bene, è difficile giustificare il prezzo imposto da Iperborea di 17,50 euro per 90 pagine di poesie in italiano che mediamente occupano meno di metà pagina.
Forse...Ecco il perché di questo spreco di carta!
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028
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Mi pesa non poco scrivere queste righe per “La prima volta che il dolore mi salvò la vita”, perché ho sempre apprezzato la scrittura di Stefansson e, sinceramente, credevo che risalire alla fonte della sua magnifica prosa, leggere le sue poesie, avrebbe rappresentato qualcosa di emozionante, invece…Perché questo spreco di carta?
Questo non è il “mio” Stefansonn, non può esserlo!
Che questo fiasco, perché di ciò si tratta, sia dovuto anche ad altro?
Certamente non è facile restituire in lingua italiana la sua poesia, malgrado da anni lui sia tradotto in maniera eccellente dalla bravissima Silvia Cosimini, ma questo non basta… vuoi vedere che c’è dell’altro, magari qualche interesse nascosto? Per esempio, perché pubblicare ora in Italia ciò che notoriamente si “vende” con minore facilità, cioè la poesia? Magari per la speranza di sfruttare la scia della sua enorme popolarità? Tra l’altro, a dire dello stesso autore, non è che queste sue poesie siano state accolte in patria tanto positivamente!
E allora… perché questo spreco di carta?
Su 258 pagine, più di una ventina sono completamente bianche: accettiamola come una necessità per l’editore, anche se il lettore poi le paga quelle pagine bianche! Delle 238 rimanenti, 56 sono occupate dall’introduzione/biografia: per carità, magari pure interessante, ma io ho comprato un libro di poesie!
Ne rimangono meno di 180, che per metà esatta sono occupate dal testo a fronte in islandese: mi è capitato di peggio con la pagina a fronte in cinese, ma in ogni caso quanti italiani riescono ad apprezzare il testo in lingua originale?
Ora però, a rifletterci bene, è difficile giustificare il prezzo imposto da Iperborea di 17,50 euro per 90 pagine di poesie in italiano che mediamente occupano meno di metà pagina.
Forse...Ecco il perché di questo spreco di carta!