La pulizia etnica della Palestina
by Ilan Pappe
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Nel 1948 nacque lo Stato d'Israele. Ma nel 1948 ebbe luogo anche la Nakba ('catastrofe'), ovvero la cacciata di circa 250.000 palestinesi dalla loro terra. La vulgata israeliana ha sempre narrato che in quell'anno, allo scadere del Mandato britannico in Palestina, le Nazioni Unite avevano proposto d... More

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KobayashiKobayashi wrote a review
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Non esistono confini naturali, i confini vengono stabiliti dagli uomini.
Sullo stesso territorio, fino al 1948, la maggioranza della popolazione era palestinese, da lì in avanti, fino ad oggi è diventata, con la violenza, ebrea.

E i suoi precedenti abitanti? Sono stati uccisi, o allontanati con violenze efferate. Il libro lo ricostruisce nei minimi dettagli, tutti suffragati da fonti attendibili. Le descrizioni dei massacri, saccheggi, stupri, torture sono raccapriccianti.

E la comunità internazionale? Non solo non è intervenuta in difesa dei legittimi proprietari di quelle terre ma ha spesso aiutato gli invasori.

Mi chiedo se gli ebrei, vittime di un olocausto inimmaginabile prima che si verificasse, di una ferocia da incubo, non abbiano dei morsi altrettanto feroci che lacerano la loro coscienza? Mi chiedo come possano sopportare di essere diventati loro stessi spietati persecutori verso un’etnia, esattamente come lo sono stati i loro carnefici? Ho letto una annotazione sul diario di Ben Gurion, padre del sionismo: “Questa sarà la nostra vendetta per quello che loro (gli Egiziani, gli Aramei e gli Assiri) fecero ai nostri antenati ai tempi della Bibbia”?!?!!!!! Può essere una motivazione sostenibile da una persona capace di intendere e volere, come si dice per differenziare da chi non usa la ragione?

Gli ebrei, dopo l’olocausto, avrebbero avuto l’occasione di dimostrare al mondo intero, e ai nazisti in primis, che cosa significa coabitare pacificamente tra popoli diversi, avrebbero potuto mescolarsi a musulmani e cristiani che già convivevano con rispetto reciproco in Palestina. Avrebbero potuto godere della bellezza di gioielli architettonici e di paesaggi paradisiaci. Invece.

Giaffa, eredità romana e bizantina, delle 17 moschee oggi ne è rimasta una.

Haifa, piazza del mercato, meraviglia del periodo ottomano, oggi distrutta.

Sirin, piccolo Eden, case di pietre vulcaniche nere mescolate con argilla, tetti coperti di strati di legno e bambù intrecciati, eccellente esempio di sistema collettivo di condivisione delle terre, ricchi giardini con alberi da frutto e uliveti su vasti territori, dove un cristiano insegnava a una classe di 40 bambini, tutto devastato in poche ore il 12 maggio 1948.

Mujadyal, moschea alta 12 metri e larga 8 distrutta una per costruire un centro commerciale; chiesa romana cattolica costruita nel 1903 che ospitava al primo piano una scuola trilingue dove si insegnava in arabo, italiano e francese e un ambulatorio a disposizione dell’intero villaggio, moderne infrastrutture, scuola statale, mulino del XVIII secolo, intera comunità annientata.

Una sistematica, implacabile e convinta pulizia etnica non ha risparmiato niente, persino i nomi sono stati cambiati per dearabizzare, per nascondere i resti visibili della Palestina ed ebraicizzare, nel subdolo tentativo di riprodurre la mappa dell’“Antico” Israele.

Con che argomenti si può essere filoebraici?
Per inciso, l’autore è uno storico israeliano.
orsodimondoorsodimondo wrote a review
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AL NAKBA
Quand’è che una nazione è abbastanza forte e matura da potersi confrontare con il proprio passato?

Me ne vengono in mente diverse, anche non lontane, che ancora non riescono a scendere a patti con una parte del loro passato: a cominciare proprio da Israele che non riesce a conciliarsi con la sua stessa genesi.

Il 1948 è l’anno del peccato originale, della nascita della colpa.
Ma Pappe dimostra che è l’anno in cui la colpa viene consumata (o meglio, iniziata a essere consumata, visto che si tratta di operazione che dura a tutt’oggi), ma i sintomi e i primi istanti di vita di quello che sarebbe successo quell’anno, quando gli inglesi se ne andarono dalla Palestina, e di quello che è successo nei 65 anni a seguire, fino ai nostri giorni, viene da un po’ più lontano, da quando i sionisti decisero che la Palestina era la loro Terra Promessa, la loro terra assegnata.

Ilan Pappe è uno storico israeliano che appartiene a quella che si può definire la Nuova Storiografia Israeliana, vive e lavora in Inghilterra, non è molto amato in patria, dove (ma non solo lì) suscita i soliti rigurgiti di negazionismo.
Questo libro del 2006 è basato sullo studio di documenti soltanto da poco messi a disposizione degli storici, quale il diario di Ben Gurion, e i verbali delle riunioni del Comitato di Consulta, l’organo decisionale del partito-milizia del movimento sionista, l’Haganà.

Gli israeliani hanno sostenuto che la convivenza con gli arabi è sempre stata impossibile a causa delle continue aggressioni che hanno dovuto subire, e che gli arabi se ne sono andati dalla Palestina spontaneamente, abbandonando case beni e villaggi.
Ilan Pappe ribalta questa tesi, la smentisce in toto, e dimostra che abbandono ci fu, ma costretto con l’uso della forza e della violenza da parte degli israeliani che progettavano già dagli anni Trenta un vero e proprio programma di pulizia etnica, scientificamente messo in atto dalle autorità sioniste prima e israeliane poi, con l’obiettivo di allargare lo spazio della nascente Israele ben oltre i confini fissati dalle convenzioni internazionali e far sì che all’interno di questi nuovi confini non ci fossero più arabi.
Il piano ebbe successo e fu favorito dall’ignavia della comunità internazionale che, ancora presa dai sensi di colpa per la sua inattività contro lo sterminio del popolo ebraico in Europa durante la seconda guerra mondiale, si astenne da qualsiasi ingerenza.

L’atteggiamento di Israele, a Napoli verrebbe sintetizzato con una magnifica illuminante espressione: “chiagne e fotte”, cioè, mentre Israele si lamentava pubblicamente delle (presunte) aggressioni della popolazione araba, organizzava, preparava, iniziava e portava avanti sistematicamente la pulizia etnica del popolo palestinese.
Il mito della fondazione di Israele, secondo il quale appena iniziò la guerra ci fu un volontario esodo di palestinesi, fa acqua da tutte le parti. È pura invenzione che gli ebrei tentarono di persuadere i palestinesi a restare, cosa sulla quale s’insiste ancora oggi nei libri di scuola israeliani.
Centinaia di migliaia di palestinesi erano già stati espulsi con la forza ancor prima del conflitto e altre decine di migliaia lo sarebbero state nel corso delle prime settimane di guerra. Per la maggior parte di loro, la data del 15 maggio 1948 allora non aveva un particolare significato: era semplicemente un altro giorno nel tremendo calendario di pulizia etnica che era iniziato più di cinque mesi prima. I tremendi resoconti della pulizia etnica non offuscarono mai la narrazione ufficiale e popolare israeliana, dato che vennero completamente cancellati.

Pappe, in epigrafe a ogni capitolo, suggerisce il paragone con il caso di pulizia etnica recente a noi più vicino, quello nei Balcani: solo che qui, gli stessi reati, non hanno privato le vittime del loro diritto a poter ritornare nella propria casa o a essere indennizzate.
Diritti che, invece, al di là del Mediterraneo, Israele non ha mai voluto riconoscere, nonostante la risoluzione dell’ONU.
La tesi di Pappe è che fin tanto che Israele non riconoscerà la pulizia etnica compiuta a partire dal 1948, e che in quell’anno trovò la sua massima forza, fino a quando le foreste che sono state piantate sulle macerie dei villaggi arabi derubati e distrutti non riporteranno almeno il nome originario dei luoghi, i colloqui di pace non raggiungeranno mai lo scopo che si prefiggono.

Nel diario di Ben Gurion c’è l’inizio e la spiegazione di tutto: Noi fonderemo uno Stato cristiano in Libano…Piegheremo la Transgiordania bombarderemo Amman e distruggeremo il suo esercito, e allora la Siria cadrà, e se, ciononostante, l’Egitto continuerà a combattere, bombarderemo Porto Said, Alessandria e il Cairo. Questa sarà la nostra vendetta per quello che loro (gli Egiziani, gli Aramei e gli Assiri) fecero ai nostri antenati ai tempi della Bibbia.
Belle premesse… Ben Gurion, perfino Yitzhak Rabin, sono considerati padri fondatori di Israele, personaggi leggendari, in realtà furono "volenterosi carnefici" di Iehova.

Nonostante la cura redazionale dell’editore Fazi lasci a desiderare (ma come si fa a collocare in fondo al volume tutte le note, che in una ricerca di storia sono per forza di cose numerosissime?!), questo è un libro importante, da non perdere.
Donatella MigliaccioDonatella Migliaccio wrote a review
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Giuliano CianfroccaGiuliano Cianfrocca wrote a review
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Spoiler Alert
Il saggio tratta di un argomento molto discusso, tema di continue polemiche.
Forse è allora opportuno presentare prima l'autore.
Ilan Pappe è un comunista israeliano ebreo antisionista e aderente al boicottaggio contro Israele, decretato per protesta contro il trattamento della popolazione palestinese di Israele e dei palestinesi dei Territori Occupati. Essendo anche professore di storia all'università, da anni si dedica ad analizzare la storia della "questione palestinese". È stato "processato" nel 2002 dalla sua università (Haifa, in Israele) per le sue posizioni e dal 2007 insegna all'università di Exeter (GB)

E ora il libro.
Nessuno storico nega la Nakba ("Catastrofe") palestinese del 1948, quando centinaia di arabi (musulmani e cristiani) furono massacrati, migliaia di case abbattute e minate, centinaia di migliaia di palestinesi espulsi. Magari se ne parla poco, farlo sembra sempre un po' fascista (come se si dicesse: "in fondo anche gli ebrei si sono macchiati di crimini contro l'umanità, quindi..."), ma nessuno se la sente di negare il fatto..
Su quella vicenda ci sono però due interpretazioni, che partono da due dati cronologici diversi.
Quasi tutti gli storici israeliani parlano di combattimenti tra miliziani ebrei e paramilitari arabi (novembre 1947 - maggio 1948), nel corso dei quali molti palestinesi fuggirono dalle proprie case e poi di un ordine di sgombero successivo alla proclamazione dello Stato di Israele (15 maggio 1948), nel corso della guerra dichiaratagli dai paesi arabi confinanti.

Pappe invece sostiene che fin dal 1936 i dirigenti ebrei in Palestina si preparavano a liberare dai palestinesi i territori di maggior valore e che nel dicembre 1947 fu varato il "piano Dalet" per coordinare gli attacchi contro i civili arabi, che portarono alle stragi di Tantura (95/110 morti), Mi'ar (40), Tirat Haifa (13), Haifa (circa 40), Deir Yassin (254)...

Il dato finale è certo: gran parte della Palestina, le terre migliori e quasi tutta la costa divennero parte dello Stato di Israele, gli arabi del luogo furono costretti all'esilio o a vivere discriminati in territori poveri.

Per concludere, il libro racconta con partecipazione e dolore una storia tragica e crudele. Non è difficile comprendere perché tanti amici di Israele "comunque" si siano indignati. Chi vuole essere amico degli israeliani come dei palestinesi può trovarvi elementi per capire il presente, non per giustificare la barbarie che avvelena i rapporti tra i due popoli.
HackmuthHackmuth wrote a review
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GiakotGiakot wrote a review
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