La ricompensa di una madre
by Edith Wharton
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DafneDafne wrote a review
58
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È mattino presto quando i raggi del sole fanno capolino tra le tende di una finestra. Kate Clephane viene svegliata dalla luce che inonda la sua stanza nel piccolo albergo sulla Costa Azzurra dove risiede ormai da molti anni. Per lei sembra l'inizio di una giornata uguale a tante altre trascorse negli ultimi diciotto anni... ma non è così. Durante la colazione riceve un telegramma della figlia Anne, che ha abbandonato molti anni prima dopo aver perduto la potestà genitoriale in seguito al divorzio con il marito e alla sua fuga in Francia con il suo amante di allora, una storia che però finì poco tempo dopo. Sono passati diciotto anni da allora e Kate che adesso ha quarantaquattro anni ha vissuto tutti questi anni in solitudine in varie città d'Europa ma per lo più in Francia senza fare mai ritorno in patria. In questo lungo “esilio” ha frequentato la comunità di espatriati americani e la sua vita è stata impegnata tra feste, gite in carrozza, tè pomeridiani, partite a bridge, soggiorni in barca, serate al casinò, ecc.
La figlia, dopo essere diventata maggiorenne e orfana di padre e nonna, vuole riallacciare il rapporto con la madre e le chiede di vivere con lei a New York. Madre e figlia si ritrovano con gioia dopo tanto tempo; Anne accoglie la madre come se nulla fosse successo in questi anni e la ricolma di attenzioni. Le due riescono a poco a poco a costruire un rapporto basato sulla fiducia e sulla sincerità; vivono felici e beate nel lusso del loro appartamento che si affaccia sulla Quinta strada e tutto sembra procedere per il meglio. Un bel giorno però Anne svela alla madre l'altro motivo per cui la voluta con sé a New York: il suo fidanzamento e le future nozze con Chris Fenno. Chris si rivela un ex amante di Kate (amante che lei non ha ancora dimenticato) con cui ha avuto una relazione molti anni prima e di cui nessuno ha mai saputo nulla...
Pubblicato nel 1925 La ricompensa di una madre è uno degli ultimi e sicuramente uno dei più sconosciuti lavori di Edith Wharton.
Ancora una volta l'autrice americana ambienta un suo romanzo nella società newyorchese; società che lei conosceva molto bene.
Il romanzo ben scritto, scorrevole anche se poco avvincente (non ci sono molti colpi di scena) si svolge pochi anni dopo la Grande Guerra ed è ambientato in una New York che proprio in quegli anni è in grande fermento e in continua trasformazione sia fisicamente con nuove costruzioni di palazzi e strade, sia nell'aspetto morale con un superamento delle convenzioni sociali e delle tradizioni che fino ad allora l'avevano contraddistinta. La protagonista infatti era scappata dal conformismo di quella società rigida e attenta alle convenzioni; un mondo che anni prima l'aveva osteggiata e censurata e che invece al suo ritorno ha trovato inaspettatamente più moderna e tollerante che non la giudica anzi l'accetta e la sostiene.
Edith Wharton è una scrittrice che indaga da vicino l'universo femminile e le usanze del suo tempo; riesce a sorprendere ogni volta il lettore grazie alla sua capacità di indagare e scavare nei meandri più nascosti dell'animo umano soprattutto quello femminile. Le donne create dalla scrittrice americana sono sempre combattute tra le discordanze del cuore e della coscienza; nei suoi romanzi possiamo trovare donne dolci e allo stesso tempo determinate o altre più emotive ed impulsive.
In questo caso Kate la protagonista assoluta del romanzo è una donna passionale e irrequieta che scappa dal suo matrimonio, dall'opprimente famiglia del marito e dalle convenzioni sociali che la tormentano, fuggendo con l'amante nel Vecchio Continente. Anni dopo però è una donna sola, afflitta dal senso di colpa e con un'anima lacerata da mille domande.
Il suo ritorno in madrepatria lo si può considerare in un certo senso un cammino di espiazione per l'abbandono della figlia.
La sua vita tranquilla in Europa (nessuno sa della sua relazione con un giovane ragazzo) ha contribuito a darle una nuova reputazione nella sua città natale.
Anche il rapporto con la figlia sembra andare bene; certo non è facile costruire un legame tra madre e figlia a causa della diffidenza e della separazione durata più di un decennio ma tutto sembra procedere al meglio e le due provano a recuperare e costruire un nuovo vincolo familiare basato su amore e fiducia. Il loro rapporto però s'incrina quando Anne le annuncia le sue prossime nozze con Chris Fenno. Chris aspirante artista e ora reduce di guerra è l'ultimo uomo che Kate si potesse aspettare come futuro genero; infatti il ragazzo è stato il suo “toy boy” per alcuni mesi in Europa prima dello scoppio del conflitto mondiale.
È proprio a partire da questa sconvolgente notizia che in Kate inizia una battaglia interiore combattuta tra tormenti, dubbi, pensieri e preoccupazioni; infatti, lei vuole in tutti i modi evitare un matrimonio tra i due giovani, cerca di trovare un compromesso, tenta di mascherare Chris e di mettere in guardia la figlia, senza allo stesso tempo svelare il suo segreto... ma non è un'impresa facile.
Kate e il suo comportamento però non mi hanno convinto totalmente; ad un certo punto l'ho trovata un po' invidiosa nei confronti della figlia (anche se quest'ultima viene descritta come una ragazza bella, educata, generosa, apprezzata da tutti in società, in pratica è la perfezione fatta persona) che è riuscita dove lei non ce l'ha fatta; ed egoista soprattutto nella sua scelta finale di rivelare la sua colpa anzi il suo segreto ad una persona buona che non c'entra nulla con tutto quello che è successo; penso che lei lo abbia fatto solo per liberarsi la coscienza da un peso enorme che ormai la stava schiacciando.
Edith Wharton come sempre riesce a descrivere elegantemente come solo lei sa fare con la sua penna – che ancora una volta si trasforma in un bisturi affilato – il tormento di una donna tra ragione e sentimento; lo analizza, lo mette su carta riuscendo sin dal principio a attrarti all'interno della vicenda narrata.
La ricompensa di una madre è un'indagine psicologica che pone continuamente domande e offre molti spunti di riflessione al lettore; un'opera abbastanza coinvolgente (anche se un po' lontana dalle altre sue opere che ho letto precedentemente, secondo me) che tiene il lettore incollato alle pagine, anche se tutto questo dubbio e questo scervellarsi alla fine un po' stanca; la trama l'ho trovata un po' rigida e i personaggi rimangono un po' sfocati tranne la protagonista che è ben delineata e approfondita.
Era possibile, umanamente possibile, gettar via il tesoro più prezioso, e tornare dopo quasi vent'anni e trovarlo ancora lì, non solo raro come lo conservava la memoria, ma più ricco, più maturo, nel modo in cui solo le cose belle arricchiscono e maturano con il tempo?
MarcyTheQueenMarcyTheQueen wrote a review
01
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Una tragica fatalità
Sicuramente questo romanzo non è tra i più importanti e noti della Wharton ma nonostante questo sento, da lettrice, di volergli riservare uno spazio degno di nota soprattutto per il tema trattato.
Edith Wharton, famosa per le sue acute osservazioni del microcosmo sociale newyorkese nel quale era inserita e che sotto certi aspetti subiva (molti romanzi, infatti, hanno numerose sfumature autobiografiche), racconta la storia di una donna passionale ed irrequieta, Kate Clephane, che fugge dal proprio matrimonio, dalla opprimente famiglia del marito e dalla morsa delle convenzioni sociali che l'attanagliano, gettandosi tra le braccia del primo amante che le riserva una via di fuga.
Fugge lontano, lasciandosi alle spalle il destino della figlia di soli tre anni, Anne.
Questa passione fugace, si spegne molto presto e,dopo anni di solitudine trascorsi a rincorrere la vita attraverso sciocchi eventi mondani, incontra quello che sente essere il suo risveglio, l'uomo più giovane di 10 anni capace di "riempire i suoi polmoni d'aria fresca", colui che le fa esprimere appieno il suo essere donna e che le solletica fortemente l'io interiore: Chris Fenno.
Anche da quest'uomo, però, si separerà molto presto a causa di sostanziali diversità caratteriali e di stili di vita estremamente diversi ma il suo ricordo, e quello che lui ha rappresentato per lei in quegli anni, l'accompagneranno nei suoi vagabondaggi europei alla ricerca disperata di un senso per la propria esistenza.
Questo senso della vita si ripresenterà, un giorno, sotto forma di lettera; viene, infatti, richiamata a New York dalla figlia ormai adolescente che la vuole vicina e ha bisogno di lei, e Kate può tornare a vivere e respirare di nuovo.
Il senso di colpa per l'abbandono degli anni precedenti e la necessità di espiarlo la portano a gioire della notizia; finalmente una nuova opportunità per consolidare quel legame/salvezza che riempie la sua vuota vita. Ma l'orizzonte non è così roseo come appare all'inizio, la figlia, infatti, sta per diventare la moglie di quel Chris Fenno tanto amato e con cui sente di avere ancora un forte legame d'appartenenza.
È così, il suo "paradiso artificiale" crolla irrimediabilmente sotto il peso della scelta.
Romanzo introspettivo e finemente psicologico che gioca molto sulle tensioni di un rapporto madre/figlia già minato alla base dall'abbandono e da anni di lontananza.
In un turbinio di sentimenti contrastanti,dubbi, ricerca morbosa di redenzione, fermo immagini di vita trascorsa nella sterilità della solitudine e nuove abbaglianti prospettive, la Wharton descrive elegantemente, come solo la sua raffinatissima penna sa fare, il dolore di una donna sospesa tra l'essere e il divenire (senza esasperazioni filosofiche).
Che fare, dunque? Essere la donna che catalizza sentimenti e debolezze o divenire madre a tutti gli effetti, plasmandosi nuovamente in quella forma sconosciuta per tanti anni?
Kate sembra non avere dubbi su chi e cosa essere, su quello che in futuro la farà stare bene eppure, l'altalenante giogo che grava sul suo animo, la spinge sempre più verso il baratro.
Questo romanzo è il cammino verso quel baratro che è la scelta finale, è l'impronta da lasciare ben calcata sulla terra per non tornare mai indietro a ritracciarla nuovamente, è l'incontro quotidiano con la spirale della propria vergogna, è la resa dei conti di una vita disordinata.
Questo romanzo si compone di brevi capitoli estremamente profondi e vividi. I moti del cuore vengono raccontati in terza persona rendendo fortemente ermetica la scrittura che punta i riflettori sulla protagonista.
Pubblicato nel 1925, risulta essere uno degli ultimi romanzi della scrittrice. La maturità ormai è compiuta e anche la sua visione del mondo si è totalmente assestata.
Il finale può lasciar discutere. Personalmente non l'ho gradito, avrei preferito che la Wharton osasse, sfidasse e reclamasse, con meno paura, la risoluzione finale. Invece si è chiusa lì, nel suo piccolo mondo antico, lasciando il lettore con l'asciutto in bocca.
Romanzo che consiglio soprattutto a chi ama i segreti inconfessabili e le raffinate indagini psicologiche.
XenjaXenja wrote a review
36
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57
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✰✰✰ buono
Libro femminile.
La società di cui si parla è la solita raccontata dalla Wharton: quella conosceva e di quella parlava.
Si svolge alcuni anni dopo la fine della Grande Guerra.
Il romanzo fu pubblicato nel 1925.

Kate fuggita dal soffocante ambiente casalingo e newyorchese lasciando una figlia piccola, dopo aver passato un paio d’anni con uno che era stata solo l’occasione di fuga, si limita ad una vita piccolo borghese in Francia: tè, partite a bridge, beneficenza. Il questa lunga routine (sempre con la fida cameriera) c’è stato l’unico momento in cui ha vissuto l’amore e la vita. Lui, Chris, più giovane e giovanilmente irrequieto la lascia per andare in guerra, dopo di che chi si è visto, si è visto.
Un bel giorno la vita tra personaggi insulsi, ma non curiosi e anche tolleranti se non per virtù almeno per scelta, viene interrotta da un telegramma della figlia Anne che, ormai ventenne, alla morte della terribile nonna/suocera la richiama a New York.

Ritorna Kate dopo 15 anni (mese più, mese meno) e trova una società diversa, più moderna e più tollerante nei suoi confronti ed anche nei propri: certo tutti quegli anni trascorsi in una vita tranquilla (nessuno conosce la sua avventura d’amore) hanno contribuito a ridarle un reputazione.

Anche i rapporti con la figlia vanno bene: lei vive con gioia la sua condizione di madre e la ragazza procede tranquillamente per le strade che ha scelto con la decisione e la superficialità tipiche dell’età.

A questo punto lupus in fabula ricompare Chris e stavolta è Anne ad amarlo e volerlo sposare
E Kate si trova di fronte ai propri fantasmi e al bisogno di impedire quel matrimonio. Ma come?

La scrittura della Wharton rende tutto meno melodrammatico di quanto sembra.
Al termine ho ringraziato che libro e storia non avessero a che fare con la contemporaneità: ero vagamente spaventata da come avrebbe potuto svolgersi la vicenda.

Ps. sono rimasta anch’io colpita dallo zerbino sulla misera soglia della casa della madre di Chris, perché ““era di quelli che danno l’impressione che vi si siano puliti solo dei piedi stanchi.””

15.04.2015
TittirossaTittirossa wrote a review
39
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Lettura sempre gradevole, Edith. Anche se i rovelli morali della signora Chephane sembrano più il pretesto di una prova di virtuosismo letterario che di una storia con una qualche aderenza alla realtà. Il clima asfittico dell’upper class newyorchese di inizio ‘900 è stato raccontato con tanta forza dalla stessa W. e da James, che non è difficile credere che i caratteri rispecchino la realtà, ma lo sviluppo del romanzo va contro le sue stesse premesse.
Kate Clephane, 20 anni prima dello svolgimento del libro, fugge dal borioso marito, dalla rigida suocera, dall’amata figlioletta e in generale dalla noiosa società americana per passare due anni di sogno con un non-si-sa-chi miliardario, a bordo di uno yacht che veleggia nel mediterraneo. Dopo due anni l’incanto finisce (non ci è dato sapere se il miliardario abbia trovato un’altra giovinetta dai folti capelli e la fronte eburnea o la fedifraga si sia resa conto dell’errore, fatto sta che finisce) e la giovane Kate passa i successivi anni ad espiare, con un irreprensibile comportamento da dama di san Vincenzo, in Europa.
Passano gli anni e Kate conosce Chris, e con lui un trasporto mai provato prima. La relazione si schianta contro la Grande Guerra: Chris si arruola, viene ferito e diventa un eroe, Kate fa l’infermiera e diventa noiosa, mentre il tempo passa.
Poi muore il marito, muore la suocera e la figlia taaaadam! la richiama accanto a sé (la descrizione delle oziose e interminabili giornate di Kate in Riviera è impagabile). O soave felicità, o ritrovata magione rischiarata dall’amore filiale, o splendida New York rischiarata da una gioventù che se ne infischia delle convenzioni e delle condanne del passato …. Beh, ecco, insomma. PUrchè non se ne parli.
Ma il destino cinico e baro è in agguato, e il redivivo Chris si ripresenta sotto le spoglie di innamorato straricambiato della figlia.
Kate fa di tutto per convincerlo a mollare la preda, ma Anne l’ottusissima figlia non molla l’osso. Kate vuole confessare, ma oddio, come può dire alla figlia l’inconfessabile? E così tra una minaccia, un tentennamento, un moto disperato dell’animo, si arriva alle fatidiche nozze. Kate non confessa e dopo il matrimonio se ne scappa in Europa per non dover essere testimone di tanta scelleratezza.
Orbene. Il personaggio di Kate che aveva avuto il coraggio di mollare marito-figlia non ha il coraggio di dire: io e Chris abbiamo avuto una liason? Sembra improbabile. E soprattutto, la figlia Anne, perfettamemte ottusa ed egoista sarebbe sopravvissuta con pochissimi danni.
Alla fine, Edith scrive sempre lo stesso libro. La società (noiosa, con codici morali rigidi e stupidi, etc. ) ti costringe a fingere, l’etica ti costringe a soffrire, la coscienza ti costringe a fuggire.
L’unica che sembra sfuggire a questo modello è Lilla, la nipote “rovinata” che però riesce a fare un matrimonio capolavoro. E W. palesemente la disprezza invidiandola, perché ha spezzato la catena (non sopporto la società, la società non sopporta i miei comportamenti e mi rifiuta) e l’ha giocata a proprio favore.
Tutti i suoi libri danno un po’ questa impressione: di guardare gli happy few dal buco della serratura, non tanto per una inferiorità socio-economica ma per una superiorità intellettuale che non dava evidentemente la felicità.

E comunque una che scrive: lo zerbino sembrava aver visto solo piedi felici, è una Grande.