La rivincita di Yanez
by Emilio Salgari
(*)(*)(*)(*)( )(215)

Cloto's Review

ClotoCloto wrote a review
01
(*)(*)( )( )( )
Spoiler Alert
Fine del ciclo: Sandokan e Yanez finalmente trovano la pace
E’ ancora l’India a far da sfondo alle ultime avventure di Yanez e Sandokan, infatti dopo che Sindhia, l’ex rajah dell’Assam, è riuscito a sconfiggere le truppe di Yanez e Surama, scacciandoli dalla capitale e costringendo il marajah a distruggerla completamente con un enorme incendio, finalmente giunge Sandokan (che mancava da due libri) in aiuto del suo amato fratellino bianco, e grazie all’aiuto dei montanari, ma soprattutto a nuove armi mai sperimentate prima d’ora (le nuove e moderne mitragliatrici, e addirittura armi batteriologiche, ovvero le terribili bottiglie contenenti i bacilli del colera del medico olandese) i due sconfiggono finalmente l’usurpatore, garantendo un futuro di pace e prosperità alla famiglia di Yanez e a tutto l’Assam.

Il romanzo in sé è purtroppo però piuttosto deludente: infatti se le battaglie della Tigre contro i ribelli sono avvincenti come sempre, la maggior parte della vicenda è occupata da Kammamuri (in compagnia del gigantesco rajaputo) impegnati a raggiungere le montagne in cerca di soccorsi, costretti ad attraversare la jungla ed affrontare fiere e banditi. Questa vicenda (lunga ben più di metà libro) si rivela essere piuttosto noiosa e ripetitiva, Kammamuri non è un personaggio troppo affascinante, ma soprattutto Salgari da il peggio di sé con le sue classiche “sviste” (il guru della pagoda che non sa usare nessun arma perché da sempre sacerdote, e mezza pagina dopo afferma di avere il corpo pieno di cicatrici perché una volta fu un grande guerriero; il maharatto che insegue una tigre per qualche centinaio di metri e si ritrova sfinito perché ha corso per ora; ma la peggiore, a mio parere causata dal taglio di molte pagine originali da parte dello stesso autore, è la comparsa dal nulla di Timul, mai apparso prima in questo romanzo, legato e prigioniero accanto a Kammamuri ed al rajaputo, con il narratore che dice di non spiegare il perché si trovi lì in quanto i lettori l’hanno certamente capito da soli… ma anche no!) che rendono a tratti addirittura fastidiosa la lettura, peggiorando notevolmente la qualità del libro, che fortunatamente si riprende nel finale, sicuramente non epico, ma nemmeno banale e striminzito come altri già visti.

Con questo libro si chiude così il ciclo dei Pirati dell Malesia, con i protagonisti ormai invecchiati (vicino alla sessantina), sovrani di due grandi stati in India e nel Borneo, innamorati (Yanez ha un figlio e Sandokan una misteriosa amica olandese che a memoria dovrebbe essere quella incontrata ne La riconquista di Mompracen) e finalmente senza nemici (con un po’ di dispiacere di Sandokan che non manca mai di lamentarsi per la noia dovuta alla mancanza di combattimenti) con la possibilità di godersi in pace gli ultimi anni della loro avventurosa e straordinaria esistenza.
ClotoCloto wrote a review
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Spoiler Alert
Fine del ciclo: Sandokan e Yanez finalmente trovano la pace
E’ ancora l’India a far da sfondo alle ultime avventure di Yanez e Sandokan, infatti dopo che Sindhia, l’ex rajah dell’Assam, è riuscito a sconfiggere le truppe di Yanez e Surama, scacciandoli dalla capitale e costringendo il marajah a distruggerla completamente con un enorme incendio, finalmente giunge Sandokan (che mancava da due libri) in aiuto del suo amato fratellino bianco, e grazie all’aiuto dei montanari, ma soprattutto a nuove armi mai sperimentate prima d’ora (le nuove e moderne mitragliatrici, e addirittura armi batteriologiche, ovvero le terribili bottiglie contenenti i bacilli del colera del medico olandese) i due sconfiggono finalmente l’usurpatore, garantendo un futuro di pace e prosperità alla famiglia di Yanez e a tutto l’Assam.

Il romanzo in sé è purtroppo però piuttosto deludente: infatti se le battaglie della Tigre contro i ribelli sono avvincenti come sempre, la maggior parte della vicenda è occupata da Kammamuri (in compagnia del gigantesco rajaputo) impegnati a raggiungere le montagne in cerca di soccorsi, costretti ad attraversare la jungla ed affrontare fiere e banditi. Questa vicenda (lunga ben più di metà libro) si rivela essere piuttosto noiosa e ripetitiva, Kammamuri non è un personaggio troppo affascinante, ma soprattutto Salgari da il peggio di sé con le sue classiche “sviste” (il guru della pagoda che non sa usare nessun arma perché da sempre sacerdote, e mezza pagina dopo afferma di avere il corpo pieno di cicatrici perché una volta fu un grande guerriero; il maharatto che insegue una tigre per qualche centinaio di metri e si ritrova sfinito perché ha corso per ora; ma la peggiore, a mio parere causata dal taglio di molte pagine originali da parte dello stesso autore, è la comparsa dal nulla di Timul, mai apparso prima in questo romanzo, legato e prigioniero accanto a Kammamuri ed al rajaputo, con il narratore che dice di non spiegare il perché si trovi lì in quanto i lettori l’hanno certamente capito da soli… ma anche no!) che rendono a tratti addirittura fastidiosa la lettura, peggiorando notevolmente la qualità del libro, che fortunatamente si riprende nel finale, sicuramente non epico, ma nemmeno banale e striminzito come altri già visti.

Con questo libro si chiude così il ciclo dei Pirati dell Malesia, con i protagonisti ormai invecchiati (vicino alla sessantina), sovrani di due grandi stati in India e nel Borneo, innamorati (Yanez ha un figlio e Sandokan una misteriosa amica olandese che a memoria dovrebbe essere quella incontrata ne La riconquista di Mompracen) e finalmente senza nemici (con un po’ di dispiacere di Sandokan che non manca mai di lamentarsi per la noia dovuta alla mancanza di combattimenti) con la possibilità di godersi in pace gli ultimi anni della loro avventurosa e straordinaria esistenza.