La scimmia nuda
by Desmond Morris
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Desmond Morris, zoologo famoso per avere studiato a lungo le scimmie, in questo libro divertente, sconvolgente e al tempo stesso rigorosamente scientifico, si è occupato di uno degli animali più complessi e interessanti: l'uomo. Lo ha studiato in quanto scimmia e cioè come l'unico, tra le centonovantatré specie di scimmie, a essere sprovvisto di peli. Nudo, appunto. Per quanto cerchi di ignorare l'eredità del passato, l'uomo rimane essenzialmente un primate, una scimmia in crisi, che segue nella vita sessuale e sociale i modelli di comportamento fissati dai suoi antenati scimmioni cacciatori. Così attraverso l'indagine delle abitudini alimentari, sessuali, o delle relazioni con i propri simili, Morris ci restituisce un ritratto che fa riflettere e pensare. Un libro provocatorio che ha conosciuto nel mondo un immenso successo e che non smette di far discutere e sorridere.

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maomao wrote a review
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The Naked Ape

"The Naked Ape" (1967) dell'etologo e divulgatore scientifico Desmond John Morris, semplicemente conosciuto come Desmond Morris (classe 1928) è probabilmente uno dei testi di divulgazione scientifia a suo tempo più rivoluzionari e in qualche maniera incredibilmente pop. Laureatosi in zoologia nel 1954 con una tesi sul comportamento riproduttivo dello spinarello, divenne famoso anche come presentatore televisivo per la ITV. Nel frattempo si dedicava all'analisi e allo studio del comportamento delle scimie. In questo testo, conosciuto in lingua italiana come "La scimmia nuda: studio zoologico sull'animale uomo", pubblicato in una nuova edizione nel 2017 e con una nuova prefazione scritta dall'autore a cinquant'anni dalla prima edizione, Morris con uno sguardo allora definito come rivoluzionario, porta avanti un suo personale studio su quello che ritiene uno degli animali più complessi e interessanti, cioè l'uomo. Quello che definisce uno scimmione senza peli. Del resto è l'unico tra le centonovantatré specie di scimmie a essere sprovvisto di peli. Una scimmia nuda. Questo è lo spunto per un lungo viaggio in cui l'autore invece che concentrarsi sui progressi culturali e scientifici dell'uomo, va a tracciare nei suoi comportamenti, quelle che sono eredità del passati, i segni che manifestano come sostanzialmente siamo e restiamo ancora oggi dei primati. Lo fa in maniera scientifica ma con uno stile divulgativo semplice e lineare, che definirei appassionante, e sviluppa il percorso in otto capitoli: origini, abitudini sessuali, allevamento, esplorazione, lotta, alimentazione, benessere, gli animali. Interessante il fatto che abbia adottato come metodo di analisi, gli stessi che aveva già adottato per lo spinarello, così come il fatto che il libro sia stato di fatto proprio capitolo dopo capitolo, costruito così come era stata fatta la sua tesi nel 1954. Criticato da più parti sin dalla sua pubblicazione, porta avanti anche delle ipotesi che poi si sono rivelate errate o che sono ancora oggi oggetto di discussione, ma se le critiche lasciano il tempo che trovano e noi comuni lettori non ci vogliamo certo impelagare in questioni di carattere scientifico e accademico, il fatto che alcune ipotesi siano sbagliate oppure state smentite, neppure ci deve scoraggiare dal leggere questo testo che è quantomeno affascinante e un fondamentale.


giupegiupegiupegiupe wrote a review
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Pasquale TocciPasquale Tocci wrote a review
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SvalbardSvalbard wrote a review
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Un libro che quando uscì, parecchi anni fa, ebbe un successo travolgente (e, immagino, scatenò polemiche altrettantro travolgenti) e che poi è diventato quasi un classico. All’epoca, per quanto le teorie darwiniane avessero già fatto breccia nel pensiero comune, immaginare l’uomo come un parente strettissimo delle scimmie, anzi scimmia esso stesso, era alquanto disturbante. Ancora meno sembrava possibile applicare in senso stretto la biologia e l’etologia alla scienza del comportamento; l’etologia al massimo serviva a studiare papere e taccole (cfr. Lorenz), non certo gli esseri umani. E Morris, con un approggio estremamente dialogico e “morbido” - certi autori venuti dopo, come Dawkins o Boncinelli, avrebbero molto da imparare da lui - fece proprio questo.

Oggi certe forme di pensiero sono decisamente più consolidate; nessun discorso psicosociologico può prescindere da un substrato di etologia o di biologia (anche troppo; a volte sembra che sia l’ambito culturale ad essere spinto all’angolo…). Le osservazioni di Morris rimangono quindi complessivamente valide. Avrei al massimo qualche riserva su quello che lui dice a proposito della “sensualità che richiede manifestazioni e sfoghi costanti” (leggi: il fatto di accentuare caratteri sessuali secondari nella vita quotidiana di relazione, producendo stimoli in persone con cui di default non si avrà mai una storia sessuale, a cominciare dalle persone che si incontrano per caso per strada). Cita l’esempio di scimmie presso cui lo stimolo sessuale ha un valore pacificante e riduttivo dell’aggressività. Più prosaicamente, io tenderei a pensare che rendersi sessualmente attraenti (e questo vale anche per gli uomini, grazie al carattere sessualmente mediato della ricchezza e del successo) aggiunge valore e quindi identità alla persona; valore che, magari in modo inconsapevole, deve essere costantemente sperimentato ed esercitato, anche nella vita quotidiana; è comunque un carattere fortemente biologico e non culturale (in molti animali sociali è solo il capobranco che si accoppia con le femmine, e agli altri maschi restano solo le briciole). Del resto questo stimolo costante negli uomini mi pare tutto tranne che pacificatorio (un classico dell’autodifesa dello stupratore: “è lei che mi ha provocato”).
MartinaMartina wrote a review
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