La scuola raccontata al mio cane
by Paola Mastrocola
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Che cosa può ancora fare un'insegnante che ama il suo lavoro? Quali sono leprospettive di un mestiere che non sa nemmeno più riconoscere se stesso? Unracconto-riflessione, amaro e divertito, sulla nuova scuola italiana, le suefollie e il suo declino che pare inarrestabile. Tra aneddoti, curiosità estridenti effetti comici, il ritratto di un mestiere che davvero "non c'èpiù", perché è stato strozzato e fatto a pezzi da insensate "paroled'ordine", ingabbiato in un labirinto di "progetti", "strategie educative" e"recuperi", lasciando i suoi protagonisti, insegnanti ma anche studenti,spaesati e delusi, forse anche nostalgici di un mondo in cui le parole"insegnare" e "studiare" non significavano altro che se stesse.

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ChiaraChiara wrote a review
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In un mondo che sta cambiando alla velocità della luce ed è in continua evoluzione suonano un po’ anacronistiche le invettive della Mastrocola.
Comprendo bene che oggi l’insegnante di lettere non sia più il professionista che si conosceva un tempo, la sua funzione (parola che inorridisce l’autrice, peraltro) ha preso nuovi significati e non sempre prettamente attinenti all’insegnamento della letteratura; ma chiudere gli occhi e fingere di non comprendere che questo evoluzionismo insito nella società debba per forza di cose estendersi anche alla scuola, significa voler rimanere abbarbicati ad un passato ormai morto o, in termini più attuali, obsoleto.
Non contesto le recriminazioni della professoressa che vede ridursi il tempo materiale per poter approcciare durante gli anni scolastici i protagonisti di epoche letterarie, movimenti artistici e culturali, che hanno fatto la Storia, ma mi chiedo se la bellezza di certi versi, di determinate prose non possa essere apprezzata realmente solo da adulti consapevoli, che sanno scegliere per se stessi i propri autori preferiti, le proprie opere del cuore proprio perché grazie alla scuola di oggi si è acquisito un metodo di analisi, uno spirito critico; l’insegnamento trasversale ci permette di affrontare diverse tipologie di forme letterarie e questo può accendere in noi la fiamma della passione per una di esse, non necessariamente corrispondente ai soliti Dante o Manzoni (che, detto fra noi, per quanto immensi e sempiterni hanno anche il grosso difetto di aver allontanato dalla letteratura migliaia di lettori in erba, proprio per la pedanteria e la complessità dei loro scritti).
Non sono una sostenitrice della lettura spazzatura che segue lo slogan “piuttosto che non si legga, propiniamo Moccia e Volo in classe”, ma credo fermamente che la proposta letteraria debba essere il più variegata possibile per poter stimolare la curiosità dei ragazzi.
Detto ciò, non posso che essere d’accordo su tutte le constatazioni in merito alla situazione scolastica attuale sempre più caratterizzata da:
- un divario tra scuola d’élite (che rimane al passo coi tempi, che porta avanti la Cultura con la C maiuscola, con ricchi programmi sia in contenuti che in tecniche efficaci di insegnamento) e realtà pubblica, generalmente appiattita e poco stimolante;
- una connivenza delle istituzioni, prima fra tutte la famiglia (dove il lassismo dei giovani viene sostenuto da genitori poco impositivi nelle regole da seguire);
- una reale difficoltà di dover motivare allo studio studenti che oggi hanno tutto facile e non sanno, nella maggior parte dei casi, cosa voglia dire faticare per raggiungere un obbiettivo perché i parenti, la scuola, la società stessa si sostituiscono, si mettono a disposizione in mille modi diversi, giustificano e promuovono anche chi non merita.

Purtroppo la colpa non è dei ragazzi, non è degli insegnanti e nemmeno dei genitori. L’umanità intera sta vivendo conquiste scientifico-tecnologiche epocali che diventano arretrate nell’arco di una generazione e il sistema scolastico concepito come una struttura rigida e imperturbabile arranca, pur avendo cambiato radicalmente i propri connotati rispetto ad un cinquantennio fa (si è passati infatti dal bieco nozionismo all’ignoranza delle nozioni stesse), non riesce a stare al passo, incespica e cade. È la dura legge di natura. È la selezione naturale a discapito del sapere e paradossalmente del progresso stesso delle generazioni future.

Per questo pur ammirando l’umorismo sferzante e l’ironia della Mastrocola, questo pamphlet non può che esser la fotografia di un lasso di tempo molto breve perché oggi non tanto i Pof, i moduli e i progetti son il cambiamento, quanto le persone, che di questi strumenti ne stanno facendo uso, sono diverse rispetto a quelle che ha conosciuto la scrittrice, perché già più evolute.
Non so dire quale sarà il futuro dell’insegnamento della letteratura ma una cosa è certa, come nella scienza, “nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Negare che lo debba fare anche la scuola ed il suo modo di trasmettere il sapere, vuol dire nascondere la testa sotto la sabbia.
Bisogna prendere atto di questo cambiamento prima di tutto per poter rispondere meglio ai bisogni fondamentali dell’uomo (tra cui la sete di conoscenza) e cercare per quanto possibile di insegnare con quello che si ha oggi a disposizione, materiale inconcepibile per la generazione di ieri, superato perché già vecchio per quella di domani.

Esulando dalle mie personali considerazioni, l’opera della Mastrocola è interamente piacevole da leggere, ogni argomentazione è sempre corredata da battute di spirito genuine e pertinenti che rendono la lettura scorrevole e divertente.
Un libro che si beve come un bicchiere di acqua fresca, sebbene i temi trattati siano piuttosto spinosi e potenzialmente indigesti per chi ha a cuore l’insegnamento ed il suo futuro nel preciso contesto storico, politico e culturale italiano.
LettriceFeliceLettriceFelice wrote a review
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AdnilAdnil wrote a review
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paolapaola wrote a review
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A me è piaciuto anche se ....
Con un passato di insegnante di istituto superiore alle spalle mi sento vicina a questa autrice. Il liceo, è pur vero, è una realta' diversa dagli istituti professionali, pur tuttavia i ragazzi sono gli stessi, le frustrazioni degli insegnanti sono le stesse. Alla fine o ci si arrende al nuovo corso, o si combatte (e sono davvero pochi quelli con la forza per farlo) o, come me, si abbandona. E' il senso di responsabilita', io credo, che inchioda il professore al voler a tutti i costi portare "nutrimento" ai prossimi adulti. Quello e la passione per cio' che fa, la certezza profondamente radicata in noi che la cultura: curiosa, critica, approfondita, sia determinante per far si che i ragazzi possano progettare un futuro consapevole, guardare con occhio vigile e critico la societa' e chi li governa, formarsi le armi per combattere cio' che trovano sbagliato e difendere cio' che trovano giusto, riuscire a farsi un'idea personale di cosa sia per loro giusto e cosa sbagliato. Credo che di questo parli il libro in definitiva. Cosa vogliamo offrire a chi costituisce il nostro futuro? Offriamo forma o offriamo anche contenuto, diamo risposte preconfezionate o diamo gli strumenti per giungere alla loro risposta ?
Mi rendo conto che molti insegnanti si adeguano a causa della frustrazione che provano giorno, dopo giorno, dopo giorno. Ma va detto che c'è anche chi trova sia piu' confortevole adagiarsi. C'è insomma di tutto, anche nel mondo della scuola. E ci sono, indubbiamente ci sono, gli allievi in gamba, ci sono quelli che sono in gamba e non lo sanno, quelli che vogliono nasconderlo per stare al passo con il gruppo, quelli che hanno potenziale e vanno stimolati, c'è di tutto anche fra gli allievi. Ho letto critiche feroci su questo testo, soprattutto di ragazzi offesi perchè ritengono di essere stati dipinti negativamente. Non credo che l'autrice dimentichi o non creda che allievi promettenti ce ne sono e molti. credo che il suo giudizio sia rivolto ad una riforma sterile che ha tolto agli insegnanti, quelli bravi, motivati nonostante tutto, appassionati, la possibilita' di creare il percorso migliore per la classe che hanno davanti, dando loro dei parametri che spesso li inchiodano a percorsi standard di cui a volte è difficile comprendere la logica.