La serie infernale
by Agatha Christie
(*)(*)(*)(*)( )(1,842)
Hercule Poirot riceve una strana lettera in cui un anonimo personaggio lo avvisa che presto, nella città di Andover, verrà commesso un crimine. E infatti Alice Ascher viene uccisa. Dopo di lei, il misterioso assassino annuncia che colpirà a Bexhill, e poi a Churston, e così fa. Le vittime sembrano n... More

Samuele's Review

SamueleSamuele wrote a review
00
(*)(*)(*)( )( )

Qualche anno fa, credo fosse il 2014, col Corriere della Sera erano usciti diversi romanzi di Agatha Christie. Letti uno di fila all'altro, uno a settimana, la struttura dei suoi romanzi, già di per sé non troppo complessa, risultava decisamente monotona, tanto che a parte i capolavori ovvi ("Dieci Piccoli Indiani" e "Assassinio sull'Orient Express"), e qualche rara eccezione (il mio preferito, "Un delitto avrà luogo" più per motivi personali che meriti letterari, "Alla Deriva" per la sua originalità), di quelle uscite faccio fatica a ricordare anche i titoli. Ma recriminare sulla ripetitività degli intrecci dei gialli di Agatha Christie vuol dire, secondo me, ignorare la loro caratteristica principale: ovvero essere rituali apotropaici, della Prima Guerra Mondiale, prima, e di tutto il caos che ne seguì, con il crollo del vecchio ordine europeo. I rituali funzionano proprio perché sono codificati, perché sono sempre gli stessi. I rituali non accettano innovazione. Paradossalmente, questo aspetto si può notare meno nei suoi capolavori che in un romanzo senza particolare nota come "La serie infernale". Cioè, "Dieci piccoli indiani", "Assassinio sull'Orient Express" pur nella loro grande valenza letteraria, sono rituali volontariamente falliti, in cui l'ordine non è ristabilito, a differenza degli innumerevoli altri suoi libri. In questo conflitto fra caos e ordine, "La serie infernale" può essere un buonissimo esempio di come funzioni il rituale esorcizzante di Agatha Christie.

"La serie infernale", scritto nel 1936, vede Poirot cercare di risolvere il caso di un serial killer, o meglio, dato che siamo negli anni '30 e non si parla ancora di serial killer, folle omicida, che uccide seguendo l'ordine alfabetico, facendo combaciare iniziale di luogo e nome della vittima. Alice Asher a Andover, per capirci. Ora, ho provato a cercare un po' su internet, ma non ho trovato nulla, quindi non so se effettivamente Christie, con questo romanzo si inserisca all'interno di una tradizione letteraria sulla caccia al serial killer o, di fatto, la stia mezzo fondando lei. Ma ciò che colpisce è come la formula sia rimasta pressoché invariata fino a oggi. Sia l'utilizzo del punto di vista di quello che sembra il colpevole, sia l'organizzazione del racconto in cerchi sempre più stretti attorno al colpevole, in una vera e propria caccia alla volpe. 

Detto questo, per tornare al discorso sul caos e l'ordine, è ovvio che è impossibile parlarne senza spoilerare il colpevole. Quindi, da qui in poi, si parla del caos e l'ordine spoilerando il colpevole.

C'è qualcosa di più caotico di un serial killer? Gli stessi romanzi thriller utilizzano il serial killer come modo per mettere in scena il caos e l'irrazionalità che stanno alla base della realtà. Come il Male, la follia, siano elementi decisivi di ciò che compone la realtà. Lungi da essere eccezioni, divengono veri e propri esempi di come sia in realtà il mondo, sotto questa patina di finzione. Veri e propri mostri. A rendere così caotica la figura del serial killer è proprio questa sua totale mancanza di un movente, diciamo, socialmente condivisibile: denaro, vendetta, così via. Cosa può spingere un uomo a uccidere in ordine alfabetico? 

In molti libri di Agatha Christie, il caos prende la forma dello scambio di persona, del furto d'identità, del fatto che il giallo coincide con l'inganno, la menzogna, la confusione. A questo punto, interviene l'ispettore Poirot o Miss Marple o chi per loro e ristabilisce l'ordine, non soltanto scoprendo il colpevole, ma proprio rivelando chi è chi. Dando quindi il nome corretto alle cose. Questa per me è la risposta che Agatha Christie contrappone al caos dell'Europa post-prima guerra mondiale. Non a caso, i suoi due detective simbolo sono una vecchia signora e un ispettore belga, così profondamente radicati nell'Europa pre-guerra. E questo è il rito apotropaico di cui parlavo prima. Disordine -> Ordine. Ne "La serie infernale", questa formula diventa ancora più lampante poiché il serial killer è il disordine massimo. A cui Agatha Christie risponde con il suo rituale: non esiste alcun serial killer. Il colpevole è mosso dagli stessi soliti moventi classici. Solo che, nella sua somma astuzia, ha finto di generare il caos massimo. "La serie infernale" è come se fosse un romanzo di incantesimi e contro-incantesimi. 

Non c'è disordine che Poirot non possa riportare all'ordine. E sta proprio in questa caratteristica, secondo me, la piacevolezza dei romanzi di Agatha Christie. Per carità, sono elegantissimi, un piacere per la mente e tutto quello che volete, ma proprio perché ripetitivi, proprio perché si reggono costantemente sullo stesso (serissimo) gioco, funzionano tanto. Non sto dicendo che fosse un processo consapevole, sia chiaro. La sensazione è che Agatha Christie compisse questo suo rituale magico nello stesso modo in cui si compiono tutti i rituali magici: completamente inconsapevole, in una trance mistica e divinatoria.

SamueleSamuele wrote a review
00
(*)(*)(*)( )( )

Qualche anno fa, credo fosse il 2014, col Corriere della Sera erano usciti diversi romanzi di Agatha Christie. Letti uno di fila all'altro, uno a settimana, la struttura dei suoi romanzi, già di per sé non troppo complessa, risultava decisamente monotona, tanto che a parte i capolavori ovvi ("Dieci Piccoli Indiani" e "Assassinio sull'Orient Express"), e qualche rara eccezione (il mio preferito, "Un delitto avrà luogo" più per motivi personali che meriti letterari, "Alla Deriva" per la sua originalità), di quelle uscite faccio fatica a ricordare anche i titoli. Ma recriminare sulla ripetitività degli intrecci dei gialli di Agatha Christie vuol dire, secondo me, ignorare la loro caratteristica principale: ovvero essere rituali apotropaici, della Prima Guerra Mondiale, prima, e di tutto il caos che ne seguì, con il crollo del vecchio ordine europeo. I rituali funzionano proprio perché sono codificati, perché sono sempre gli stessi. I rituali non accettano innovazione. Paradossalmente, questo aspetto si può notare meno nei suoi capolavori che in un romanzo senza particolare nota come "La serie infernale". Cioè, "Dieci piccoli indiani", "Assassinio sull'Orient Express" pur nella loro grande valenza letteraria, sono rituali volontariamente falliti, in cui l'ordine non è ristabilito, a differenza degli innumerevoli altri suoi libri. In questo conflitto fra caos e ordine, "La serie infernale" può essere un buonissimo esempio di come funzioni il rituale esorcizzante di Agatha Christie.

"La serie infernale", scritto nel 1936, vede Poirot cercare di risolvere il caso di un serial killer, o meglio, dato che siamo negli anni '30 e non si parla ancora di serial killer, folle omicida, che uccide seguendo l'ordine alfabetico, facendo combaciare iniziale di luogo e nome della vittima. Alice Asher a Andover, per capirci. Ora, ho provato a cercare un po' su internet, ma non ho trovato nulla, quindi non so se effettivamente Christie, con questo romanzo si inserisca all'interno di una tradizione letteraria sulla caccia al serial killer o, di fatto, la stia mezzo fondando lei. Ma ciò che colpisce è come la formula sia rimasta pressoché invariata fino a oggi. Sia l'utilizzo del punto di vista di quello che sembra il colpevole, sia l'organizzazione del racconto in cerchi sempre più stretti attorno al colpevole, in una vera e propria caccia alla volpe. 

Detto questo, per tornare al discorso sul caos e l'ordine, è ovvio che è impossibile parlarne senza spoilerare il colpevole. Quindi, da qui in poi, si parla del caos e l'ordine spoilerando il colpevole.

C'è qualcosa di più caotico di un serial killer? Gli stessi romanzi thriller utilizzano il serial killer come modo per mettere in scena il caos e l'irrazionalità che stanno alla base della realtà. Come il Male, la follia, siano elementi decisivi di ciò che compone la realtà. Lungi da essere eccezioni, divengono veri e propri esempi di come sia in realtà il mondo, sotto questa patina di finzione. Veri e propri mostri. A rendere così caotica la figura del serial killer è proprio questa sua totale mancanza di un movente, diciamo, socialmente condivisibile: denaro, vendetta, così via. Cosa può spingere un uomo a uccidere in ordine alfabetico? 

In molti libri di Agatha Christie, il caos prende la forma dello scambio di persona, del furto d'identità, del fatto che il giallo coincide con l'inganno, la menzogna, la confusione. A questo punto, interviene l'ispettore Poirot o Miss Marple o chi per loro e ristabilisce l'ordine, non soltanto scoprendo il colpevole, ma proprio rivelando chi è chi. Dando quindi il nome corretto alle cose. Questa per me è la risposta che Agatha Christie contrappone al caos dell'Europa post-prima guerra mondiale. Non a caso, i suoi due detective simbolo sono una vecchia signora e un ispettore belga, così profondamente radicati nell'Europa pre-guerra. E questo è il rito apotropaico di cui parlavo prima. Disordine -> Ordine. Ne "La serie infernale", questa formula diventa ancora più lampante poiché il serial killer è il disordine massimo. A cui Agatha Christie risponde con il suo rituale: non esiste alcun serial killer. Il colpevole è mosso dagli stessi soliti moventi classici. Solo che, nella sua somma astuzia, ha finto di generare il caos massimo. "La serie infernale" è come se fosse un romanzo di incantesimi e contro-incantesimi. 

Non c'è disordine che Poirot non possa riportare all'ordine. E sta proprio in questa caratteristica, secondo me, la piacevolezza dei romanzi di Agatha Christie. Per carità, sono elegantissimi, un piacere per la mente e tutto quello che volete, ma proprio perché ripetitivi, proprio perché si reggono costantemente sullo stesso (serissimo) gioco, funzionano tanto. Non sto dicendo che fosse un processo consapevole, sia chiaro. La sensazione è che Agatha Christie compisse questo suo rituale magico nello stesso modo in cui si compiono tutti i rituali magici: completamente inconsapevole, in una trance mistica e divinatoria.