La sfera del buio
by Stephen King
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Più che un King classico, un King al massimo della sua creatività. Un narratore che ci accompagna nel lato oscuro della psiche costringendoci a leggere pagina dopo pagina il suo romanzo. Una trama magistrale, che vede protagonisti una strega, una diabolica sfera di cristallo, mille tradimenti, assas... More

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zombie49zombie49 wrote a review
42
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King in versione "Harmony"
Il pistolero Roland con i compagni Ed, Susannah, Jake e il bimbolo Oy, l’animaletto del Medio Mondo, è a bordo di Blaine il Mono, che percorre a velocità supersonica le Terre Desolate verso la Torre Nera. Il treno senziente ama gli indovinelli e accetta un patto: se non riuscirà a risolvere uno dei quesiti, porterà gli amici a Topeka e li lascerà liberi di proseguire la ricerca della Torre; in caso contrario li ucciderà. Superato l’ostacolo, i nostri eroi giungono in un punto in cui la trama che separa gli universi possibili è più sottile, e vedono in lontananza un palazzo di cristallo. Roland narra ai compagni del suo primo amore, la dolce Susan Delgado, promessa sposa al vecchio e sgradevole Hart Thorin, dei propri amici Alain e Cuthbert, della sfera magica dal bagliore rosato. King ama inserire storie autonome nei suoi libri, e questo è uno stucchevole romanzo rosa con sfondo western e qualche inevitabile pennellata fantasy horror. Lo stesso King dice, forse non senza ironia, che le storie d’amore sono noiose, e non posso che concordare. Il Re soffre di elefantiasi letteraria, e se la storia piace, le pagine scorrono via veloci; ma se il racconto non appassiona, la lettura diventa una sofferenza interminabile. Questo fantasy monumentale non riesce a catturarmi: è confuso, infantile, splatter, moralista. Gli indovinelli di Blaine sono da campeggio estivo, la storia d’amore di Roland con Susan sembra tratta da un romanzo di “Harmony”. C’è una morale molto americana di sfondo a questa saga: il fine giustifica i mezzi. Roland e i suoi amici fanno una strage nel locale dei mafiosi e sterminano gli abitanti di Tull e Lud. Gli uccisi sono però dei mutanti, dei pervertiti, i cattivi, insomma, pur con una loro civiltà, che ostacolano gli eroi nel raggiungimento della Torre Nera per ristabilire l’ordine nel mondo. King afferma che quest’opera è diversa dagli altri suoi libri: se fossero tutti così, non li avrei mai letti e lui non sarebbe il mio autore preferito.
GalionsGalions wrote a review
46
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'Charyou tree, si mietano le messi'
Quarto romanzo della serie della ‘Torre Nera’, ‘La Sfera del Buio’ si risolve in un gigantesco flashback da oltre 600 pagine, che al tempo della sua prima pubblicazione metteva fine ad un’attesa di diversi anni rispetto al finale tronco di ‘Terre Desolate’.
Quindi, come ho già scritto, ringrazio la sorte di non essere un lettore della prima ora e di avere sottomano l’intera saga completa.
Abbiamo lasciato i protagonisti a bordo del treno ‘Blaine’, che permette loro di fuggire dalla città di Lud, continuare la ricerca della Torre Nera attraversando le cosiddette ‘terre desolate’, ovvero i luoghi più devastati del Medio-Mondo abitati da creature mutanti.
Ma la parte più corposa del romanzo è il racconto che il pistolero Roland concede ai propri compagni di viaggio durante uno dei bivacchi serali.
Incalzato da alcuni compagni, egli rivela i momenti più drammatici della sua adolescenza e di come nei giorni immediatamente seguenti la sua precocissima investitura da pistolero, abbia dovuto crescere in fretta ed affrontare ciò che il padre voleva evitargli allontanandolo dalla sua terra natìa.
King scrive così un romanzo nel romanzo, che richiama l’ambientazione western de ‘L’Ultimo Cavaliere’, ma che rispetto a quest’ultimo è un riuscitissimo confronto a suon di pistole, astuzie e sotterfugi davvero avvincente.
Roland vive anche la sua prima esperienza sentimentale con una ragazza bella e coraggiosa.
I personaggi sono tanti e tutti a loro modo originali, anche se la divisione tra i buoni ed i cattivi è tracciata da un colpo di scure deciso e non c’è posto per le mezze figure.
Anzi nella parte finale del racconto di Roland, quella più drammatica ed inquietante, emerge ancora una volta la denuncia di King rispetto alle piccole comunità rurali o provinciali alla Castle Rock, tanto per capirci, dove la massa indistinta del popolino apparentemente innocuo, ma sostanzialmente ignorante, viene facilmente manipolata dai potenti di turno trasformando ‘i buoni vicini di casa in mostri assetati di sangue’.
La folla che grida ‘Charyou tree, si mietano le messi’ che accompagna i condannati a morte, mi ha ricordato la folla della passione di Cristo che urla ‘Crucifige’ davanti al Messia messo ai ferri.
King non rinuncia mai a grattare la patina di rassicurante mediocrità che protegge l’immagine della comunità timorata di Dio e tesa allo spasimo per salvare le quotidiane apparenze.
Esemplificativo in questo senso è il personaggio di Cordelia Delgado, attaccata mani e piedi al patrimonio e al tempo stesso capace di mascherare la sua avidità dietro il perbenismo della donna tutta casa e chiesa, e che guarda caso si ritrova poi alla testa della folla che invoca il rogo.
Traduzione impeccabile come da marchio di fabbrica di Dobner e postfazione dell’autore che si scusa di aver lasciato passare così tanti anni dalla pubblicazione del romanzo precedente, ammettendo come la saga della Torre Nera non sia nata con un finale già scritto, ma come si sia sviluppata nel corso di più decenni, tra ispirazioni feconde e pause di vera e propria crisi.
Infine un’ultima nota per dire quanto fascino eserciti sul sottoscritto il ritrovare in questa saga tracce o riferimenti più o meno significativi ad altri titoli della produzione di King, come il caso de ‘L’Ombra dello Scorpione’ e questo quarto romanzo del ciclo della Torre Nera. Al prossimo.
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