La signora di Ellis Island
by Mimmo Gangemi
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MissPepyMissPepy wrote a review
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PiziaPizia wrote a review
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“Lo chiamo Giuseppe. E’ il padre putativo di Gesù. E’ un santo a posto, un lavoratore. Meglio di lui… I santi forestieri, che neppure conosciamo, manco c’è la statua in chiesa.”
Come si fa a dire che non ti è piaciuto quando onestamente riconosci che è un bel libro? Si fa, e si dice, perché una cosa è riconoscerne il valore, artistico o storico o letterario o quello che sia, un’altra è metterci il proprio personale gradimento.
Tanto per cominciare, troppo cronicistico: sarà anche un valore aggiunto, stilisticamente parlando, ma a me questa mancanza di colore nel raccontare le cose, questa sorta di distacco che distacco non è, diciamo obiettività, ecco, io dell’obiettività non so che farmene. Mi ricorda troppo il cosiddetto “realismo domenicale” dei nostri veristi d’inizio secolo, come me li ricordano l’ambientazione, il clima generale che ci si respira –di afflizione, degrado, povertà, fede .
La Signora di Ellis Island non è soltanto il titolo del libro, è il vero filo conduttore della vicenda - la verità sulla quale ci verrà rivelata solo alla morte dello zio Rosario (capitolo 29 della parte 2°)-, ed è il minimo comun denominatore delle pagine più pregevoli del romanzo. Mi è piaciuta molto la parte in cui, alla morte della primogenita Antonia, Giuseppe prende ad essere duro ed insofferente con gli altri figli, soprattutto con il maggiore, Saverio, colpevole di non essere morto al posto della sorella quando sembrava lui quello in condizioni più critiche, ed è grazie alla psudo intersessione della Vergine –o chi per lei…- che Giuseppe comprende il suo errore. Mi è piaciuta molto anche la vicenda di Saverio e Ciccio, che si scontano con il desiderio del padre di avere un figlio prete, proprio per ringraziare in questo modo la Madonna della sua intercessione. Più in generale mi sono piaciute le vicende di questi due figli maggiori, dei dieci (viventi) che hanno avuto Giuseppe ed Anna Maria, il momento di crisi della vocazione subìto da Ciccio, la sua reticenza, il pudore a parlarne anche con il fratello, e la determinazione di quest’ultimo a costruirsi da solo il proprio destino, lontano dalla terra, dal paese, dal lavoro nei campi al quale era predestinato. Più in generale ho trovato intensi, quasi “moderni” e sempre ben caratterizzati -anche fisicamente- i personaggi maschili, mentre quelli femminili, anche i più importanti, restano come ombre sullo sfondo.
In conclusione, nonostante l’abbia letto volentieri e lo riconosca un buon libro, avrei preferito un tipo di narrazione ed un impianta narrativo diversi, l’ho detto. D’altra parte questo avrebbe comportato senza dubbio un prodotto letterario meno tradizionale, e quindi lontano anni luce da quello che è: uno spaccato di vita che ben si allinea nella migliore tradizione italiana, da Manzoni a Verga e poi a Tozzi e Pratolini, passando per Nievo e la Morante e tutti quelli che conosciamo attraverso le letture imposte dalla scuola. Che magari effettivamente andrebbero riscoperte, rileggendole “oltre” l’incubo della relazione da consegnare alla prof.
MaristellaMaristella wrote a review
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LA SIGNORA DI ELLIS ISLAND
“ La signora di Ellis Island…
Aveva aperto strade benevole…
Senza di lei le sorti della famiglia
Avrebbero continuato a ristagnare…”

Mimmo Gangemi, nato nel 1950 a Santa Cristina d’Aspromonte, in Calabria, è un ingegnere civile diventato scrittore per “staccare la spina” dal suo lavoro, sorprendendosi per la sua facilità e felicità nel narrare e per le tante idee che affollavano la sua mente. Scartabellando vecchi ricordi familiari, trova il diario del nonno e lo legge, appassionandosi sempre di più alla sua storia. Nasce così “La signora di Ellis Island”, una storia autobiografica arricchita dalla fantasia dell’autore, una forma di riconoscenza verso i lontani sacrifici dei suoi avi che sono riusciti ad “aggiustare la vita” altrimenti destinata a binari ormai predestinati e solidificati di miseria e duro lavoro. Inizia così la storia di Giuseppe che, nei primi del 900, a bordo del Rio Amazonas, attraversa l’Oceano per andare nella “Merica”, per affrancarsi dalla sua bassa condizione sociale e trovare fortuna. Insieme a lui tanti disperati conterranei cercano disperatamente un riscatto e nuove fonti di sopravvivenza in quella terra lontana e sconosciuta. Ma entrare in America non è facile se non sei in perfetta salute e, dopo una traversata di 20 giorni non tutti lo sono, neanche Giuseppe che è in preda (col senno di poi) ad un attacco di favismo. Giuseppe viene respinto dal cordone sanitario americano e lasciato al di fuori del confine, nella costernazione e nell’abbattimento più grande. Ma è proprio in questo momento che egli fa l’incontro decisivo della sua vita, quello con una donna bella, avvolta da un manto azzurro, che tiene in braccio un bambino di pochi mesi. Per lui sarà sempre la “Signora di Ellis Island”, capace di compiere il miracolo di fargli attraversare la frontiera, convincendolo di aver incontrato la Madonna del Carmine in persona, l’unica capace di elargirgli questa grazia insperata. Da allora, tutto ciò che farà nel presente e nel futuro, sarà condizionato da questa apparizione, da questa visione che continuerà a manifestarsi nei suoi sogni, indirizzandolo verso le scelte importanti della sua vita. Con la storia di Giuseppe e quella della sua famiglia, una famiglia umile e contadina strettamente legata alla terra, si apre lo scenario di un grande affresco di Storia Italiana, lungo oltre 70 anni. Come tante altre semplici famiglie, anche quella di Giuseppe subisce la Storia: le grandi migrazioni verso l’America dei primi del 900, la Prima Guerra Mondiale, l’avvento del fascismo, il colonialismo in Africa, la grande epidemia di spagnola, la Seconda Guerra Mondiale. Ognuno di questi fatti, insieme alle gerarchie sociali tra nobili e contadini all’inizio del secolo, alla vita quotidiana dei paesini calabresi intrisa di tradizioni, di religiosità e di superstizioni, all’avvento della ‘ndrangheta’, ci viene raccontato dall’autore attraverso la voce dei suoi personaggi, particolarmente empatici. Una storia al maschile, patriarcale, dove le donne sono costrette a vivere ai margini, a sottostare alle idee e ai voleri degli uomini di casa, pur covando sotto la cenere delle loro volontà spezzate tutto il fuoco di cui potrebbero mostrarsi capaci se solo emancipate al libero pensiero e alla libera azione. La dura vita nelle miniere e nelle fonderie americane, il ritorno a casa, le guerre, i terreni finalmente comprati a prezzo di altissimi sacrifici, la nascita di tanti figli e il destino di ognuno di loro, l’innalzamento del tenore di vita, le difficili scelte da operare, la voglia di affrancarsi dalla zappa e riempirsi di cultura per migliorare il proprio stato, la devozione filiale, le amicizie vere, le passioni, le complicità parentali, la solidarietà, i giorni di lutto e quelli di felicità, stimolano l’affettività del lettore accrescendo sempre più il coinvolgimento nelle vicende personali dei protagonisti.
La scrittura è a volte ridondante, a volte poetica, ricca di vivide immagini tratteggiate con grande efficacia e con una struttura narrativa ispirata al racconto orale e infiltrata di poche ma opportune configurazioni dialettali italianizzate. Spicca il grande amore che lo scrittore ha per la sua terra, per la meravigliosa luce delle campagne calabresi, per i suoi frutti maturati al sole, per il vento di levante che batte impetuoso per giorni facendo cadere le olive dagli alberi ma soprattutto per la sua gente, mai davvero protagonista degli Eventi e della Storia, gente vera, sincera che con questo lungo romanzo ha voluto onorare mettendo in primo piano tutta la forza che deriva dall’appartenenza, dalla memoria e dalla speranza che come un lungo filo lega le generazioni che si susseguono costituendone le più profonde radici.