La signorina Gentilin dell'omonima cartoleria
by Busi Aldo
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Non c'è quasi nulla nella vecchia cartoleria della signorina Gentilin, a parte lei stessa, con il solito grembiule nero, il golfino modesto, la sciarpetta impeccabile. O forse qualcosa di più. Perché, a volte, con persone che hanno sempre fatto parte del nostro paesaggio, che abbiamo sempre distrattamente salutato, succede qualcosa di inaspettato, qualcosa capace di aprire un abisso da cui risalgono passioni dimenticate e sospetti insondabili.

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AngeloAngelo wrote a review
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“Che bisogna essere grati a ciò che non si è vissuto, a chi ci ha respinto, a chi non ci ha mai amato, alle cose mancate e alle persone fuggite… avrebbero finito per romperci i cosiddetti in maniera davvero inenarrabile”
Io lo definirei un magnifico esercizio di stile, di quelli che uno come Aldo Busi può senz’altro permettersi.
Cento pagine di vero esercizio stilistico con la lingua italiana, una scrittura continua e multiforme senza la più piccola interruzione, dispiegata in periodi lunghi o corti senza grande differenza, con una punteggiatura che accompagna il tutto senza appesantire la lettura ma, al contrario, rendendola più fluida e scorrevole.
Poi ci sarebbe il contenuto, e già, pure Busi mica scrive solo per estro stilistico.
La signorina Gentilin, dell’omonima cartoleria, rappresenta quello che ci circonda che a noi spesso sembra inanimato, persone comprese, e che registriamo senza darci il giusto peso; soltanto quando questi, chiamiamoli punti di riferimento, saltano, ci si accorge di quello che hanno tenuto nascosto: dei veri e propri mondi paralleli di frequentazioni mai nemmeno immaginate, sospiri di innamoramenti mai creduti possibili e invidie, sospetti, tresche, culti della personalità e passioni sconfinate e tutto così ben nascosto ai nostri, non lungimiranti, occhi.
Ed il tutto raccontato con “soltanto” un paio di parolacce e senza nessun accenno a situazioni scabrose di cui l’esimio, dicono, va tristemente famoso.

P.S. Il titolo del commento non rappresenta propriamente il mio pensiero, non del tutto almeno, ma… non ho saputo resistere…
CodaCoda wrote a review
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Com’è breve la storia della vita della cartolaia Gentilin. Come è breve, la vita, se nessuno ce la fa più lunga, raccontandocela un po’.
(Lo strano caso di un racconto che non sai com’è ma sembra sempre più breve del suo lunghissimo e bellissimo e inesauribile titolo di copertina).

Per leggere “E baci” ci ho messo un mese di notti. Per leggere una seconda volta “La signora Gentilin dell’omonima cartoleria” ho impiegato poco meno di un paio d’ore tra cena e mezzanotte. Eppure non saprei assegnare una scala di priorità alle due opere, talmente opere e quindi autonome da non poter essere confrontabili, classificabili, nemmeno l’una rispetto all’altra: si rispettano troppo, per prestarsi al disumano giochetto della verticalizzazione di importanza, ergo di potere.

Se hai letto “E baci” non puoi per questo dire di avere una idea su cosa ci sia in “La signora Gentilin dell’omonima cartoleria”, e aver letto due volte “La signora Gentilin dell’omonima cartoleria” non significa aver avuto avvertimento alcuno su “E baci”: non si contengono, non si riproducono, e non saprei dire se “E baci” e le sue quasi seicento pagine sia più esauriente de “La signora Gentilin dell’omonima cartoleria”, sarà che “La signora Gentilin dell’omonima cartoleria” è completamente narrativo, per quanto si tratti di un racconto volutamente irrisolto, per quanto “La signora Gentilin dell’omonima cartoleria” sia l’affermazione antiletteraria dell’impossibilità del raccontare, tanto il tutto di qualcosa e peggio mi sento se il tutto di qualcuno, tanto il qualcosina relativo a una piccola parte di tempo di una persona piccola piccola, persino se senza vita apparente.

Talmente tanta, la vita umana, da apparire troppa anche in una cartolaia piccoletta e zitella senza storia, senza storia “esterna”, “sociale”, “pubblica”, senza vita condivisa perché nessuno gliel’ha chiesto mai, di condividerla. In una settantina di pagine ce la si cava, per raccontare quello che in settanta volte settanta non si riuscirebbe nemmeno a iniziare a dire.

Tanta vita e così poco tempo per raccontarla se non a prezzo di non vivere la propria per non mandare sprecata la vita altrui, il suo ricordo. E che sollievo – narrativo – se fossimo tutti la stessa persona ovvero la stessa cosa: a quel punto di chiunque tu racconti, li hai ricordati tutti, e pace.

Che bello raccontare una vita che è sempre LA vita, fosse pure per fare marameo alla morte, la beffarda censuratrice di tutto ciò che non ha fatto in tempo a dirsi, scrivendosi.
AmaliandaAmalianda wrote a review
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