La solitudine del maratoneta
by Alan Sillitoe
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La solitudine del maratoneta deve la sua fama in parte a una segguestiva trasposizione cinematografica del racconto che dà il titolo alla raccolta - un lungo e inarrestabile fiume in piena di sessanta pagine che ripercorre, al ritmo dei suoi passi durante una maratona, i pensieri agitati del protagonista - ma soprattutto allo stile innovativo e a tutt'oggi modernissimo di Alan Sillitoe. Il suo ritratto di un Inghilterra proletaria, frustrata o ribelle, di delinea attraverso una serie di personaggi che, nella loro quotidianità, restano tuttavia figure emblematiche di uno dei periodi più fecondi della cultura britannica del Novecento.

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PulcemcnamaraPulcemcnamara wrote a review
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Spoiler Alert
Alla fine è per tutti un’infanzia “schifa”…
C’è un ragazzino che corre attorno ai gelidi campi di un riformatorio inglese, di prima mattina, e ogni mattina. Si prepara per la gara che il direttore del riformatorio gli ha raccomandato di vincere: “per il suo bene”... Il direttore vuole dimostrare come il proprio istituto sappia correggere i ragazzi, portandoli sulla via dell’onesta, del buon esempio, e lo fa dandogli una pacca sulla spalla.
Il ragazzo allora corre e pensa, e maledice tutto il corpo di polizia e il direttore stesso, e mentre alterna i piedi sul selciato si guarda attorno e a pieni polmoni respira gli alberi e il freddo della prima alba, e l’odore dell’erba, e racconta come ci è finito in quel luogo, per nulla autentico e “riformativo”, per un furto commesso un suo amico di sventure, per non aver più voglia di stare a guardare ogni sera la TV con cui tanto si è divertito in famiglia, togliendo l’audio e mettendo alla berlina i personaggi televisivi con le loro smorfie mute, per ridere e non pensare alla miseria sua e dei suoi genitori, e del padre morto dissanguato nel salotto, per un tumore all’intestino, che ha inguacchiato il pavimento come fosse una mattanza... e mentre corre e pensa anche a sua madre che ha tradito un po’ con tutti suo padre, che è stato spesso sul punto di picchiarla ma come lui si è messo sempre in mezzo per evitarle le botte dopo tutto meritate... e pensa alla sua vita bastarda e al desiderio solo di fregare la gente, a non voler mai lavorare per ottenere pochi spiccioli, come sua madre e suo padre che ora è morto dissanguato in casa per aver rifiutato il ricovero in ospedale, per non morire nell’inferno ecc ecc …
Il ragazzino organizza così la sua unica vera vendetta, contro un viscido direttore di riformatorio e contro tutto il corpo di polizia e l’istituzione intera, ed essendo il più veloce corridore dell’istituto penitenziario e forse dell’Inghilterra intera o di tutto il mondo, e avendo riposto il direttore ogni fiducia sulla sua vittoria, in barba a quest’ultimo e a tutta la sua balorda schiera di amici "senza mento" e dagli occhi di bue, il ragazzo decide di perdere la corsa e far vincere l' avversario, frenando il suo procedere rabbioso e infallibile proprio sul finale...
La rabbia del piccolo maratoneta di Stillitoe ricorda il cinismo ingenuo di Huckleberry Finn, e l’uso della prima persona e di uno slang senza tregua, quasi un flusso di coscienza, ricorda il parlare istintuale del più famoso ragazzino disadattato d’America, l’Holden Caulfield, con la differenza che quest’ultimo insieme ai suoi vari fratellini "filosofi", è un figlio della borghesia e non un delinquentello figlio della danneggiata classe operaia inglese.
Alla fine però è per tutti un’infanzia “schifa”…
GanglesGangles wrote a review
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Biblioteche Off TorinoBiblioteche Off Torino wrote a review
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Franz RossiFranz Rossi wrote a review
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La ribellione dei giovani
Ci sono titoli che ti prendono, catturano la tua fantasia e ti instillano la speranza di nuovi orizzonti di lettura.
La solitudine del maratoneta (ancor di più nel titolo originale The Loneliness of the Long Distance Runner) è uno di questi.
Non sai esattamente di cosa parlano, ma quando li sfogli mentre ti avvii alla cassa della libreria già pregusti il viaggio di ritorno in tram e le pagine lette con avidità.
Minimum Fax è una giovane casa editrice capace di colpi importanti. Per i suoi tipi in occasione del cinquantenario dalla prima uscita, è stata ripubblicata questa storia scritta da Alan Sillitoe nel 1959 e contenuta in un'omonima raccolta di racconti che ci permette di riscoprire in lingua italiana il mondo complesso di Colin Smith e di un riformatorio in Gran Bretagna.
Allan Sillitoe è il cantore dei giovani ribelli. Nato in Inghilterra, proveniente da una famiglia di operai e con un passato di operaio tornitore in una fabbrica di biciclette già in tenera età, trasferisce nei suoi personaggi lo spirito poetico e ribelle che lo anima.
Non è un maratoneta, probabilmente non è neppure un runner, ma riesce a cogliere alcuni aspetti della corsa in cui sicuramente possiamo riconoscerci.
La solitudine del maratoneta è la storia di un giovane inglese di Nottingham che si ribella attraverso piccoli furti alla situazione di povertà e disagio, ad una situazione familiare difficile, ad una società che non offre vie di fuga. L'epilogo è scontato e Smith viene catturato e spedito al riformatorio. Ma a questo punto interviene il destino che fa sì che quel riformatorio partecipi ad un campionato di corsa campestre tra i riformatori e il Governatore voglia portare a casa il trofeo.
Così Smith che viene subito individuato come un potenziale atleta riesce a trasformare la detenzione in una fuga dalla sua condizione sociale.
La corsa come fuga dal mondo è un tema classico per chi corre, ciascuno di noi ha sperimentato il senso di libertà che ci regala la corsa, nel racconto di Sillitoe questo senso di libertà è reso ancora più forte dal contrasto con la condizione di detenuto del giovanissimo Smith che chiede ed ottiene di allenarsi ogni giorno per due ore (prima che gli altri si sveglino) in un circuito fuori dalle mura del riformatorio.
L'autore riesce con il suo linguaggio particolare a rendere bene le varie sensazioni della corsa. La mattina presto, in una fredda brughiera inglese, con la sensazione di gelo che svanisce via via che ti scaldi. Il silenzio incantato della mattina presto, con solo il canto degli uccelli a far da coro al ritmico battere dei tuoi piedi (la corsa è musica).
E ancora la sensazione di rompere il fiato, la transizione dalla fase del riscaldamento a quando ti scordi che stai sollevando e lasciando cadere le gambe, che stai muovendo avanti e indietro le braccia, che i polmoni si riempiono d'aria e il cuore perde quel ritmo frenetico dei primi minuti e prende il ritmo del passo. Così ci si scorda che si sta correndo e i pensieri vagano liberi.
Se poi questo accade quando intorno a te non c'è nessuno allora si prova la solitudine del corridore delle lunghe distanze da cui il titolo del racconto.
È davvero notevole come Sillitoe riesca ad entrare così bene nel mondo della corsa, come sappia ricreare con le parole alcune delle esperienze che caratterizzano il nostro sport. Certo il racconto verte sulla ribellione di Smith e la corsa è solo il suo strumento.
La storia infatti prosegue con il racconto della gara e del suo esito finale. Per ovvi motivi non parleremo di questo, ma è necessario per meglio delineare il profilo di Smith, come di ogni eroe di Sillitoe, raccontare che il giovane delinquente si interroga sull'eticità di vincere la gara portando onore a quel sistema che vorrebbe combattere. E la corsa si trasforma da fuga da una realtà ostile a strumento di lotta di classe, che l'autore rende attraverso la secchezza delle frasi di Smith e il suo linguaggio.
Leggendo il libro balza agli occhi lo spessore di Colin Smith, la sua statura morale, e viene da chiedersi se fosse propria di un giovane di altri tempi, con una forte carica ideologica, e per il quale ogni cosa, persino la corsa, diventa un modo di ribellarsi.
Così viene naturale pensare ai nostri giorni e alle motivazioni per cui corriamo. In fondo nelle corse sulle lunghe distanze ognuno di noi cerca di mettersi alla prova, di far uscire il suo valore come individuo. Sei da solo con le tue forze ed un obbiettivo sfidante da raggiungere. Probabilmente è questa la vera solitudine del maratoneta, una solitudine desiderata e strumento di affermazione personale.