La sposa silenziosa
by A. S. A. Harrison
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Jodi è la compagna perfetta e Todd non potrebbe mai fare a meno di lei. Abituata a vivere all'ombra del suo uomo, Jodi lo accudisce, lo asseconda, contribuisce a fare di lui, giorno dopo giorno, una persona di successo. Elegante, sofisticata, sicura di sé, Jodi è una psicoterapeuta che ha rinunciato... More

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MaristellaMaristella wrote a review
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LA SPOSA SILENZIOSA
“La sposa silenziosa” (Longanesi 2014) è il romanzo d’esordio della sfortunata scrittrice e artista canadese A.S.A. Harrison, morta di cancro subito dopo l’uscita del suo libro.
Definito come thriller, in realtà è una lunga e accurata analisi di coppia nell’ambito di un’unione solo apparentemente perfetta che racchiude le problematiche di entrambi i componenti, sicuramente legate ad infanzie tormentate.
Jodi e Todd, lei psicologa, lui costruttore in lenta ascesa, vivono nel loro bell’appartamentino a Chicago assieme al loro cane. Lui è un donnaiolo incallito che la tradisce spesso, lei per amor di pace e di tranquillità della loro vita routinaria chiude un occhio e rimane silenziosa, facendo finta, anche e soprattutto con se stessa, che tutto vada per il meglio finchè arriverà un giorno in cui non potrà più tacere ma dovrà in qualche modo agire… Sarà davvero necessario farlo?
Storia noiosa, personaggi asettici, trama inesistente che cerca disperatamente di tingersi di giallo nelle ultime pagine, dialoghi pressoché assenti, solo una lunga sfilza di atti quotidiani, di cenette con verdure affettate, di passeggiate per portare il cane a far pipì, sedute psicanalitiche con i pazienti (personaggi che si inseriscono abusivamente in una storia con la quale non hanno nulla a che fare) o col supervisore per lei, approcci nei bar per lui, rendono il libro addirittura inclassificabile come genere anche se non manca l’analisi psicologica continua e assillante che ognuno di loro persegue nei propri solitari pensieri.
Un finale frettoloso dove non è evidente nessun colpevole e nessun innocente, lascia alcuni punti irrisolti che avrebbero avuto bisogno di una spiegazione. Mi dispiace per la povera autrice che se n’è andata troppo presto ma non posso fare a meno di bocciarlo nonostante una buona scorrevolezza delle lunghe ed estenuanti descrizioni di una quotidianità fasulla ma comoda, accettata solo per accidia e passività.
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Ho appena finito di leggere questo thriller.
La storia è quella di una relazione di coppia che sta andando a rotoli, di un uomo che, arrivato alla crisi di mezza età, si lascia prendere dagli istinti tradendo la moglie senza riserve, mentre lei subisce in silenzio.
Per le prime pagine l’ho trovato un po’ noioso e andava un po’ a rilento, tanto che quasi ho pensato di abbandonare la lettura, ma visto che sono una che non lascia i libri a metà ho continuato.
Dopo il primo centinaio di pagine la storia vola: quando il marito decide di lasciare la moglie, entriamo nel vivo della vicenda.
Lei non vuole più sopportare e si trasforma in una sorta di pezzo di ghiaccio. Pezzo di ghiaccio perché il tutto mi è parso molto freddo, asettico sotto un certo punto di vista.
Tutta la parte psicologica è messa nero su bianco con estrema maestria, l’autrice ci sa veramente fare; ogni dettaglio e ogni sfumatura si colgono e si capiscono al volo.
Il modo di pensare e di fare della protagonista, rispecchia pienamente un involucro freddo, privo di emozioni, eppure di emozioni ce ne sono tante.
Non posso dire molto su questo libro; mi è piaciuto perché è un romanzo riflessivo, rispecchia molto quello che alcune donne vivono in prima persona.
Nonostante questo mi ha lasciato con un senso di distacco non indifferente; forse non sono riuscita a entrare pienamente nella psicologia dei personaggi, oppure ci sono entrata troppo, questo non lo so.
In conclusione, non do il massimo, perché non so bene come classificarlo; non so spiegare cosa mi abbia lasciato, posso solo dire che è scritto molto bene ed è scorrevole (a parte le prime pagine) ed è molto, ma molto psicologico.
Un buon thriller, quindi, che può far pensare molto.
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HanaRose - per RFS
RaflesiaRaflesia wrote a review
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WanhedaWanheda wrote a review
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Spoiler Alert
Eppure dovrei aver imparato. Ho 25 anni e oramai non dovrei più farmi abbindolare dalla trama di un libro. Ancora peggio, dalla sola copertina.

Non ho idea di come io abbia fatto a terminare il libro, probabilmente è dovuto al fatto che ODIO abbandonare un libro non importa quanto possa farmi schifo, perché è stato di una noia mortale, di una noia che poche volte mi è capitato di trovare, ci sono libri brutti o mediocri ma che hanno un qualcosa che nonostante lo schifo ti spinge a finirli, altri che sono bellissimi ma di una lentezza e una retorica che ti ammazza. Questo libro non rientra in nessuno dei due casi. È brutto e noioso. O
magari non sono riuscita ad apprezzarlo in quanto non sono una grande fan dei thriller.

Il libro è continuamente 'paragonato', o per meglio dire associato, a Gone Girl, se non fosse che le uniche cose che questi due libri hanno in comune sono il punto di vista narrativo che cambia tra lui e lei, il 'matrimonio perfetto' dei due protagonisti (?????).

Come già detto, ho trovato il libro molto noioso. Capitoli pieni di pagine di pensieri e di introspezione senza un cavolo di dialogo nemmeno a pagarlo oro, pagine piene di lei che vive la sua routine giornaliera che è tipo la stessa ogni singolo giorno, OGNI SINGOLO GIORNO, l'unica cosa che cambia sono i pazienti che riceve la mattina (e SOLO la mattina e SOLO due al giorno) e i corsi che frequenta per riempire il tempo libero che le rimane (che tipo lavorerà 4 ore la mattina quindi ha praticamente tutto il giorno libero). Una coppia che parla come robot, non si dicono niente di interessante, sono bloccati nella loro routine così in profondità che mi facevano pure pena, tutto è programmato, tutto è sempre come deve essere, non succede nulla fuori dall'ordinario. Insomma un bellissimo 'matrimonio' finto. Talmente tanto finto che dalle pagine non si percepisce il minimo sentimento tra i due, se c'era qualcosa tra loro all'inizio della loro relazione (perché c'era di sicuro qualcosa) nel momento in cui la loro tranquillità familiare inizia a subire colpi non si percepisce alcuna tristezza, alcun odio, niente rabbia, nulla. Non ha aiutato il fatto che tutto il libro sia scritto nello stesso identico modo, come se si stesse leggendo un libretto di istruzioni, che lei stesse tagliando verdure o pensando a suo marito e all' amante, sempre nello stesso modo.

La differenza tra Jodi e Amy (Gone Girl) è che almeno Amy era interessante, lei mette bene in chiaro (nel libro, e per chi non l'ha letto nel film) che il suo matrimonio e la sua personalità erano completamente finti, creati appositamente per essere la ragazza perfetta. Jodi invece non dà mai segno di essere pazza o aggressiva, rimane per tutto il libro patetica, noiosa e monotona, lei stessa dice nelle prime pagine che non si sarebbe mai sognata di uccidere qualcuno. Jodi è in pratica Bella Swan/Anastasia Steele ma 40enne. A lei non importa che suo marito la tradisca, lei lo sa ma visto che i suoi tradimenti non scombussolano la loro routine quotidiana va tutto bene. Lei ovviamente non lo fa, certo che no, lei è la brava moglie che sta zitta, lascia al marito il suo spazio, non è appiccicosa, non è gelosa, non fa domande, cucina amorevolmente per lui e si eleva al di sopra delle altre donne sposate che PRETENDONO TROPPO dai loro mariti. Ceeeerto, perché ora aspettarsi la fedeltà in una relazione è pretendere troppo.
Jodi, infatti inizia a mostrare qualche parvenza di reazione solo quando suo marito mette incinta la sua amante, figlia del suo migliore amico. (Todd, ovviamente, non capisce neanche come mai il suo amico se la prende tanto). Costretta ad abbandonare l'appartamento lei rimane sconvolta al pensiero di restare da sola senza suo marito a prendersi cura di lei. Pronto? Hai 40 anni e fai la psicoterapeuta. Dov'è il problema???? Sei talmente richiesta che puoi permetterti di scegliere i tuoi clienti e ne ricevi solo due la mattina però hai sempre vissuto usando le carte di credito di tuo marito. Che cavolo lavori a fare, allora? Ma poi perché non vi siete sposati? Questa cosa mi sfugge. Sposati o no lui le corna te le avrebbe messe comunque ma almeno ora non staresti qui a fare la patetica perché sei rimasta da sola.

Sorvoliamo sulla random storyline dell HIV ma sopratutto su lei che veniva molestata dal fratello. Cosa mi rappresenta? Che lei è inutile e patetica per quel motivo? Boh.
Tra l'altro, Jodi è una psicoterapeuta e giudica costantemente i suoi clienti, costantemente, credevo che il lavoro dello psicologo fosse aiutare i suoi clienti, non giudicare le loro vite private.
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A.S.A. Harrison
Sebbene lanciato sull’onda di Gone Girl, La sposa silenziosa divide con il romanzo di Gillian Flynn soltanto l’idea di fondo, e pochi altri elementi comuni. Lui e lei, due punti di vista, capitoli alternati; le ipocrisie reciproche, il circolo vizioso del non detto, l’esplosione della crisi. Conoscersi e non conoscersi, pur dividendo una vita assieme: l’altro è come una seconda pelle in cui scivolare, ma cosa gli passa per la testa non lo sapremo mai.

La sposa silenziosa però non è un thriller, ma la cronaca del disfacimento di un matrimonio. Il tema è classico, e ricco di spunti. Il libro non li coglie tutti. Vengono presentati personaggi, backstory, motivazioni, ma la scrittura è piatta, incline ai sommari, alle spiegazioni. I dettagli che riguardano le vite dei personaggi spesso sono casuali, poco incisivi, e risultano noiosi. Ogni frase significativa è seguita dalle sue gemelle inutili. Il libro è un lunghissimo spiegone, che invece di mostrare, dice; tant’è che i due protagonisti hanno poche interazioni, già esaurite nei primi capitoli. È una scrittura compilativa, qualsiasi, che perde la messa a fuoco di continuo.

C’è un tentativo di virata giallo-noir, nelle ultime pagine, che risulta forzata. Gli inserti psicanalitici lungo l’arco narrativo sono inutili, non arricchiscono la trama, sono involontariamente fuorvianti e chiamano in causa personaggi assenti dal resto della narrazione, che non hanno alcuna influenza sull’intreccio.

Esageratamente caricaturale la figura dell’amante, ragazzina capricciosa ed egoista, che vuole tutto per sé, esplicitamente chiamata “sfascia-famiglie” da uno dei personaggi.