La stessa sera alla stessa ora
by Herbert Adams
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Le coincidenze sono accadimenti fortuiti e imprevedibili che destano sempre stupore o curiosità e che in qualche caso hanno una portata tale da cambiare il corso della vita di una o più persone. È questo il tema al centro di un’oziosa conversazione tra l’ispettore Goff di Scotland Yard e l’investigatore dilettante Roger Bennion, ancora ignari del fatto che l’indomani si sarebbero ritrovati a discutere proprio di una vera seppure incredibile coincidenza: la morte dei fratelli Alexander e Frederick Curtis, avvenuta simultaneamente ma in luoghi diversi. A prima vista sembrerebbe trattarsi di un duplice suicidio giacché sulle armi che hanno fatto fuoco sono presenti soltanto le impronte digitali delle vittime, entrambe sole in casa al momento del decesso. Ma le analogie si spingono ancora oltre: nessuno dei due fratelli ha lasciato un biglietto per spiegare un gesto del tutto inatteso, e in ambedue i casi è un orologio rotto a suggerire l’ora esatta della morte. Le coincidenze, insomma, sono fin troppe per fidarsi delle apparenze; ma da qui a stabilire cosa sia successo veramente la strada per Goff e Bennion è ancora molto lunga e accidentata. Ambientato a Londra nel piovoso luglio del 1939 e scritto nello stesso anno, un mystery piacevolissimo nella più pura tradizione anglosassone.

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Giogio53Giogio53 wrote a review
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Il giallo è classico - 24 set 17
Salutiamo con questa entrata, l’inizio di un nuovo filone di letture gialle, che ci accompagnerà per una trentina di volumi. Sono scritture che risalgono ai primi trenta/quaranta anni del secolo scorso, di scrittori e scrittrici di lingua inglese, e per la maggior parte poco noti o dimenticati. Visto che io leggo casualmente, non ho iniziato dal numero 1, che, per attirare lettori, era dedicato all’unico autore a tutt’oggi sempre noto e citato. Quel S. S. Van Dine, che ricordiamo sempre per aver dettato le venti regole da seguire per costruire un giallo ben fatto. Poi la collana parte proponendoci (e proponendomi) nomi di difficile rintracciabilità. Io, allora, comincio a parlarne partendo da questo “carneade” Herbert Adams. Tra l’altro, uno dei meriti indubitati della collana è quello di proporre, in fin di volume, una piccola sintesi biografica degli autori presentati. Scopriamo così che il nostro Herbert è londinese, nato nel 1874 (e morto a 84 anni), che benché volesse da sempre scrivere, solo a 50 anni riesce ad imporsi con un primo racconto giallo. Scriverà poi una cinquantina di romanzi, inseriti in quello che viene definito in termini inglesi “cosy (or cozy) mysteries”, dove la violenza non è mai eccessiva, e spesso l’investigatore non è un detective di professione. Più della metà di questi libri hanno per protagonista Roger Bennion, benestante e golfista di classe. Come questo romanzo, che è l’ottavo della serie. E che viene presentato con il solito titolo “anodino”, passando da “Il testimone principale” a questo riferimento della stessa sera alla stessa ora. Che ci pone subito nel pieno del problema: due fratelli muoiono (suicidio o omicidio) lo stesso giorno alla stessa ora. Mentre iniziano le indagini ufficiali, prende subito il centro della scena il nostro Roger, anche se qui non sfrutterà mai le sue doti golfistiche. Si cercano coincidenze plausibili, dovute al fatto che accanto ai due morti ci sono orologi che segnano la stessa ora. Ma Roger capisce subito che ci sono elementi non compatibili con due suicidi. Soprattutto uno. E se uno non è suicidio, sembra una coincidenza inverosimile che lo sia il secondo. Il primo, Alexander Curtis, è avvocato, con uno studio in comproprietà con l’avvocato Manson, la cui figlia Margot è fidanzata con Wilfrid, nipote per parte di moglie di Frederick Curtis, il secondo fratello. Questo, vedovo, ha una ditta di contabilità guidata operativamente da Foyle. Alexander vive anche more uxorio da dieci anni con Helen, con la quale ha un rapporto tempestoso. Vivono da sposi non potendo Helen divorziare fino a poco prima ma ora che possono sposarsi Alex si tira indietro avendo una storia con la pittrice Dreda. Helen sembra molto indiziata, anche perché mente sul suo alibi, pur essendo, nelle ore del crimine, ad uno spettacolo teatrale patrocinato da Manson. Ma le indagini su Alex si arenano, perché prende il sopravvento la causa del fratello, visitato nottetempo e senza motivi apparenti da Wilfrid. Che per una serie di indizi convergenti viene accusato dell’omicidio. Motivi validi e causa intricata. Nelle pieghe dei movimenti polizieschi, è tuttavia sempre Roger che trova fili nuovi. Trova la scatola di cioccolatini che Wilfrid sostiene di aver preso da Frederick. Smonta un testimone d’accusa. Toglie mattone dopo mattone la consistenza all’alibi di Helen. Tuttavia arriva ad un punto morto. Sembra poter dimostrare chi non ha commesso i delitti, senza arrivare a chi invece li ha perpetrati. Soprattutto, sembra non trovare motivazioni per gli stessi. Fino a che non capisce che Alex gestisce una serie di fondi fiduciari, che Frederick ne cura la contabilità, che Manson vive al di sopra dei suoi mezzi, che Foyle si comporta in modo decisamente ambiguo. Sarà un trust di sforzi che vede impegnato Roger in prima persona, anche a rischio personale, con il supporto di Margot ed in particolare di Dreda (personaggio veramente simpatico), a sbrogliare la matassa. Ed applicando fino in fondo il dettame di Van Dine, a spiegarci nelle pieghe finali del libro, le modalità, i retroscena e le conseguenze dei due omicidi. Tipico è fin dall’inizio il modo di presentare tutta la storia: a parte il tono (appunto cozy come si diceva) c’è una specie di introduzione dove alcuni personaggi parlano convivialmente per introdurre un tema, presente come leit motiv del libro. In questo caso “le coincidenze” (e si è capito perché). In maniera simmetrica, le ultime pagine sono dedicate a riprendere quegli stessi personaggi che commentano l’aderenza del testo all’assunto, ed eventualmente spiegano le cose che fossero rimaste incomprese nel testo. Alfine, si sente che è un testo datato, ma l’intreccio è solido ed anche a volte ingegnoso. Forse solo Roger e Dreda sono pienamente riusciti come personaggi, ma un buon inizio di lettura.
Viandante JanViandante Jan wrote a review
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