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Antonio58Antonio58 wrote a review
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Giogio53Giogio53 wrote a review
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SpensierataMente - 15 lug 12
Con questo libro torniamo alla struttura classica delle avventure con il marchio Cussler. Siamo nel lato “NUMA”, quello doc che ci ha insegnato a voler bene a quest’americano ormai ottan-tenne ma con sempre tanta voglia di raccontare. Si riprendono anche i temi classici della strut-tura dei romanzi targati NUMA. Inizio nel lontano passato con qualche mistero che viene sepolto nelle macerie dei tempi. E svolgimento nel presente con i cattivi che cercano di usare – sfruttare – trarre vantaggio dalla conoscenza di quegli avvenimenti passati. Ed i buoni che cercano di impedirlo. Questa volta la variante è costituita da un passaggio intermedio tra passato e presente. Che il mistero dell’inizio è condiviso, almeno pare, da qualcuno agli inizi dell’Ottocento. E quel qualcuno è niente meno che il presidente Thomas Jefferson, padre fondatore degli Stati Uniti, ma anche politico attento, utilizzatore di crittografie strane (e documentate) nonché altri corollari che non vi svelo. Il mistero poi è una delle tante leggende (intesa in senso non spregiativo) dell’andar per mare degli antichi. In particolare, qui si ribadisce l’abilità navigatoria dei fenici, ipotizzando che avessero già inventato la bussola, che avessero scoperto l’esistenza dell’America, e della presenza colà di miniere d’oro. Tanto da farvi ambientare proprio sulle coste americane l’esistenza delle miniere d’oro del re Salomone. Dal punto di vista storico, un piccolo pot-pourri di leggende tra fenici, re Salomone, regina di Saba, annessi e connessi (miscuglio che mi fa sempre ricordare quella bellissima e toccante chiesetta di rito etiope posta accanto alla grande chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme). I cattivi sono rappresentati dagli eredi bastardi del re, una stirpe stabilitasi prima a Cipro, poi in Spagna, cui l’ultimo epigono, patito di tenzoni cavalleresche alla re Artù, ha il poco felice nome, per me, di Baltazar. Che Baltazar è il genio buono che suggerisce le storie alla mia amica Rosa, e non sarà mai il cattivo che cerca di fare sacrifici umani a Baal (scordavo, questa è un’altra delle leggende che il marchio Cussler inzeppa nella storia, mescolandovi anche i dieci comandamenti scritti però prima di quelli di Mosè). Cattivi che hanno la lunga mano esecutiva di tal Adriano, gigante cattivo e malsano. Dalla parte dei buoni, oltre al protagonista Kurt Austin (ricordo che siamo nella parte NUMA files delle storie, quindi qui Dirk è già salito di grado ed è il capo della NUMA, ed il braccio operativo è ormai di Kurt, con il fido Joe, nonché la coppia di biologi marini dei signori Trout), una bella operatrice delle ricerche di beni perduti dell’Unesco, che ha il premonitore nome di Carina. È lei che da origine alla sequenza di avvenimenti moderni, scoprendo tracce di una statua fenicia con tanto di bussola (il navigatore del titolo inglese) nel museo di Bagdad, dopo la riconquista americana dei siti. Tra un’agnizione e l’altra, complice uno scrittore un po’ cussleriano che sta da anni alla ricerca della tomba della regina di Saba, e la scoperta di codici crittografati di pugno jeffersioniano all’interno di un libro di ricette sui carciofi (!!), seguiamo la scoperta di un secondo navigatore nella costa americana, dei tentativi maldestri di Adriano di rubarla, degli scontri tra le truppe di Baltazar e la NUMA, e tra Baltazar stesso e Kurt. Il tutto condito da un po’ di sesso tra Kurt e Carina (molto pudico, stile primo Cussler). Ovvio che i buoni vinceranno ed i cattivi pagheranno il fio dei loro misfatti. Non vi dirò come. Ma mi lamenterò della fretta con cui Clive & Paul si velocizzano nel finale. Ci mettiamo 400 pagine per arrivare al plot generale, e scoprire tutti i possibili risvolti. Poi, in meno di 100 pagine tutto si risolve, tutto si svela. Molto in fretta, quasi (e cercherò di documentarmi) che si avesse voglia di finire per problemi di consegna degli scritti (quanto, ahi qual sospetto, non ci fossero dei tagli dall’editor italiano). Fatto sta che la fine arriva senza aver tempo di gustarla. Detto questo e detto appunto che l’impianto è più sul versante Dirk Pitt, ma senza il buon Dirk, e, con tutto l’affetto per Kurt, non è la stessa cosa, il giudizio finale è un po’ sotto la normale media degli scritti d’avventura. Vedremo in seguito come si evolvono le varie saghe.
PS - un appunto sulla traduzione: come si fa a scrivere “il comandante … chiamato Alfred Da-we”; quello è il suo nome, in italiano si usa chiamato quando si utilizza un soprannome; e credo che l’originale porti qualcosa tipo “named”, cioè di nome…
VoltaireVoltaire wrote a review
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Lettura piacevole, Cussler ha fatto di peggio. Ma altri avrebbero fatto meglio.
Dopo aver letto un paio di libri di Cussler ("Oro Blu" e soprattutto il deludente "Salto nel buio") temevo di peggio.
Ed invece ho trovato che la lettura qui scorra bene.

Sarà l'invenzione di fondo affascinante.
Sarà che Austin mi è più simpatico di Dirk Pitt (qui citato ma assente).
Sarà che non si eccede in "gigionate" alla James Bond (non so voi, ma a me questi superuomini che sono pure superesperti di arte, cucina, superalcolici, automobili, donne, uncinetto, tiro con l'arco, cavalli, tecnologia, ecc. ecc. dopo un pò mi stanno sulle palle).
Sarà che non si eccede neppure nei soliti dettagli futili e/o ripetitivi, che spesso in Cussler si incontrano ogni venti pagine non appena un personaggio principale rientra in scena (lo sapevate che la bella Gamay ha una lieve fessura tra gli incisivi superiori, che però nulla toglie al suo fascino? Ah, lo sapevate già ...).
Sarà per tutto questo, ma il romanzo l'ho "retto" bene.

Da cussleriano neofita (e neppure particolarmente entusiasta) mi chiedo quanto ci sia qui di Cussler e quanto di Kemprecos. Il mio sospetto è che ci sia tanto di Kemprecos, però non lo so ...

Una critica certa va fatta per il finale frettoloso, un'altra per l'affastellamento forse eccessivo di personaggi, che compaiono, si affiancano, si ritraggono, scompaiono e poi riappaiono, conquanta o cento pagine dopo (Nickerson, chi era costui?).
Nonostante ciò, gli autori sono riusciti a tenere dignitosamente insieme tutte le varie trame e personaggi.

Il romanzo meriterebbe tre stelline e mezza, più delle tre che ho dato ad "Oro Blu", mentre quattro sarebbero decisamente troppe.
Quindi mi fermo a tre.


CyrillaCyrilla wrote a review
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DoctorharpDoctorharp wrote a review
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Dirk PittDirk Pitt wrote a review
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