Voltaire's Review

VoltaireVoltaire wrote a review
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(*)(*)(*)( )( )
Lettura piacevole, Cussler ha fatto di peggio. Ma altri avrebbero fatto meglio.
Dopo aver letto un paio di libri di Cussler ("Oro Blu" e soprattutto il deludente "Salto nel buio") temevo di peggio.
Ed invece ho trovato che la lettura qui scorra bene.

Sarà l'invenzione di fondo affascinante.
Sarà che Austin mi è più simpatico di Dirk Pitt (qui citato ma assente).
Sarà che non si eccede in "gigionate" alla James Bond (non so voi, ma a me questi superuomini che sono pure superesperti di arte, cucina, superalcolici, automobili, donne, uncinetto, tiro con l'arco, cavalli, tecnologia, ecc. ecc. dopo un pò mi stanno sulle palle).
Sarà che non si eccede neppure nei soliti dettagli futili e/o ripetitivi, che spesso in Cussler si incontrano ogni venti pagine non appena un personaggio principale rientra in scena (lo sapevate che la bella Gamay ha una lieve fessura tra gli incisivi superiori, che però nulla toglie al suo fascino? Ah, lo sapevate già ...).
Sarà per tutto questo, ma il romanzo l'ho "retto" bene.

Da cussleriano neofita (e neppure particolarmente entusiasta) mi chiedo quanto ci sia qui di Cussler e quanto di Kemprecos. Il mio sospetto è che ci sia tanto di Kemprecos, però non lo so ...

Una critica certa va fatta per il finale frettoloso, un'altra per l'affastellamento forse eccessivo di personaggi, che compaiono, si affiancano, si ritraggono, scompaiono e poi riappaiono, conquanta o cento pagine dopo (Nickerson, chi era costui?).
Nonostante ciò, gli autori sono riusciti a tenere dignitosamente insieme tutte le varie trame e personaggi.

Il romanzo meriterebbe tre stelline e mezza, più delle tre che ho dato ad "Oro Blu", mentre quattro sarebbero decisamente troppe.
Quindi mi fermo a tre.


VoltaireVoltaire wrote a review
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Lettura piacevole, Cussler ha fatto di peggio. Ma altri avrebbero fatto meglio.
Dopo aver letto un paio di libri di Cussler ("Oro Blu" e soprattutto il deludente "Salto nel buio") temevo di peggio.
Ed invece ho trovato che la lettura qui scorra bene.

Sarà l'invenzione di fondo affascinante.
Sarà che Austin mi è più simpatico di Dirk Pitt (qui citato ma assente).
Sarà che non si eccede in "gigionate" alla James Bond (non so voi, ma a me questi superuomini che sono pure superesperti di arte, cucina, superalcolici, automobili, donne, uncinetto, tiro con l'arco, cavalli, tecnologia, ecc. ecc. dopo un pò mi stanno sulle palle).
Sarà che non si eccede neppure nei soliti dettagli futili e/o ripetitivi, che spesso in Cussler si incontrano ogni venti pagine non appena un personaggio principale rientra in scena (lo sapevate che la bella Gamay ha una lieve fessura tra gli incisivi superiori, che però nulla toglie al suo fascino? Ah, lo sapevate già ...).
Sarà per tutto questo, ma il romanzo l'ho "retto" bene.

Da cussleriano neofita (e neppure particolarmente entusiasta) mi chiedo quanto ci sia qui di Cussler e quanto di Kemprecos. Il mio sospetto è che ci sia tanto di Kemprecos, però non lo so ...

Una critica certa va fatta per il finale frettoloso, un'altra per l'affastellamento forse eccessivo di personaggi, che compaiono, si affiancano, si ritraggono, scompaiono e poi riappaiono, conquanta o cento pagine dopo (Nickerson, chi era costui?).
Nonostante ciò, gli autori sono riusciti a tenere dignitosamente insieme tutte le varie trame e personaggi.

Il romanzo meriterebbe tre stelline e mezza, più delle tre che ho dato ad "Oro Blu", mentre quattro sarebbero decisamente troppe.
Quindi mi fermo a tre.